La sinistra si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna senza gran dignità

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di Rosa Fioravante – 27 ottobre 2017

Il Rosatellum ha un inevitabile pregio a fronte di tante schifezze che contiene, prima fra tutti la modalità di sua approvazione: fa chiarezza. Chiaramente infatti aiuta il centrodestra a dispiegare la sua potenza di fuoco, già acuita dai referendum lombardo e veneto e dalla capacità senza eguali di Silvio Berlusconi di fare campagna elettorale, ma anche dalla semplicità del messaggio comunicato: prima gli italiani, prima casa propria, prima la proprietà privata. Inoltre questa legge elettorale consegna ai cinque stelle la possibilità di accreditarsi come unica forza di opposizione, riassorbendo le ammaccature di una cattiva gestione di Roma, del partito, della legislatura, li indica come unici contendenti dell’asse Renzi-Berlusconi nei collegi uninominali e in ogni caso facilita il voto di protesta per una forza che non punta sui singoli ma sul simbolo riconoscibile che va bene anche per il voto proporzionale. Con il complesso sistema partorito dalla mente del sopraffino Rosato questa legge azzoppa il pd, un partito che perde militanti, elezioni amministrative, consultazioni popolari, presidenti del Senato senza curarsene per alternare governi che tolgono ai poveri per dare ai ricchi, alle multinazionali, alle banche. Con qualche sprazzo di lucidità di Renzi prova a fare l’oppositore antisistema del suo governo nel quale siedono il suo braccio destro Boschi e altri, ma questo non basta per confezionare una proposta politica e che rischia di sbattere contro tanti “moderati” (creatura mitologica) che torneranno a casa, nella casa delle libertà appunto. Perché Silvio che racconta barzellette sullo yacht pieno di figa è comunque più appetibile di Renzi col suo entourage di establishment che chiede soldi in streaming dal treno in cui è circondato da ragazzini e ragazzine in camicia e maglioncino sulle spalle, per capirci.

E noi?
Tutti sanno che oggi per come è fatta la società la mobilitazione si fa in campagna elettorale non prima, per cui aspettiamo che tutti inizino la loro senza scaldare i motori della nostra. Sappiamo che il simbolo sarà centrale nella comunicazione e nel semplificare le modalità di voto di un elettorato confuso da scissioni, riposizionamenti, cambiamenti di sigle ecc. per cui non ne abbiamo ancora uno. Sappiamo che a nessuno interessa il tema della leadership (non ultimo lo ricorda bene Diamanti) e delle alleanze, quindi i leader non parlano che di questo nei pochi spazi mediatici che ci vengono dedicati e i militanti vengono presi da costante isteria grazie ad interviste tattiche discontinue. ArtUNO è finalmente uscito dalla maggioranza ma, per scomoda che fosse la posizione, giova ricordare che altri partiti di sinistra all’opposizione da anni hanno le stesse misere percentuali nei sondaggi, perché – proprio come per il governo – il punto non è dove si sta ma come ci si sta. Tutti sanno che la militanza rimasta stoicamente nelle forze di sinistra, un patrimonio umano di sacrifici, dedizione, valori, cultura, chiede unità e quindi la costituente è continuamente rimandata. Siccome è palese a chiunque che la vera partita si giochi in Europa, le forze progressiste europee e tuti i vari podemos, Corbyn, melenchon ecc non sanno con chi parlare in Italia se non per rapporti personali.

Eppure in gioco nei prossimi passaggi non ci sono i destini personali delle “figure della sinistra” ma innanzitutto la tenuta democratica del paese, in un parlamento umiliato a più riprese dal partito democratico e nel quale la prima forza di opposizione è quella che “voleva aprirlo come una scatoletta di tonno”. C’è in gioco un complesso percorso di ricostruzione della cultura del conflitto sociale, per spezzare la guerra fra poveri, per un welfare davvero universalistico, per un ritorno al patto sociale costituzionale. C’è in gioco l’esigenza di fare argine al malessere sociale che aumenta, all’impoverimento della classe media, alla fuga di massa di giovani e meno giovani verso l’estero, alla sottoproletarizzazione di coloro che sono in difficoltà, c’è da pensare il futuro e smettere di vivere nel presentismo, con investimenti massicci in istruzione, riqualificazione energetica, bellezza, territorio. C’è in gioco il rinnovo del fiscal compact a Gennaio nei confronti del quale la sinistra da ora, da subito, anzi da ieri, deve condurre mobilitazioni di piazza per opporvisi. Perché va benissimo salvare la poltrona di Visco, ma poi? Il risultato di questa cosa che faremo sarà determinante rispetto al come ci si porrà nell’ingovernabilità probabile e in una situazione nella quale con la scusa della stabilità e dell’emergenza qualcuno suggerirà ancora una volta di far pagare la crisi a chi non la ha causata. C’è in gioco la possibilità di avere una rappresentanza istituzionale di interessi che nessuno oggi fa e qualche risorsa da dedicare ad una costruzione di medio periodo di una nuova etica del paese, di ripoliticizzazione degli strati popolari, di rimessa in questione degli assetti vigenti ma non in modo meramente oppositivo bensì in modo da dare nuova linfa e speranza, ad esempio, alle nuove generazioni.

A fronte di tanti decenni di subalternità culturale, la sinistra finalmente paradossalmente avrebbe “il foglio del come”, le ricette già preparate da tanti intellettuali, esempi virtuosi non da copiare ma da cui trarre ispirazione. Ci sarebbe un mondo di ricercatori da mettere a valore, di società organizzata (non civile, che qui di barbari non ce ne stanno) da inserire in una piattaforma comune. Ci sarebbero biografie eminenti, personalità simboliche alle quali far fare squadra. Si Avrebbe una militanza storica a disposizione e nuove persone da interessare con una poderosa campagna nel merito e spazi autenticamente democratici nel metodo. Ci sarebbero opportunità immense per chiedere potere: una sinistra di governo nel senso una sinistra che ha un piano, una strategia, l’intenzione di governare qualcosa in favore di qualcuno.

Quello che volevo dirvi è quindi questo: la sinistra necessaria non è sufficiente, sarebbe solo un prerequisito. Ad oggi ogni tanto sembra si stenti anche su quello, ma non è tempo di tentennamenti, altrimenti potevate tenere… va beh non lo dico nemmeno.

Il Rosatellum ha un inevitabile pregio a fronte di tante schifezze che contiene, prima fra tutti la modalità di sua approvazione: fa chiarezza. Chiaramente infatti aiuta il centrodestra a dispiegare la sua potenza di fuoco, già acuita dai referendum lombardo e veneto e dalla capacità senza eguali di Silvio Berlusconi di fare campagna elettorale, ma anche dalla semplicità del messaggio comunicato: prima gli italiani, prima casa propria, prima la proprietà privata. Inoltre questa legge elettorale consegna ai cinque stelle la possibilità di accreditarsi come unica forza di opposizione, riassorbendo le ammaccature di una cattiva gestione di Roma, del partito, della legislatura, li indica come unici contendenti dell’asse Renzi-Berlusconi nei collegi uninominali e in ogni caso facilita il voto di protesta per una forza che non punta sui singoli ma sul simbolo riconoscibile che va bene anche per il voto proporzionale. Con il complesso sistema partorito dalla mente del sopraffino Rosato questa legge azzoppa il pd, un partito che perde militanti, elezioni amministrative, consultazioni popolari, presidenti del Senato senza curarsene per alternare governi che tolgono ai poveri per dare ai ricchi, alle multinazionali, alle banche. Con qualche sprazzo di lucidità di Renzi prova a fare l’oppositore antisistema del suo governo nel quale siedono il suo braccio destro Boschi e altri, ma questo non basta per confezionare una proposta politica e che rischia di sbattere contro tanti “moderati” (creatura mitologica) che torneranno a casa, nella casa delle libertà appunto. Perché Silvio che racconta barzellette sullo yacht pieno di figa è comunque più appetibile di Renzi col suo entourage di establishment che chiede soldi in streaming dal treno in cui è circondato da ragazzini e ragazzine in camicia e maglioncino sulle spalle, per capirci.

E noi?
Tutti sanno che oggi per come è fatta la società la mobilitazione si fa in campagna elettorale non prima, per cui aspettiamo che tutti inizino la loro senza scaldare i motori della nostra. Sappiamo che il simbolo sarà centrale nella comunicazione e nel semplificare le modalità di voto di un elettorato confuso da scissioni, riposizionamenti, cambiamenti di sigle ecc. per cui non ne abbiamo ancora uno. Sappiamo che a nessuno interessa il tema della leadership (non ultimo lo ricorda bene Diamanti) e delle alleanze, quindi i leader non parlano che di questo nei pochi spazi mediatici che ci vengono dedicati e i militanti vengono presi da costante isteria grazie ad interviste tattiche discontinue. ArtUNO è finalmente uscito dalla maggioranza ma, per scomoda che fosse la posizione, giova ricordare che altri partiti di sinistra all’opposizione da anni hanno le stesse misere percentuali nei sondaggi, perché – proprio come per il governo – il punto non è dove si sta ma come ci si sta. Tutti sanno che la militanza rimasta stoicamente nelle forze di sinistra, un patrimonio umano di sacrifici, dedizione, valori, cultura, chiede unità e quindi la costituente è continuamente rimandata. Siccome è palese a chiunque che la vera partita si giochi in Europa, le forze progressiste europee e tuti i vari podemos, Corbyn, melenchon ecc non sanno con chi parlare in Italia se non per rapporti personali.

Eppure in gioco nei prossimi passaggi non ci sono i destini personali delle “figure della sinistra” ma innanzitutto la tenuta democratica del paese, in un parlamento umiliato a più riprese dal partito democratico e nel quale la prima forza di opposizione è quella che “voleva aprirlo come una scatoletta di tonno”. C’è in gioco un complesso percorso di ricostruzione della cultura del conflitto sociale, per spezzare la guerra fra poveri, per un welfare davvero universalistico, per un ritorno al patto sociale costituzionale. C’è in gioco l’esigenza di fare argine al malessere sociale che aumenta, all’impoverimento della classe media, alla fuga di massa di giovani e meno giovani verso l’estero, alla sottoproletarizzazione di coloro che sono in difficoltà, c’è da pensare il futuro e smettere di vivere nel presentismo, con investimenti massicci in istruzione, riqualificazione energetica, bellezza, territorio. C’è in gioco il rinnovo del fiscal compact a Gennaio nei confronti del quale la sinistra da ora, da subito, anzi da ieri, deve condurre mobilitazioni di piazza per opporvisi. Perché va benissimo salvare la poltrona di Visco, ma poi? Il risultato di questa cosa che faremo sarà determinante rispetto al come ci si porrà nell’ingovernabilità probabile e in una situazione nella quale con la scusa della stabilità e dell’emergenza qualcuno suggerirà ancora una volta di far pagare la crisi a chi non la ha causata. C’è in gioco la possibilità di avere una rappresentanza istituzionale di interessi che nessuno oggi fa e qualche risorsa da dedicare ad una costruzione di medio periodo di una nuova etica del paese, di ripoliticizzazione degli strati popolari, di rimessa in questione degli assetti vigenti ma non in modo meramente oppositivo bensì in modo da dare nuova linfa e speranza, ad esempio, alle nuove generazioni.

A fronte di tanti decenni di subalternità culturale, la sinistra finalmente paradossalmente avrebbe “il foglio del come”, le ricette già preparate da tanti intellettuali, esempi virtuosi non da copiare ma da cui trarre ispirazione. Ci sarebbe un mondo di ricercatori da mettere a valore, di società organizzata (non civile, che qui di barbari non ce ne stanno) da inserire in una piattaforma comune. Ci sarebbero biografie eminenti, personalità simboliche alle quali far fare squadra. Si Avrebbe una militanza storica a disposizione e nuove persone da interessare con una poderosa campagna nel merito e spazi autenticamente democratici nel metodo. Ci sarebbero opportunità immense per chiedere potere: una sinistra di governo nel senso una sinistra che ha un piano, una strategia, l’intenzione di governare qualcosa in favore di qualcuno.

Quello che volevo dirvi è quindi questo: la sinistra necessaria non è sufficiente, sarebbe solo un prerequisito. Ad oggi ogni tanto sembra si stenti anche su quello, ma non è tempo di tentennamenti, altrimenti potevate tenere… va beh non lo dico nemmeno.

Insomma, bello il 3% ma non ci vivrei.