La speranza tra gli scaffali

per Luca Billi
Autore originale del testo: Luca Billi
Fonte: i pensieri di Protagora...
Url fonte: http://ipensieridiprotagora.blogspot.it/2016/05/verba-volant-275-biblioteca.html

di Luca Billi 24 maggio 2016

Le buone notizie tendono a sfuggirci, specialmente quelle che sarebbero in grado di regalarci un filo di speranza. A me questa notizia era colpevolmente sfuggita, ma adesso che l’ho saputa voglio condividerla con voi. Lo scorso 9 maggio è stata riaperta la biblioteca di Sarajevo, un edificio andato quasi del tutto distrutto nell’agosto del 1992, a seguito dei bombardamenti serbi sulla città bosniaca. Quel grande palazzo costruito in stile moresco alla fine dell’Ottocento dagli austriaci fu visitato dall’arciduca Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914; pochi minuti dopo, uscito da quelle sale sfarzose, l’erede al trono degli Asburgo venne ucciso e da quel momento il mondo cambiò. Per sempre.

In genere le biblioteche sono bersagli facili da colpire durante un conflitto, anche perché non ci si prende particolare cura della loro difesa. Comprensibilmente sono altre le priorità: bisogna cercare di salvare i ponti, gli aeroporti, le infrastrutture da cui dipendono le vite delle persone e che servono a difendersi nell’immediato. E che permetteranno una più veloce ricostruzione. E le biblioteche non sembrano rientrare tra queste; almeno a prima vista.

E’ quello che è successo secoli fa ad Alessandria. Racconta Plutarco che durante la guerra civile egiziana Cesare, assediato con Cleopatra e con poche truppe fedeli nel palazzo reale, mentre il resto della città era in mano ai ribelli, ostili a lui e alla regina, decise di dar fuoco alla flotta romana, per impedire che cadesse in mano al nemico. Quell’incendio, andato fuori controllo, devastò la grande biblioteca. Non sappiamo se quell’incendio fu effettivamente la causa della distruzione di quell’antica istituzione, anche perché in seguito altri conquistatori ebbero la colpa – o si presero il merito – di aver definitivamente raso al suolo quel luogo e distrutto i testi che lì erano stati conservati, studiati, catalogati. Forse più l’inevitabile fluire della storia che una dichiarata volontà distruttrice è stata la vera causa della fine della biblioteca di Alessandria: da sempre l’ignoranza, l’ignavia, la negligenza sono più pericolose del fuoco. Abbiamo perso tante opere degli antichi, anche se non le più importanti, che sono arrivate comunque fino a noi. Omero non ha scritto un terzo poema andato in fumo in quel rogo, Sofocle non ha scritto tragedie più grandi dell’Edipo re e dell’Antigone, e per fortuna neppure le Rane di Aristofane sono andate perdute. Certo abbiamo perduto le opere di qualche storico minore – ma Erodoto e Tucidide li abbiamo completi – non possiamo leggere il secondo libro della Poetica di Aristotele – però ci abbiamo guadagnato un bel romanzo – e in fondo non è neppure così grave che siano andate perdute le opere di Protagora. La storia non si fa con i se, e neppure la letteratura e la filosofia, nonostante siano materie dai contorni decisamente più vaghi. Noi siamo quello che ci hanno insegnato gli antichi, attraverso quello che ci è stato tramandato, ed è sostanzialmente inutile pensare a quello che non è arrivato fino a noi.

Anche nella distruzione della biblioteca di Sarajevo abbiamo perso molti libri. Ovviamente nessuna parola conservata tra quelle mura è andata perduta definitivamente, perché viviamo ormai nell’epoca della riproducibilità assoluta e nulla di quello che è stato scritto andrà mai più perduto, anche se in qualche caso sarebbe un bene. Purtroppo sono stati distrutti molti libri e questa è stata una perdita molto grave. In quella biblioteca erano conservati antichi manoscritti, preziosi incunaboli e su questi le fiamme sono state impietose. Ma si tratta di oggetti, preziosi, in alcuni casi di valore inestimabile, ma pur sempre oggetti. Aida Buturovic, una giovane bibliotecaria di 32 anni, venne uccisa da una scheggia di granata, mentre tentava di salvare qualcuno di quei libri, perché per lei, come per gli altri che in quei drammatici giorni di agosto tentarono quell’impresa, avevano un valore ben maggiore di quello assegnato dagli antiquari o dalle case d’asta.

Eppure la vita di Aida non valeva nessuno di quei preziosi volumi. Una biblioteca è importante per quello che custodisce, ma sarebbe morta senza le donne e gli uomini che la animano e la fanno vivere. Per questa ragione una biblioteca diventa un obiettivo militare in un conflitto e i nemici cercano di distruggerla e per questo è così importante quando una biblioteca viene ricostruita, riaperta, viene fatta nuovamente vivere, diventa ancora un luogo di scambio, di dialogo, di studio, torna a essere uno spazio in cui si fa educazione, dove vive la cultura, dove cresce la civiltà. Per questo ci siamo emozionati a vedere Vedran Smailovic suonare il suo violoncello tra quelle rovine. Per questo sapere che la biblioteca di Sarajevo è tornata a funzionare è una notizia così bella.

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