La sinistra ‘fast and furious’

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti,

di Alfredo Morganti – 18 dicembre 2015

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Oggi anche Marco Revelli (come ieri Sergio Cofferati) ci ha spiegato sul ‘manifesto’ che è tempo di nuove generazioni, di “soggetti nuovi”, perché i vecchi portano solo conflittualità, risse, polemiche, vecchi schemi e antichi rancori politici e personali. Lo dimostrerebbe anche il ‘tavolo’ della sinistra aperto in queste settimane e già chiuso. Dopo Renzi anche la sinistra-sinistra apre alle nuove generazioni, dunque, e ‘rottama’ il vecchio. Ma i ‘fallimenti’ sono colpa delle persone, oppure dei metodi prescelti, o meglio ancora delle ‘filosofie’ in campo? Qual è la garanzia che anche i ‘giovani’ non siano rissosi e non cedano alle polemiche? Per dire, in queste settimane ho visto dei ‘giovani’ (o presunti tali) asserragliati nel fortino della Leopolda, e in costante, aperta, arrogante polemica col resto del mondo. Quello che vedo ogni giorno è uno sfrontato, borioso esercizio del potere, un potere sempre più ‘maggioritario’, esclusivo, segreto, silenzioso, provinciale (nel senso anche di laterale, fuori dai riflettori). Un potere ‘ringiovanito’ ma non per questo migliore. Questo vedo. E allora penso che sia il metodo a essere sbagliato, sia la ‘filosofia’ prescelta (o subita) quella che ci mette davvero fuori strada.

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Il metodo. Perché questa fretta? Perché aprire un turbo-tavolo, che poi avrebbe dovuto unificare tutto in quattro e quattr’otto, e sanare le ferite e i rancori? E quindi consentire la redazione (da subito) di una lista di nuova classe dirigente già pronta per le prossime urne? Così non inizia un processo di lungo corso ma termina (e difatti sembra già terminato). C’è poi un problema di tipo culturale e ideologico. Riguarda l’egemonia che la sinistra subisce e ha subito per almeno un ventennio. Da cui si implica l’idea che la politica debba essere smart, veloce, comunicativa, brillante, leaderistica, individualistica, e competitiva anche al proprio interno, e non ‘collettiva’, storica, di popolo. La convinzione che il terreno di lotta dell’avversario sia l’unico possibile. Il convincimento che a tutto ciò non vi sia alternativa, in nome di un ingenuo realismo (ancora frutto della subordinazione ideologica), per il quale il mondo è tutto qui, nulla si trasforma, nulla può essere trasformato, tutto sarà presente in eterno. Perché è vero che tornare al ciclostile sarebbe una sciocchezza marchiana, ma è pur vero che l’utilità della tecnologia è una cosa, mentre assumere la tecnica come ideologia è un’altra. Usare lo smartphone o i social non implica che se ne accetti in toto la filosofia: ossia che la politica debba avere quelle certe modalità, non vi sia scelta, le soluzioni debbano essere ‘tecniche’, non politiche, e la politica debba considerarsi solo costosa rissa e chiacchiericcio di opinioni, e andrebbe perciò surrogata da tecnici, prefetti, magistrati, manager, cantanti, ballerini, musicisti, sportivi e persino sindaci fiorentini.

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Il tavolo, in verità, chiude non perché le vecchie generazioni ‘litighino’, o solo perché siano vecchie. Ma perché il metodo ‘fast e furious’, il battibaleno, il quattro e quattr’otto non funziona, almeno per noi. Perché i processi e i tempi debbono essere anche storici, non tecnicamente accelerati. E perché la filosofia non può essere la stessa dell’avversario, per cui basta la procedura ‘tecnica’ giusta, un faccino che buca i social, una certa protervia comunicativa, la brillantezza di alcuni ‘claim’, la qualità della ‘narrazione’ a fare la differenza, a farci vincere. Rassegnatevi: se la sinistra non è figlia delle persone (a partire dagli ultimi), piuttosto che dei tempi, delle cose o dei gadget, non va da nessuna parte. Lo rammento: la sinistra nasce per trasformare il mondo, non per certificarne l’esistenza. Nessun certificatore ha mai cambiato lo stato di cose, nessun pigro, nessun funzionario dei propri tempi ha saputo sfidarli davvero. Se il tavolo perde è perché è ancora tutto dentro le regole e i vincoli che i nostri avversari hanno imposto e noi abbiamo accettato supinamente. La talpa sarà stata anche ‘vecchia’, ma ha sempre scavato, e alla fine qualche via alternativa l’avrà pure indicata se oggi noi siamo qui, a discutere, e si parla ancora di sinistra. Altro che.

Palach1

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