L’Africa è lontana, sempre più lontana

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di Luca Billi  31 marzo 2019

Naturalmente mi rendo conto che si tratta di una notizia assolutamente meno importante delle recenti elezioni regionali in Basilicata o della visita del presidente cinese a Roma o di qualunque altra cosa voi preferiate parlare, ma dal 4 al 21 marzo un ciclone ha colpito vastissime zone dell’Africa australe – la parte di quel continente più lontana da noi – seminando distruzione in Mozambico, Zimbabwe, Malawi e Madagascar.
Per ora è impossibile fare un conto esatto delle vittime – sono quasi ottocento, secondo i dati ufficiali, che in casi come questi sono sempre destinati a essere smentiti – ma più di tre milioni di persone sono state colpite da questo imponente fenomeno naturale, uno dei più gravi della storia recente di quella tormentata regione.
Naturalmente non è stato devastante soltanto il ciclone nel momento del suo scatenarsi, ma lo sono altrettanto le sue conseguenze. La rete dell’energia elettrica è stata distrutta e non è possibile sapere quando sarà ripristinata, e lo stesso vale per quella dell’acqua potabile. Sono state gravemente danneggiate le strade e le ferrovie e quindi molti territori, specialmente quelli rurali, sono irraggiungibili. In queste condizioni in quei paesi non c’è da mangiare e da bere, e le condizioni igieniche sono al limite, e tutto questo favorisce il diffondersi di epidemie, a partire dal colera. Naturalmente anche i raccolti sono andati distrutti e quindi gli effetti del ciclone dureranno molti mesi in quei paesi, aumentandone la povertà. Le persone che moriranno a causa del ciclone saranno molte di più, in un tempo purtroppo molto lungo. Basta rileggere Manzoni per sapere quanto le disgrazie siano sempre concatenate l’una all’altra: la guerra favorisce la carestia, che a sua volta permette un più rapido propagarsi della pestilenza e così via. E il tema non è capire se siano morte più persone per la carestia o per la peste: sono comunque morte.
Ovviamente non è affar nostro – e per questo non ce ne siamo minimamente occupati – non è colpa nostra se quel ciclone è stato così violento e se si è abbattuto proprio laggiù. E anche se c’entrasse in qualche modo il riscaldamento globale, l’inquinamento, ossia il nostro spasmodico bisogno di energia, il nostro desiderio di avere molto caldo d’inverno e molto freddo d’estate, la nostra volontà di muoverci continuamente da una parte all’altra del pianeta, ma anche del nostro quartiere, usando dei mezzi a motore, non sono stati certo gli scarichi della mia automobile o il consumo dle mio condizionatore a causare quella catastrofe. Io sono innocente. Non è affar nostro perché quei paesi sono davvero lontani e chi fuggirà da quella devastazione non riuscirà ad arrivare qui. Io non voto – e non ho mai votato – per quelli che vogliono chiudere le frontiere e i porti, per quelli che vogliono che muoiano tutti in mare. Io sono innocente. Io non lucro sulla povertà dell’Africa. Certo voglio cambiare smartphone ogni anno e cerco di spendere ogni volta il meno possibile: e quindi il coltan che si produce in quella regione dell’Africa è meglio che costi poco. Ma non è il coltan che serve per il mio smartphone a causare lo sfruttamento in quei paesi. Io sono innocente. E’ proprio così: questo ciclone non è affar nostro: per quello non ne abbiamo parlato. Non perché siamo egoisti, o perché ce ne freghiamo, ma è che siamo senza colpa; siamo sempre senza colpa.
Se proprio sentiamo che qualcosa ci rode dentro – e non è il sushi che non abbiamo digerito – possiamo mandare un’offerta a una delle associazioni che lavorano in quei paesi: è un modo molto comodo per comprarci l’indulgenza, come facevano i ricchi qualche secolo fa. Avremo comunque fatto del bene, avremo aiutato chi là sta facendo davvero qualcosa in quella situazione di emergenza, ma non pensiamo di esserci salvati l’anima con quei soldi. E comunque non ne abbiamo bisogno, perché a differenza dei banchieri e dei mercanti che sapevano benissimo che in paradiso ci sarebbero potuti entrare solo con quegli aiuti così terreni – e che sono stati determinanti per finanziare una bella parte del nostro Rinascimento – noi siamo sempre convinti di essere innocenti.
Non ci farebbe male che cominciassimo a sentirci colpevoli. Solo un po’, senza esagerare – non ci siamo abituati – e comunque non possiamo affrontare da soli i mali del mondo. Rendersi conto che nel mese di marzo un pezzo del nostro pianeta è stato distrutto sarebbe già qualcosa.