Cultura

Pubblicato il 20 agosto 2018 | di

0

Testimonianze sulle cause della fine dell’Antica Europa (II)

di Antonio Gaeta  20 agosto 2018

La documentazione di gran lunga più dettagliata del processo storico inerente le invasioni dei popoli proto-indoeuropei (detti così, per distinguerli da quelli che nei millenni successivi ne assunsero lingua e cultura, come tali riconosciuti dagli storici come “indoeuropei”), é fornita da Marija Gimbutas.

La grande archeologa trae tale documentazione dagli scavi da essa stessa condotti e dall’opera di molti altri esperti archeologi, che la seguirono. E’ proprio M. Gimbutas che definisce kurg i proto-indoeuropei che portarono in Europa l’uso dei kurgan, tumuli sepolcrali diffusi nella zona arida a nord ed est del Mar Caspio, conosciuta con il nome di ‘Steppa dei Kirghisi’, già appartenuta all’ex Unione Sovietica, che ritenne essere stata la loro terra d’origine.

M. Gimbutas in due delle sue pubblicazioni (1) designa tre ondate di incursioni kunganiche in Europa: la prima intorno al 4.300-4.200 a. C., la seconda intorno al 3.400-3.200 a. C. e la terza (definita «la più devastante») intorno al 3.000-2.800 a. C.

Un tema centrale nell’arte dei Kurg (e dei successivi indoeuropei) fu, come osserva la stessa Gimbutas, la deificazione del potere di dominare distruggendo, che talvolta (soprattutto nel periodo più antico dei Kurg) si manifesta con la rappresentazione di figure antropomorfe di divinità, le cui braccia sono alabarde e asce dai lunghi manici: raffigurazioni che in seguito lasceranno il posto a “dei sul cavallo”, nell’atto di brandire armi. Come scrive nel suo libro The Civilization of the Goddess, queste divinità ossequiosamente solo maschili, erano perfettamente consone con un’organizzazione sociale «con classi di sovrani e guerrieri, che avevano padroneggiato il cavallo e le armi da guerra».

In netto contrasto con l’antica simbologia di una dea Creatrice, nella simbologia indoeuropea sono le divinità maschili a creare la vita. Questo perché «il tocco della lama dell’ascia sarebbe bastato a risvegliare i poteri della natura e a trasmettere la fecondità del Dio Tuono». Invece di essere la Dea a riprendere la vita nel proprio seno, come scrive M. Gimbutas, «il terrificante Dio nero della Morte e del mondo sotterraneo segnava il guerriero destinato a morire, con il semplice tocco della punta di lancia, glorificando l’eroe caduto».

Non sorprende il fatto che questa idealizzazione delle armi e la glorificazione dei guerrieri (sempre eroici) si accompagnò al pensiero ossessivo della morte. Poiché gli indoeuropei non credevano alla rigenerazione ciclica della vita, essi pensavano di dover disporre preparativi, specie per gli eroi caduti, di accesso al Mondo Sotterraneo, oscuro e malsano dei morti. (2)

Di conseguenza – scrive ancora M. Gimbutas – «Venivano costruite case mortuarie, i cui i defunti portavano nell’aldilà i loro beni: strumenti, armi ed ornamenti, che rappresentavano il loro rango». In armonia con questo sistema di credenze, le «tombe dei capitani» spesso contenevano tra i doni funebri le ossa di animali, sacrificati per accompagnare e servire i loro padroni. In tal senso, di particolare rilevanza erano le ossa dei cavalli (3).

Spesso questi capitani venivano sepolti assieme con tutti gli abitanti della loro casa (mogli, domestici e figli). In queste sepolture, per la 1^ volta nella pre-storia europea si rinvengono tombe di maschi di alto rango, che contengono anche gli scheletri di donne sacrificate. (4)

I Kurg introdussero, inoltre, l’istituto della schiavitù in Europa. I ritrovamenti archeologici indicano che in alcuni campi kurganici il grosso della popolazione femminile apparteneva all’antica popolazione neolitica. Ciò suggerisce che i Kurg massacravano la maggior parte degli uomini e dei bambini, ma risparmiavano parte delle ragazze e delle donne, costrette ad assumere il ruolo di concubine o schiave: una pratica dei pastori guerrieri documentata anche nei racconti biblici. Quando Canaan fu invasa dai madiamiti, infatti, il loro dio Jhaveh ordinò di uccidere tutti gli abitanti delle città conquistate, ad eccezione delle ragazze vergini. (5)

Dunque, é indubbio che anziché essere portatrice di civiltà all’Europa, la comparsa dei proto-indoeuropei (nello specifico i Kurg) in Europa pre-storica, segna l’inizio della fine dell’antica civiltà europea, già orientata sull’uguaglianza e la partnership tra donne e uomini. Ciò che risulta evidente dalla documentazione archeologica é la scomparsa di tradizioni millenarie di ceramica dipinta e incisa, di modelli di templi e di figure femminili: quelle che prima non erano mai state sottomesse, disprezzate e distrutte. Tutto fu trasformato in società, in cui la «guerra eroica» e il governo mediante la forza e la paura inculcata da una piccola élite maschile diventò la norma: ovvero cultura dominante fino ai giorni nostri !

In seguito vederemo che questo fenomeno investì anche altri continenti, tra i quali l’area più eclatante é il Medio Oriente e in particolare la Palestina (6)

NOTE:

  1. – La Civiltà della Dea (Stampa Alternativa); Le dee e gli dei dell’Antica Europa (Stampa Alternativa).

  2. – Questa visione indoeuropea di quanto accade dopo la morte si riflette nella più tarda mitologia greca, in cui il regno dei morti (Ade) viene ancora descritto come un mondo malsano e oscuro, nel quale «ombre» solitarie vagano miserande e disperate. Nella mitologia greca, tuttavia, Ade é anche il dio dei morti.

  3. – L’importanza dei cavalli é messa in rilievo da tutti gli indoeuropeisti. Vedi ad esempio Mallory

  4. – In Italia famosa é la cosiddetta “Tomba della vedova” (rinvenuta a Rinaldone, località di Montefiascone in provincia di Viterbo) risalente al III millennio a. C.: epoca a cui si riferisce la 3^ grande devastante ondata di invasione kurgan, che spinse anche popoli già “indoeuropeizzati” a invadere a loro volta nuovi territori, tra i quali il Lazio (come da documentazione di M. Marconi). Vedi https://www.nuovatlantide.org/i-pelasgi-e-le-origini-piu-remote-degli-italici/

  5. – Nel Vangelo secondo Giovanni (VIII, 7) leggiamo che gli abitanti di Gerico vengono letteralmente sterminati «passando a fil di spada ogni essere che era nella città, persino i buoi, gli arieti e gli asini». Secondo l’imbarazzato commento dell’edizione ufficiale della CEI «si tratta di un costume in armonia con i tempi antichi, ispirato a una morale imperfetta, che aspettava di progredire».

  6. Dal Cap.  “Dio degli Eserciti- Liberatori e Conquistatori” a capo del popolo di Israele. (Piergiorgio Odifreddi – Longanesi)

Tag:



Postato su NuovAtlantide per:

Studioso in Scienze Politiche, Psicanalitiche e Antropologiche - Master in Counseling Professionale - Autore del romanzo storico "Oleg di Novgorod", venduto anche a Mosca.


Torna Su ↑
  • Accedi

    Close
    *
    *
  • nuovAtlantide.org

    La community online per condividere la tua opinione.

    Il significato che vuole avere nuovAtlantide è di essere utile a chi vuole confrontarsi sui temi e problemi più vari, di promuovere il dibattito e conservare i contributi in un archivio accessibile a tutti, allo scopo di approfondire le questioni. Esprimeremo le nostre opinioni in modo chiaro, ma pensiamo che il dibattito deve essere libero, senza filo spinato e mine antiuomo.

    questo è il nostro motto:
    Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo (Voltaire)

    Come iniziare:
    - Crea un account su nuovAtlantide.org
    - Inizia a postare articoli
    - Commenta gli articoli degli altri utenti

    Se gli articoli sono presi da altri siti web, ricordati sempre di scrivere autore e fonte.

  • Commenti recenti


  • Ecco le nostre Rubriche, clicca sul nome per accedere...
  • Alimentazione

  • Libri

  • Una Sera, una Poesia

  • Cesare Pavese

  • Riforme Costituzionali

  • Cambiare si può

  • Cose dall’Altro Mondo

  • Gli impubblicabili

  • TAV Terzo Valico

  • Racconti per l’Estate