L’uomo di Kostenki e l’Antica Europa (I)

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di Antonio Gaeta, 11 settembre 2018

Il DNA dei primi Europei, di quelle popolazioni della specie Homo sapiens  che vivevano più di 34.000 a. C. nell’odierna Russia, ha iniziato a rivelare i suoi segreti. Chi erano i nostri antenati? Da dove veniamo? Quali connessioni ci sono fra noi moderni e le popolazioni di Homo Sapiens cacciatori-raccoglitori, che vissero prima dell’ultima grande glaciazione? È l’uomo di Kostenki, a darci le risposte. Lo ha fatto parlare Svante Pääbo, fondatore della Paleogenetica e direttore del dipartimento Genetica dell’Evoluzione al Max Planck Institut di Lipsia.

Telmo Pievani, professore associato presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, dove ricopre la cattedra italiana di Filosofia, come me, é un trasgressore dell’ortodossia formativa e curricolare. Per questo si può permettere di occuparsi anche di Paleogenetica e dire che questo Svante Pääbo riceve finanziamenti pari a quelli di 15 atenei italiani: circostanza che gli permette di effettuare ricerche genetiche molto avanzate.

Oltre a spiegare che tutte le specie Homo provengono dall’Africa, e che per questo siamo tutti africani (persino di colore), Telmo Pievani ci descrive la grande capacità del macchinario di cui Pääbo dispone, per vagliare il genoma di tante specie umane vissute, confrontandolo con quello attuale dell’unica sopravvissuta: l’Homo Sapiens (che ha assunto anche altri colori e morfologie facciali).

Proseguendo con l’argomento del titolo, l’area archeologica di Kostenki si trova nella Russia meridionale, sulla riva destra del fiume Don, a circa 40 chilometri dalla città di Voronez. Comprende ben 26 siti di scavo e, insieme con l’area di Pavlov nella Repubblica Ceca, è famosa per l’alta concentrazione di ritrovamenti di diverse epoche, vale a dire datati in un lunghissimo arco di tempo che si estende da 45.000 a 10.000 anni fa. Da Kostenki provengono statuette di Veneri paleolitiche, una miriade di utensili da caccia specializzati e strumenti di uso domestico, oggetti ornamentali, resti di abitazioni fatte di ossa di mammut e diverse sepolture.

Nel 30.000 a. C. la vita a Kostenki non doveva essere poi così male – come riferisce Sabina Marineo (1) – Dobbiamo pensare che in questa regione russa, prima che la glaciazione Würm raggiungesse il picco massimo (ca. 20.000 a. C.), il clima era meno freddo di quanto lo sia oggi. Inoltre i cacciatori-raccoglitori, perfettamente integrati nel loro ambiente naturale, erano ben organizzati. Vivevano in ampie, comode capanne pavimentate, costruite con pelli e gigantesche ossa di mammut, fornite di focolari di argilla e, in inverno, opportunamente riscaldate. Cacciavano in un habitat con vegetazione di tipo tundra e, di conseguenza, disponevano di una relativa ricchezza di selvaggina grossa. Ma soprattutto, particolare oggi fin troppo spesso sottovalutato, erano uomini liberi. Non dovevano rendere conto a nessuno del loro stile di vita, vivevano in un habitat che gli apparteneva, così come loro erano parte della natura che li circondava.

Nel 1954, presso il sito di Markina Gora, fu trovata una sepoltura con i resti fossili di un giovane uomo (20 – 25 anni) che misurava circa 1,60 m di altezza. Lo scheletro si presentava molto ben conservato. Questo individuo era stato seppellito in una fossa di forma ovale, in posizione fetale (2), e si presentava interamente ricoperto di pigmento colorato rosso ocra, tipico dei corredi funerari del Paleolitico. Il celebre archeologo e antropologo russo Michail Gerasimov effettuò la ricostruzione facciale dell’uomo di Kostenki e lo immortalò in una scultura. Che riporto a fronte del presente articolo, che si avvale anche di brani tratti da Storia Controstoria, per avvalorare una tesi oserei dire inedita: le civiltà dell’Antica Europa sono state e oggi rappresentano la continuità culturale degli europei paleolitici ! (2)

L’opera di Gerasimov fece all’epoca parecchio scalpore, perché le caratteristiche facciali del defunto antidiluviano non erano quelle che tutti si aspettavano di vedere. Non si trattava di un tipico europeo con caratteristiche caucasiche, ma di un afro-asiatico. Eppure proprio questo doveva essere l’aspetto dei primi Sapiens che raggiunsero l’Europa intorno al 45.000 a. C.. Oggi lo sappiamo con relativa sicurezza, grazie alla genetica. Non solo. L’Homo sapiens giunse in Europa portando nel proprio genoma – come afferma Svante Pääbo – le sequenze del DNA dell’uomo di Neanderthal. Il defunto di Kostenki era quindi un misto di Sapiens afroasiatico e Neanderthal.

Così dobbiamo immaginarlo. Perché? Da dov’era venuto prima di raggiungere la Russia ? Nella parte II di questo articolo ripercorreremo il suo itinerario a ritroso: Asia centrale, e prima India/Pakistan, e ancor prima Medio Oriente, e in origine…Africa. Ed è proprio nel Medio Oriente che Svante Pääbo colloca la probabile zona di ibridazione fra Sapiens e Neanderthal.

NOTE:

(1) Sabina Marineo si definisce giornalista free-lance, che si occupa di storia, archeologia, mitologia.

(2) – E’ sorprendente constatare come lo stesso tipo di sepoltura é riscontrabile a Nitra (in Slovacchia) le cui tombe sono a forma d’uovo e i cui scheletri risalgono a 5.000 a. C., quali individui appartenenti alla cultura di adorazione della Grande Dea. Marija Gimbutas nel suo volume “La civiltà della dea” (Stampa Alternativa) così descrive le pratiche di sepoltura:

Le sepolture indoeuropee sono completamente diverse da quelle dell’Antica Europa, a cui vano a sovrapporsi. Pratiche così poco somiglianti rappresentano ideologie diverse. Quelle dell’Antica Europe evidenziano la rigenerazione ciclica del corpo e della Grande Madre, mentre quelle indoeuropee sottolineano la continuità diretta del prestigio di maschi potenti. Gli indoeuropei seppelliscono i propri morti in case o tende funebri, dove continua la vita individuale. Le cose di proprietà personale – attrezzi, armi, cavalli e persino mogli e servi o schiavi – accompagnano il defunto nella tomba. Più é importante il ruolo sociale dell’individuo, più la sua tomba é riccamente allestita. Nelle tombe reali dell’età del Ferro e del Bronzo si trova una quantità incredibile di oggetti funerari con cavalli sacrificati.

Invece, le sepolture dell’Antica Europa indicano chiaramente un rispetto per la comunità degli antenati, piuttosto che di particolari individui. Il corredo funerario individuale é raramente attestato, a parte qualche ornamento o arnese perlopiù simbolici, associati con la Dea o con riti di rigenerazione. Questi includono corna e ossa di cervo nobile o europeo, ossi mascellari di cinghiali e maiali, scheletri di cani etc. Per le popolazioni dell’Antica Europa la tomba é un grembo.