La risposta di Bersani alla proposta di Padellaro: “contro il ritorno di Salvini serve un federatore: chi se non Bersani?”

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Pier Luigi Bersani, Antonio Padellaro
Fonte: il Fatto Quotidiano

CONTRO IL RITORNO DI SALVINI SERVE UN FEDERATORE: CHI SE NON PIER LUIGI BERSANI?
di Antonio Padellaro | Il Fatto quotidiano, 29 settembre 2019

“La mucca nel corridoio sta bussando alla porta”. “Andiamo a riprendere chi è scappato nel bosco”. “Siam mica qui ad asciugare gli scogli”. “Tu vuoi un tortello a misura di bocca”. “C’è chi preferisce un passerotto in mano che un tacchino sul tetto”.

Alcune delle metafore politiche di Pier Luigi Bersani

L’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli (“Corriere della Sera” di ieri) conferma che il blocco di centrodestra, targato Matteo Salvini, e quello di centrosinistra, targato Giuseppe Conte, si dividono quasi a metà l’elettorato italiano. Il che induce a tre brevi riflessioni.

Primo: il cosiddetto capitano leghista farebbe bene a non parlare più a nome esclusivo del “popolo italiano”, visto e considerato che, numeri alla mano, del succitato popolo egli rappresenta oggi circa il 30 per cento (tendente a calare). Per carità, pur sempre una consistente maggioranza relativa di elettori, ma ben lungi dal fargli pretendere i “pieni poteri”. Anche perché il partito di FdI viene dato in crescita (quasi il 9 per cento) e Giorgia Meloni, pur in sintonia sulla stretta immigrati con Salvini, non sembra il tipo da svolgere ruoli gregari (per non parlare di Silvio Berlusconi che il suo 7 per cento non intende regalarlo a nessuno).

Secondo: il 4,8 per cento di Italia Viva dimostra che, per il momento, il partitino di Matteo Renzi gratta qualcosa a Pd e M5S, ma senza creare troppi sconquassi nell’area di centrosinistra. Insomma: se non è zuppa è pan bagnato.

Terzo: è vero che la somma di Cinque Stelle, Democratici, La Sinistra, +Europa, con annessi e connessi sembra in grado di raggiungere, e forse superare, il 50 per cento. Si tratta tuttavia di una maggioranza troppa variegata per riuscire a trasformarsi, in tempi brevi, in una solida coalizione. A questo proposito ricordiamoci sempre che fine fece la composita e improvvisata Unione, nata a sostegno del breve governo di Romano Prodi, ma che finì per spianare la strada al trionfale ritorno del Caimano di Arcore.

Per non ripetere quel disastro (e spianare un’autostrada al ritorno di Salvini) sarebbe utile e forse anche indispensabile la figura di un “federatore” in grado di dare una forma politica non precaria ai tanti soggetti che oggi stanno nel campo opposto a quello della destra-destra.

Convinti di non fargli un favore, questa piccola rubrica propone per l’immane compito la figura di Pier Luigi Bersani. Perché è stato il primo a cercare il dialogo con i grillini, e se anche molti allora lo presero in giro per quel famoso e non fortunato streaming, egli dimostrò coraggio e intuito politico. Perché Bersani è uomo con solide radici di sinistra e che dunque può riscuotere la necessaria fiducia nella diaspora della sinistra-sinistra, oggi alla ricerca di un futuro. Perché Bersani è uomo di riconosciuto buon senso, beniamino del pubblico televisivo per il suo linguaggio mai tortuoso e con i piedi ben piantati per terra. Come dimostrano le sue strepitose metafore da contadino scaltro. Perfetto, quindi, per dare alla comunicazione del centrosinistra la stessa concretezza di Salvini, ma pacata, umana e senza urla e insulti.

Che ne pensa Bersani?

-.-.-.-.

LA RISPOSTA DI BERSANI A PADELLARO
Il Fatto Quotidiano, 30 settembre 2019

Caro Padellaro,
anch’io mi organizzo su tre punti.

Primo: fra sommatoria e federazione c’è di mezzo un percorso che ci aiuti tutti a staccarci dagli ormeggi programmatici e politici di questi anni. Senza entrare nei particolari, penso a una chiamata larga e aperta a tutte le forze interessate a costruire un’alternativa civica, sociale e politica a una destra regressiva in nome di una sinistra plurale. Da lì, un tavolo di svolta programmatica che apra il dialogo con i 5 Stelle, auspicabilmente avviati verso un modello più ricco di partecipazione. L’esito politico e organizzativo (alleanza, federazione, nuovo soggetto) andrà affidato al percorso e alla sua maturazione.

Secondo: bisogna partire subito, partire ieri, per creare un ambiente politico coerente con la fase aperta dal nuovo governo, che non può vivere in solitudine né tantomeno può rafforzarsi se invece di muovere e aprire il campo lo si riduce al gioco dei quattro cantoni con uno che va di qua e l’altro che va di là. Il vero rischio boomerang deriva dall’assenza di un orizzonte politico per l’alleanza di governo. Di questo bisogna essere consapevoli, e agire subito.

Terzo: in politica, Bersani non decide di Bersani. Non funziona così. Posso però esprimere un’opinione. Quando c’era da fare uno strappo, l’ho fatto con convinzione e a spese mie. Non ho ragione di pentirmene. Per quello che è avvenuto in questi anni e per le ammaccature delle forze in campo, mi vedo più adatto a spingere che a tirare (metafora del contadino col carro!). In ogni caso, sarà con tutte le mie forze. Grazie.

Babelezon bookstore leggi che ti passa

Articoli correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.