“Lei fa troppo spesso il Grillo Parlante”

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di Franco Cardini – 1 ottobre 2018

QUALCHE CONSIGLIO BIBLIOGRAFICO

“Lei fa troppo spesso il Grillo Parlante”, mi ammonisce un interlocutore solitamente alquanto severo. Per carità, caro Amico. Se talvolta ho dato quest’impressione, me ne scuso. Fra l’altro, il grillo è un animaletto simpatico: ma solo quando fa cri-cri sui prati di primavera.

Resta il fatto che a volte, forse, chi fa il mio mestiere lo tradisce, informando poco e commentando troppo. Cerco di farmi perdonare, pertanto, la sia pur involontaria petulanza limitandomi, qui, a fornirvi qualche forse non scontata informazione su qualcosa che a mio avviso potreste leggere con profitto.

Per non metter troppa carne al fuoco, mi limito qui e ora a un solo argomento. La politica estera, cenerentola – et pour cause!… – di tutti i governi politici italiani, terreno evitato (e amerei poter aggiungere: stranamente; ma non è purtroppo invece strano per nulla) perfino (“perfino”?) dai sovranisti. Perché non si rimette, ad esempio, in discussione il tema della “fedeltà” italiana ed europea a uno strumento formalmente inutile e anacronistico (visti i conclamati scopi di quando venne fondato), sostanzialmente invasivo, oppressivo, repressivo, terroristico e costoso come  la NATO, discutere della quale sembra un argomento intoccabile?

Bene.  Disinformati lo siamo tutti: ma non bisogna esagerare. Date un’occhiata al grosso libro di Manlio Dinucci, L’arte della guerra. Annali della strategia USA/NATO (1990-2016),  Zambon Editore, giunto ormai alla terza edizione. Si tratta di un quarto di secolo di abusi, di aggressioni, di segreti complotti, d’infamie e di veri e proprio crimini lucidamente commentati quasi giorno per giorno da una serie di brevi saggi o di articoli di giornale, sapientemente disposti a costruire la trama e l’ordito di quello che rischia di diventare il lenzuolo funebre del mondo. Una nuova guerra generale, sia pure “nuova” e sui generis rispetto alle due del XX secolo. E noi ne siamo non solo gli spettatori inconsci e passivi, ma anche i finanziatori, i complici, i carnefici e le vittime al tempo stesso. Se ancora non vi basta, procuratevi e leggetevi bene altri due libri pubblicati sempre dall’editore Zambon: Diario di guerra, anch’esso di M. Dinucci, e Progetto Apocalisse di P.H. Johnstone, sulla guerra generale futura. Siamo dinanzi a un interessantissimo evento epocale: l’attuazione, rigorosamente documentata, di un noto detto latino sistematicamente rivisto: Si vis bellum, para bellum (sempre parlando di pace e di democrazia, ça va de soi).

Ma non temete: non succederà nulla. Ci accapiglieremo sulle tasse, sull’IVA, sulla “manovra”, sul job act, sulla Fornero: ma sulle nostre posizioni in politica estera e sul nostro ruolo di ascari del sistema internazionale, Nacht und Nebel. Le velleità “revisionistiche” di Salvini, a proposito di Putin o dell’embargo all’Iran sono state quasi da subito sbastigliate; quanto a Di Maio, già prima delle elezioni del 4 marzo era già corso a Washington per assicurare il Signor Padrone che l’Italia è ben salda sulle sue posizioni occidentaliste e atlantiste. Se non si dichiara tutto ciò, nel Bel Paese non si sale al governo.

E la democrazia? Va tutto bene. Lo sapete del resto tutti: ripensate al Cermis, ripensate alla Dal Molin. La democrazia è quella cosa dove comanda il popolo, ma la gente non conta nulla.