L’uomo di Kostenki e l’antica Europa (II)

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di Antonio Gaeta, 16 settembre 2018

Quanto segue é la dimostrazione forse più evidente di quanto la genetica possa perfezionare le attività archeologiche e archivistiche, offrendo agli studiosi l’uso di maggiori strumenti conoscitivi, per l’attivazione di certezze nell’analisi dei reperti. Nonché agli antropologi, etnologi e zoologi di valutare le effettive caratteristiche di popolazioni, culture e specie esaminate.
L’analisi dello scienziato svedese Svante Pääbo, infatti, ha permesso di ricostruire la sequenza dell’intero genoma mitocondriale (1) dell’uomo di Kostenki. Egli parte dall’aplogruppo (2), vale a dire l’insieme di tipi di DNA mitocondriale con le medesime caratteristiche genetiche: chiave di apertura per le maggiori conoscenze delle origini di tutte le popolazioni umane del globo. I diversi aplogruppi rappresentano le maggiori ramificazioni del gigantesco albero, che costituisce la varietà della specie Homo sapiens, cui apparteniamo noi tutti.
Secondo i risultati di detta analisi di Pääbo, l’uomo di Kostenki è stato classificato nell’aplogruppo U2, che nelle popolazioni odierne è abbastanza raro e appare diffuso con scarsa presenza in alcune aree dell’Asia meridionale e occidentale, dell’Africa settentrionale e dell’Europa. Le popolazioni che oggi rientrano in questo aplogruppo, sono discendenti dirette degli Homo sapiens cacciatori-raccoglitori, che vivevano in Europa 30.000 anni fa e si diffusero dalla Siberia sino alla Penisola Iberica. L’aplogruppo U, pertanto, sembrerebbe essere il più antico d’Europa.
A ciò si aggiunge un’analisi del DNA mitocondriale, eseguita su resti umani del Paleolitico, che sono stati scoperti in Italia meridionale, nella Grotta Paglicci, e risalgono approssimativamente al 28.000 a. C. . Questo sito archeologico della Puglia – dichiara Sabina Marineo (3) – è di grande importanza, perché contiene graffiti, pitture rupestri, impronte di mani arcaiche e ha custodito tra le sue pareti di roccia un certo numero di sepolture e più di 40.000 reperti. Un vero archivio del passato. Un “tesoro della preistoria” !
Ciò detto, l’esame del DNA eseguito sui resti ossei di Paglicci evidenzia l’appartenenza della persona seppellita nella caverna all’aplogruppo H. Si tratta di quello più diffuso tra gli Europei di oggi, con chiara prevalenza nell’Europa occidentale. Sempre secondo il ricercatore Pääbo, l’aplogruppo H sarebbe giunto in Europa in un periodo che risale approssimativamente a 10.000 anni fa, introdotto dagli agricoltori-allevatori immigrati dal Caucaso e dall’Anatolia. Gli appartenenti sarebbero anche i portatori della cultura con ceramica a nastro, detta LBK (Linear Band Keramik).
A questo punto occorre dire dei risultati della ricerca sul genoma dei primi Europei, condotta da uno studio dei genetisti Johannes Krause dell’Università di Tubinga e David Reich della Harvard Medical School di Boston. Le loro analisi hanno evidenziato la presenza di un terzo grande gruppo. Si tratta di una popolazione euroasiatica, che visse in un vasto territorio situato fra Europa e Asia fino a migliaia di anni fa.
Tuttavia, l’esame del genoma di un ragazzo asiatico vissuto circa 4.000 a. C. anni fa, dimostra che questa popolazione si incrociò con gli Europei e non soltanto con loro. Le analisi e relative datazioni sembrano avvalorare la tesi che gli “indoeuropei” non costituiscono soltanto un gruppo linguistico. Ma che l’Antica Europa subì invasioni da parte di questo gruppo, che tra il 4.400 e il 2-200 a. C.. giunse a ondate nell’Europa centrale dalle steppe russe.
Tale notizia avvalora le tesi desunte dall’esame dei reperti archeologici della famosa Marija Gimbutas, circa la sovrapposizione sulle popolazioni dell’Antica Europa da parte della cultura Kurgan: cultura caratterizzata da violenza di tipo patriarcale, prima di allora sconosciuta.(3)
Alla fine della parte I di questa antica storia ho scritto che nella parte II avrei ripercorso all’indietro l’itinerario, comunque accennato, dell’uomo di Kostenki. Tuttavia, penso che, per restare nell’argomento primario delle mie ricerche, sia opportuno approfondire le caratteristiche della popolazione del terzo aplogruppo europeo: quello che tutti gli indizi portano ad attribuire alla cultura Kurgan. D’altra parte, tale ricerca é incentrata su ciò che accadde in Europa in epoca neolitica, mentre ripercorre all’indietro l’itinerario dell’Uomo di Kostenki ci porta in piena età paleolitica: cosa che comunque affronteremo dopo.
Ciò che accadde in Europa in epoca neolitica ci riguarda molto da vicino, perché l’irruzione della cultura Kurgan, cambiò il percorso della nostra Storia, facendo assumere agli antichi europei caratteristiche che non avevano. Per capirle meglio ho ritenuto opportuno approfondire quelle originarie di questa popolazione profondamente diversa dalla nostra mentalità, allora già incentrata sull’economia agricola (aplogruppo H).
Le steppe russe celano grandi sorprese. Città fortificate, che risalgono a oltre 3.000 a. C. anni fa. Sono situate ai piedi degli Urali, fra Asia ed Europa. Qui viveva la popolazione definita Sintashta, senza dubbio contaminata dai Kurgan proto-indoeuropei. La cultura bellica di questa popolazione giunse, infatti, oltre a ideare le prime “città fortificate”, anche i più antichi “carri da guerra”.
Sebbene ulteriori indizi che valuteremo ci portano a dire che forme di scrittura esistessero già in epoca paleolitica (il cui utilizzo a scopo religioso fu proseguito dalle civiltà dell’Antica Europa), questa popolazione Sintashta, come i Kurgan, non usava un sistema di scrittura. Anche per questo non esistono scritti, che possano informarci in dettaglio sul modus vivendi e sulle tradizioni dei Kurgan e dei Sintashta. Le uniche testimonianze sono le fortificazioni, le tombe e i monili.
Tuttavia, l‘origine delle lingue indoeuropee è da collocarsi nelle steppe dell‘Eurasia. Laggiù, presso le popolazioni di cavalieri nomadi, si sviluppò circa 6.500 anni fa una lingua madre, che si diffuse in Asia e in Europa. Dunque, se recentemente alcuni studiosi avevano formulato un‘ipotesi che collocava la culla delle lingue indoeuropee in Anatolia, oggi i risultati delle ultime ricerche la smentiscono e confermano invece la teoria delle steppe eurasiatiche.
I nuovi indizi giungono dal team del ricercatore Will Chan dell’Università di Berkeley, California. Dopo aver comparato 200 termini di lingue indoeuropee viventi ed estinte (e i loro cambiamenti nel corso dei millenni), il team di Chan è stato in grado di compilare un albero evolutivo più preciso. I calcoli statistici eseguiti a computer hanno fatto il resto, collocando l’origine di una lingua madre indoeuropea intorno a 4.500 a. C. anni fa, nelle steppe della Russia.
La vastissima area in questione si estenderebbe dalla Moldavia sino al Kazakistan occidentale, abbracciando l’Ucraina e la Russia. Era la patria di quei nomadi che, oltre alla pastorizia, praticavano la metallurgia e, poi anche la costruzione di carri. L’innovazione principe di queste culture delle steppe fu, infatti, l’uso della ruota a scopo di trasporto: innovazione che detti nomadi eurasiatici avrebbero poi esportato in Mesopotamia e in Europa a scopo bellico. (segue)

NOTE:

1) – Il DNA mitocondriale, o mtDNA, è l’acido desossiribonucleico che risiede all’interno dei mitocondri, ossia gli organelli delle cellule eucariotiche deputati all’importantissimo processo cellulare di fosforilazione ossidativa.

(2) – Aplogruppo: In genetica, o più precisamente nel campo dell’evoluzione molecolare, si definisce aplogruppo (dal greco: απλούς, haploûs, “unico, semplice”) un insieme di aplotipi tra loro differenti, tutti però originati dallo stesso aplotipo ancestrale (Nella sistematica biologica, la prima specie usata per la definizione originale di un genere, assunta successivamente come specie tipica di tale genere)

(3) – Per informazioni leggi Parte I

(4) – Leggi: https://www.nuovatlantide.org/testimonianze-sulle-cause-dela-fine-dellantica-europa-ii