“La riforma? Un pasticcio pazzesco e illeggibile”

per Gabriella
Autore originale del testo: Natalia Marino
Fonte: patriaindipendente.it
Url fonte: http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/interviste/la-riforma-un-pasticcio-pazzesco-e-illeggibile/

Intervista al professor Paolo Prodi di Natalia Marino, 31 ottobre 2016

La Costituzione andrebbe in primo luogo attuata. Sbagliata la riforma del Titolo V. Non si capisce cosa rappresenti il “nuovo” Senato. Un’indicibile assurdità dividere per materie le competenze tra Camera e Senato

Paolo Prodi
Il professor Paolo Prodi

Ecco le ragioni del No del professor Paolo Prodi, tra i massimi storici italiani dell’età moderna, docente emerito all’Università di Bologna, già rettore dell’ateneo di Trento, tra i fondatori dell’Istituto storico italo – germanico della città trentina e dell’associazione di cultura e politica “Il Mulino”, fratello dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Vogliamo ringraziare il professor Prodi che, pur non essendo in piena forma, ci ha generosamente concesso questa intervista.

Professor Prodi cosa pensa della riforma costituzionale sottoposta a referendum?

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Un pasticcio illegibile

È un pasticcio pazzesco ed è anche illeggibile. Se pure vogliamo chiamare “riforma” il testo che va a referendum. Possiamo farlo, certo, ben coscienti però che nella storia dell’umanità tante riforme sono andate indietro e non avanti. E questo è proprio uno di quei casi.

Perché ritiene rappresenti una sorta di arretramento nella storia della Repubblica?

Prima di tutto la Carta dei Padri costituenti andrebbe pienamente attuata, mentre dal 1992 a oggi assistiamo a una sorta di continuità nell’obiettivo di stravolgere la Costituzione, non di attuarla. Basti pensare ad alcuni articoli sulla rappresentanza democratica.

A quali articoli si riferisce?

All’articolo 49 sui partiti politici e all’art. 39 sui sindacati, per esempio. I Padri costituenti introdussero il principio della struttura democratica all’interno dei partiti politici, il canale attraverso cui la sovranità popolare si traduce nelle istituzioni. I partiti dovevano essere un soggetto giuridico pubblico con garanzie di statuto, libertà di parola, libertà di voto interno, nelle primarie o nelle elezioni dei suoi rappresentanti. Questo articolo è rimasto inattuato. Un problema diverso ma analogo riguarda i sindacati. All’epoca della Costituente si guardava al sindacato unico. In seguito, a partire dagli Anni 50, con la divisione tra diverse sigle, sono diminuite le garanzie democratiche interne per tutelare la rappresentatività. Così i sindacati difendono le loro posizioni e i loro iscritti piuttosto che il mondo del lavoro nella sua completezza. Questo è un tema importantissimo che le reti sindacali dovrebbero avere il coraggio di affrontare. E poi c’è il pasticcio enorme delle Regioni.

Il Titolo V ha mostrato la sua inefficacia, andava modificato?

Ora si cambia tutto, non risolvendo affatto il problema alla radice. Il Titolo V, approvato con referendum nel 2001, non ha assolutamente retto alla crescita delle Regioni, ognuna è andata per conto suo con le degenerazioni che abbiamo visto. Restano intatti i regimi delle Regioni a Statuto speciale: la Valle d’Aosta, la Sicilia, la Sardegna, ancora disomogenee rispetto al tessuto delle “ordinarie”. Se si fosse veramente voluto fare dell’Italia una repubblica federale, sul modello tedesco dei Lander, era necessario fare un salto in avanti: valorizzare le autonomie in un modello unitario e omogeneo del Paese. E sapere rappresentare i territori. Questa riforma è tutt’altro. Il Senato “nuova maniera” non si capisce assolutamente cosa rappresenti. Ne faranno parte degli eletti in secondo grado e, nonostante gli estensori della riforma dicano il contrario, non sarà per nulla una rappresentanza territoriale di tipo democratico. La Val d’Aosta ha 30mila cittadini, la Sicilia ne conta 6 milioni. Una bella differenza. 

Giuseppe Dossetti
Giuseppe Dossetti

Per le edizioni “Il Mulino” ha da poco dato alle stampe il libro “Giuseppe Dossetti e le officine bolognesi”…

Dossetti era soprattutto convinto della necessità di attuare pienamente la Costituzione. Nei nostri colloqui, il Dossetti degli ultimi anni ha sempre definito il bicameralismo perfetto una necessità storica. L’Italia del 1947-’48 viveva la paura dell’imposizione di una parte del mondo sull’altra. Con la Guerra Fredda alle porte, quel bicameralismo dava la massima garanzia di equilibrio che il nostro sistema democratico poteva offrire. Dossetti era anche convinto della possibilità di rinnovare la Costituzione, se fossero cambiati i tempi o si fosse data attuazione agli Enti Regione. Questa revisione costituzionale, invece, non dà risposta alle trasformazioni della società italiana ed europea. Dividere per materie le competenze tra Camera e Senato è semplicemente un’indicibile assurdità. Si tracciano rigidi confini in un mondo che non ne ha: si pensi alle leggi in materia di energia, tutela dell’ambiente, sanità. Lo stato di guerra sarà deliberato solo dalla Camera dei deputati. Assistiamo già a molte “forzature”. Sappiamo solo dopo tempo che i nostri soldati sono stati inviati in un certo posto. Saranno “solo” 140 i militari italiani schierati in Lettonia? In simili situazioni ci dovrebbero essere numerosi gradi di discussione pubblica sia nel Parlamento italiano sia in quello europeo.

Anche il Presidente del Consiglio Renzi, ha richiamato più volte il pensiero di Dossetti per sostenere la necessità di modificare il bicameralismo paritario…

Troppe volte e troppo fortemente si è sfruttato il nome di Dossetti. Per me, Dossetti era ed è rimasto sempre un monaco.

Per Dossetti però dei cambiamenti nella Costituzione erano possibili…

Nel ’48 si prese in considerazione la possibilità di un futuro rinnovamento della Costituzione, sempre custodendone lo spirito democratico e le strutture fondamentali. Ricordo che Roberto Ruffilli, dossettiano, senatore componente della Commissione per la riforma della Costituzione e dello Stato, fu assassinato nel 1988 dalle Brigate rosse. Molto tempo dopo, cioè, i terribili anni di fuoco del terrorismo. Ruffilli e tutti coloro che erano vicini a Dossetti operavano per l’attuazione piena della Costituzione, impedendone lo stravolgimento. Già allora si capiva quali erano gli intenti prevalenti.

Professor Prodi, diceva che il testo è illeggibile. Questo preoccupa il docente?

Per un alunno o uno studente, questa revisione sarebbe impossibile da imparare. È letterariamente incomprensibile da parte di un ragazzo o di un adolescente. Quando noi eravamo giovani, la Costituzione poteva essere letta e studiata in classe nella sua limpidezza e chiarezza. Già oggi, la Costituzione si studia a scuola solo grazie al buon impegno di bravi insegnanti. E ora che un articolo di 4 righe si è allargato a 40 pagine, come chiedere a uno studente di imparare la Costituzione italiana, la Carta fondamentale del Paese a cui appartiene o dove vive? Ci sono inoltre un’infinità di confusioni. Sarà proibitivo proprio dal punto di vista fisico.

L’ANPI che ha sempre operato per portare la Costituzione italiana nelle scuole è fortemente impegnata per il No…

Lo credo bene.

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3 commenti

Biagio Nunziata 12 Novembre 2016 - 19:59

Votare NO è un dovere di tutti i cittadini italiani. A parte il merito che è importante e che va a ledere soprattutto il primo articolo della nostra vera costituzione, oltre alla incomprensibilità di alcuni articoli ed ancora la modifica del titolo V( AVOCAZIONE DI TUTTI I POTERI nelle mani di un uomo solo). Quello che più preoccupa è la consegna del nostro paese nelle mani di lestofanti di dubbia, anzi, di pessima moralità, di pluri pregiudicati e di condannati. Napolitano( si è fatto rieleggere a dileggio della vera costituzione) è stato l’ artefice di questo sfascio delle istituzioni. L’ Italia è diventato il paese dove la corruzione e diventata legalità e dove vengono arrestati solo gli sfessati nel mentre tutti i saccheggiatori e predatori vengono assolti, dove il fatto non sussiste, per prescrizione.Uno stato abusivo sta abusando del suo popolo sottoponendolo a mortificazioni inenarrabili:Povertà e miseria in notevole aumento dai governi tecnici fino a quello extraparlamentare; inquinamento di tutti i fiumi e di tutte le coste della penisola;avvelenamento di tanti terreni agricoli dove sono state seppellite tante di quelle schifezze che i nostri figli e nipoti pagheranno ad altissimo prezzo;hanno distrutto la sanità pubblica, hanno stravolto lo statuto dei lavoratori, la scuola è stata offesa, lo stato sociale è stato violentato e l’ aspetto ancora più preoccupante è la sostituzione etnica a cui ci stanno obbligando. Renzi e la Boschi, figli di bancarottieri fraudolenti, non possono cambiare la costituzione su ordine di un presidente abusivo, così come non la può cambiare un Verdini pluri indagato ed anche condannato. La costituzione non può essere prerogativa del governo, ma del parlamento( non di questo sempre abusivo)eletto dal popolo e deve essere la casa di tutto il popolo italiano, non dei poteri forti e criminali. RIPETO VOTARE NO E’ UN DOVERE DI OGNI SINGOLO CITTADINO

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Nicola Suriano 16 Novembre 2016 - 9:33

Troppe stupidaggini, non ne vale la pena. Una fra tutte : Napolitano è stato pregato in ginocchio di rimanere in carica, ed una delle condizioni che aveva posto per rimanere, era quella di portare avanti le riforme. Il resto dell’ intemerata è gossip e disinformazione.

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Biagio Nunziata 20 Novembre 2016 - 22:33

Nicola,è un commento molto superficiale e di scarse conoscenze: Napolitano non si doveva e non si poteva rieleggere.Un emendamento della costituzione lo vietava.Napolitano si è fatto rieleggere per evitare l’ ALTO TRADIMENTO ed ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE per la trattativa e per far eleggere presidente Sergio Mattarella per la protezione dei segreti di stato molto compromettenti.Un presidente della repubblica non può proporre riforme soprattutto per la revisione della costituzione. Esse sono prerogative del parlamento. Napolitano è stato un arbitro che è andato oltre i suoi limiti diventando giocatore di parte nominando, su ordine dell’ America e della Germania, tre governi, di cui, l’ultimo, addirittura extra parlamentare, rovinando l’ iTALIA ED IL POPOLO ITALIANO.

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