L’anima di una città: Roma

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Roma e` una citta` in declino, morta, immobile, sommersa dalla mondezza, dal traffico, dall`incuria, in balia di se stessa, che non merita nemmeno piu` di essere la capitale di questo Paese. Questo si dice dell`Urbe, in un modo persino sin troppo scoperto e scontato. I romani per primi narrano cosi` la loro citta`. Non voglio dire, al contrario, che Roma sia una citta` modello. La chiusura del ciclo dei rifiuti e` un sogno, le sue dimensioni rendono il trasporto pubblico una scommessa spesso perduta, la sua cintura periferica e` un coacervo di problemi. Tuttavia l`ostinata determinazione con cui la si dipinge come una fetenzia, a me pare forzata da interessi politici, editoriali, persino cecita` o malafede. L`idea che Roma sia una citta` morta e` talmente diffusa, banale, scontata, massificata che alla fine lascia perplessi. Non solo perche` la realta` e` sempre varia, differenziata, contraddittoria, ma soprattutto perche`accadono cose che dovrebbero far invece riflettere e rimandano un’immagine ben diversa della citta`.

Sono di questi giorni i primi bilanci delle istituzioni e degli eventi culturali romani. I numeri parlano di un grande successo. La Fondazione Musica per Roma ci informa che la stagione musicale si chiude con 100.000 presenze: 85.000 spettatori ai trenta concerti estivi alla cavea, 18.000 persone presenti alla stagione estiva della Casa del Jazz (il doppio dello scorso anno). Sono stati 100.000 gli spettatori a Piazza San Cosimato, per la rassegna del Cinema America. Il Teatro dell’Opera, a sua volta, ha incassato il 18% in piu` rispetto al 2018. A Caracalla invece si superano i sei milioni di incasso dello scorso anno, mentre nella sola notte dei musei vi sono stati 60.000 visitatori. Aggiungo che, in circa quattro anni, il Teatro di Tor Bella Monaca ha staccato 200.000 biglietti, non pochi trattandosi della Tor Bella Monaca raffigurata come una specie di inferno un po’ da tutti.

Che significa questo? Che l’immagine mortifera di Roma e` una sciocchezza. Che questa citta` ha un`anima, che l`anima non si esprime con l’esattezza cronometrica dei suoi servizi, che essa invece dipende da una sensibilita` nata da secoli e secoli di civilta`. Si puo` anche raccontare una Urbe soffocata da degrado, sporcizia e malavita come fanno tutti i giornali e come tutti ripetono. Ma non si puo` pensare che davvero l`anima non esprima un corpo, una vita, un senso storico, civile. Ne` si puo` pensare che possa sussistere una contraddizione cosi` immensa per essere vera tra la citta` nella sua concretezza e quello che e` invece il suo spirito profondo, che si esprime in questo bisogno incontenibile di cultura. La cultura non e` un fiore artificiale, falso, astratto, distaccato dal fondo, ma un bisogno profondo e uno specchio grande e vivo della realta`. Anima, insomma.