Le sardine, le piazze democratiche e la “forma” della politica

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti

Se penso che ci sono realtà politiche radicali che non sanno muovere più dell’1% di elettorato, e altre pur bene impostate teoricamente che non riescono neppure a gonfiare bolle social di 50-persone-50, resto basito. Il movimento delle Sardine, al contrario, credo che abbia smosso ormai (indotto compreso) milioni di persone, senza tante storie e tante menate, ma solo infilzando di colpo il nodo del problema: reagire alla destra senza mettere in croce la sinistra. Facile. Questa è la differenza che passa tra il movimentismo mediatico della sinistra di questi anni, che difatti è scivolato spesso nel populismo, e il modo maturo, serio, realistico, con cui molti cittadini stanno occupando civilmente le piazze non contro i partiti, ma nell’ intento palese e dichiarato di rivitalizzarne la funzione.

Le Sardine sono un movimento politico, che non pretende di sostituirsi ai partiti, ma solo di esercitare in forme spontanee la partecipazione pubblica. Non sono contro la democrazia rappresentativa, ma puntano a rinvigorirla. Agiscono sulla ‘forma’ della nostra azione politica e civile, pur esponendo ‘contenuti’ precisi e discriminanti: l’antifascismo e l’antirazzismo, per dire. Ma è sbagliato tentare di metterli alle corde chiedendo loro cosa pensino dell’Ilva oppure della TAV. Di sicuro pensano qualcosa, ma non è determinante. Quel che conta, quel che fanno è un’operazione soprattutto “formale”, che punta a rivitalizzare, appunto, la “forma” della nostra partecipazione al governo della cosa pubblica, a stringere le ‘maglie’, a ricucire la rete di relazioni e mediazioni che consentono ai cittadini di scorgere nello Stato democratico e nella democrazia rappresentativa non un Moloch da far cadere, non la Casta da buttar giù su indicazione di qualche demagogo, ma un fondamento insostituibile della nostra comunità, senza la quale è solo una lenta dispersione di umanità e di civiltà, se non peggio.

Le Sardine sono calate come un asso, nel bel mezzo di una partita politica sempre più scialba e ‘urlata’ nello stesso tempo. Si sono proposte come il volano capace di rimettere in moto le coscienze. Non c’erano mai stati, a mio parere, movimenti politici così ‘formali’, assolutamente concentrati nel rilancio della politica, delle sue forme, delle sue relazioni, della sua rete di partecipazione e di connessione con lo Stato. Gli ingredienti che utilizzano sono l’ABC della politica, sono così basici che molti, in questa crisi, stentano persino a scorgerli. Provo a elencarli: la “piazza”, l’agorà, ossia il luogo dove ci si incontra, si dibatte, si sceglie; la visione “positiva”, che oggi è sormontata da una prassi del tutto negativa, che produce una critica meramente corrosiva, demolitoria, nihilistica; l’idea di “relazione” – orizzontale verso gli altri cittadini e verticale verso le istituzioni; infine la civiltà, ossia la negazione assoluta dell’odio aggressivo che certe maschere politiche oggi esprimono quale unica risorsa.

Eccola la semplicità difficile a farsi, ma che miracolosamente sembra sbocciata nelle piazze democratiche di queste settimane. Un’onda che è ancora destinata a durare, ma che, quando si sarà sciolta nella schiuma della battigia, avrà lasciato nelle nostre coscienze più segni di quanto non abbia fatto, in questi decenni, tanta presunzione politica priva di effettualità della quale siamo stati tristi testimoni. Fortuna o virtù? Dilemma machiavellico, che a modesto parer mio non esiste affatto. Se la virtù è forte e tenace, lo spazio della fortuna si riduce negli argini di limiti fisiologici. E io vedo molta virtù nelle Sardine, più di quanta ne veda, ad esempio, in certi Capi ed ex Capi, di destra e di sinistra, che imperversano indecentemente nei media.