L’Italia si desterà?

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di Luca Billi 02 maggio 2015

Come si sa, il bagarinaggio è una delle eccellenze italiane, di uno degli asset del made in Italy – come dicono quelli che parlano bene – ed è giusto che anche i bagarini abbiano partecipato all’inaugurazione di Expo. Ci sono diverse foto in cui li si vede stazionare davanti alle biglietterie della grande esposizione universale e rivendere ai turisti più frettolosi i biglietti che si erano opportunamente procurati nelle settimane precedenti. Il fenomeno era facilmente prevedibile – e quasi autorizzato dalla stessa organizzazione dell’evento – dal momento che i biglietti potevano essere acquistati prima dell’inaugurazione a un prezzo inferiore. Forse tra i bagarini dell’inaugurazione si trovava anche qualche neoiscritto al pd milanese, dal momento che quel partito ha deciso di regalare ai propri tesserati un biglietto per Expo – per premiarli della loro scelta controcorrente e masochista – da vendere eventualmente al miglior offerente.
Dell’inaugurazione di Expo si è parlato molto, e in questo modo sono riusciti a far passare sotto silenzio che incidentalmente era anche il Primo Maggio, ossia la Festa dei lavoratori, una data che il regime non ama molto, visto che non ama né i lavoratori né i loro rappresentanti.  E fa di tutto per eliminare le leggi che li tutelano.
Ricorderemo questa inaugurazione per la decisione di renzi di “rottamare” l’ultima parola dell’inno nazionale: troppo pessimista quel siam pronti alla morte scritto nel 1847 da Goffredo Mameli – che infatti sarebbe morto meno di due anni dopo difendendo la Repubblica romana. Suona molto meglio siam pronti alla vita: è un messaggio ben più ottimista, in linea con la garrula retorica del presidente-segretario, che ha intenzione di governare ancora per molti anni. Vedrete che la modifica prenderà piede, in particolare nelle scuole, quando l’inno sarà cantato con questa piccola modifica dai lupetti renziani nelle parate del sabato pomeriggio, in occasione dei saggi ginnici o durante le visite dei maggiorenti del regime.
Dell’inaugurazione di Expo ricorderemo anche gli incidenti su cui i giornali di regime si sono particolarmente dilungati. Infatti proprio in concomitanza di questa fulgida manifestazione dell’ottimismo e dell’orgoglio italico – presentata nientepopodimeno che da Paolo Bonolis – una schiera di disfattisti di nero vestiti ha messo a ferro e a fuoco il centro di Milano, sotto gli occhi vigili dei rappresentanti delle forze dell’ordine che, per non apparire antidemocratici, non hanno fatto nulla.
Naturalmente solo un livido antirenziano come me, un nemico del nuovo ordine italiano instaurato dall’uomo di Rignano, potrebbe pensare che quei quattro “sfigati” fossero stati organizzati dalle stesse forze di polizia, tanto per far vedere agli italiani benpensanti e moderati cosa succederebbe se in Italia non ci fosse renzi e il luminoso regime da lui inaugurato.
Curioso che queste manifestazioni violente si siano svolte molto opportunamente nel centro di Milano, mentre l’inaugurazione si svolgeva da tutt’altra parte, con la polizia e i carabinieri che osservavano tranquilli mentre i “loro” teppisti bruciavano auto e spaccavano vetrine, mentre poi non sia successo nulla quando renzi e i notabili del regime si sono recati alla Scala per la Turandot. Per inciso si tratta della stessa polizia che a Roma ha picchiato i lavoratori di Terni che erano andati a protestare contro la chiusura della loro fabbrica. Ma ovviamente solo un malfidato come me, uno che crede ancora che le bombe a piazza Fontana, a piazza della Loggia e alla stazione di Bologna le abbiano messe i fascisti per conto dello stato, può credere che il Viminale abbia organizzato questa “protesta” dei black bloc, per giustificare nelle prossime settimane l’introduzione di una serie di norme per limitare le manifestazioni contro il regime, per aumentare i controlli sul web, per diminuire i diritti costituzionali.
Però l’Italia “vera” non è né quella raccontata da renzi né quella che noi “oppositori” – più o meno “sinistri” – vorremmo che fosse. L’Italia “vera” è quella dei bagarini, è quella di questi piccoli malfattori che si arrangiano e che non sono nemmeno del tutto consapevoli che quello che stanno facendo è un reato. L’Italia “vera” è quella dei “bravi” italiani che acquistano i biglietti dai bagarini, per non fare la fila o per risparmiare cinque euro, ossia di quelli che, in ogni occasione, vogliono fare i furbi alle spalle degli altri. Ne conosciamo tanti: sono quelli che non si fanno fare la fattura, pur di risparmiare qualche euro e poi si lamentano che gli artigiani non pagano le tasse; sono quelli che chiedono all’amico “potente” di sistemare il figlio e poi si lamentano che in Italia non c’è meritocrazia; sono quelli che fanno un “regalo” al medico per fare più in fretta un esame e poi si lamentano che la sanità non funziona; sono quelli che vanno a puttane e che affittano le case in nero agli extracomunitari e poi si lamentano che in Italia ci sono troppi stranieri.
Questa è l’Italia “vera”, quella che se ne frega degli altri e ne se frega delle regole. Tanto tutto si aggiusta: vuoi che multino me per aver venduto un biglietto fuori dai cancelli quando gli “altri” hanno fatto i soldi con le tangenti sull’Expo?
Questa è l’Italia “vera”, ipocrita e corrotta, l’Italia che non conosce senso della responsabilità e in cui nessuno è mai responsabile, l’Italia che ha resistito al fascismo, facendo finta di essere fascista, l’Italia in cui sono passati i democristiani, dicendo che era democristiana, che ha resistito a Berlusconi, votandolo senza ammetterlo, e che resisterà anche al renzismo, pur dicendo che renzi è bravo perché cambierà tutto e rottamerà tutti, ovviamente a partire dagli altri. Perché in “questa” Italia è sempre colpa degli altri. Il problema non è renzi, che è solo un po’ peggio di quelli venuti prima, il problema è questa Italia qui, che è sempre uguale a se stessa, l’Italia dei troppi bagarini e di quelli che comprano da loro i biglietti. Solo per non fare la fila.