Manifesto per le elezioni regionali in Emilia Romagna

per Gian Franco Ferraris
Fonte: facebook

Cara cittadina, caro cittadino, abbiamo redatto questo appello con il metodo della partecipazione deliberativa di persone, movimenti e partiti, metodo che pensiamo essere la “nuova politica” di cui necessita il governo degli enti locali, per superare l’astensionismo e l’esclusione, per combattere lo strapotere della finanza e dei gruppi che ne detengono il controllo. Ti chiediamo di unirti a noi con la sottoscrizione di questo appello e con l’impegno a partecipare attivamente nella co-costruzione della nostra proposta e nell’adesione alla mobilitazione democratica sulle quali vogliamo siano ricostruite le istituzioni della nostra Regione.

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L’Emilia Romagna è attraversata da una profonda crisi economica, sociale e ambientale che precarizza le nostre esistenze e soffoca l’economia un tempo florida. Una crisi scatenata dall’economia neoliberista degli ultimi trent’anni e dagli “aggiustamenti strutturali” imposti dalla Troika, assunti dai governi nazionali e trasferiti ai territori con vincoli di bilancio, tasse e riduzione degli investimenti. Una crisi che i governi regionali non sono stati capaci di arginare a sufficienza. Tutto ciò che nel tempo ha esaltato l’Emilia Romagna oggi è messo in discussione: il suo sistema scolastico e formativo, la qualità del welfare (sanitario e sociale), il suo patrimonio culturale e paesaggistico. E’ in crisi profonda il nostro sistema produttivo, quel modello emiliano-romagnolo un tempo invidiato in tutto il mondo e che oggi stenta a produrre e distribuire equamente ricchezza.

Viviamo ormai in un territorio “inquinato”: la cappa delle polveri sottili che incombe sulla pianura padana è alimentata da uno sviluppo superato e distorto, dominato dal “ciclo del cemento”, da un traffico veicolare privato insostenibile, da un sistema di smaltimento dei rifiuti arretrato, dal degrado conseguente l’abbandono della montagna, dalla devastazione degli alvei fluviali e dall’inadeguata manutenzione del territorio. Una regione inquinata anche dal clientelismo e dalla criminalità organizzata, di cui troppo tardi si è percepita l’estesa infiltrazione nel tessuto economico e sociale. È in crisi la democrazia in tutte le sue articolazioni, dai consigli di quartiere alle Province destrutturate senza un chiaro progetto, ai consigli comunali ridotti al silenzio da leggi che concentrano tutto il potere nelle mani dei sindaci e delle giunte. Una tendenza pienamente recepita dalle riforme del governo Renzi che, in nome della “governance”, mira a rendere anche le istituzioni statali organi non elettivi, senza un reale controllo democratico. L’ideologia della “governance” nella nostra regione si è estesa da tempo alle società partecipate come Iren ed Hera, diventate vere e propri conglomerati che agiscono fuori dal nostro territorio, più dedite al conseguimento di ricchi dividendi per i soci privati e lauti stipendi al proprio management che all’interesse pubblico, scaricando i costi sulle bollette che pagano le persone. Una situazione insostenibile che porta all’indebitamento e alla privatizzazione di fatto, che è il vero fallimento della politica che ha reso questi soggetti società per azioni a suo tempo.

Eppure esiste un’altra Emilia-Romagna che in questi anni non è stata a guardare. Un’altra Emilia-Romagna che ha difeso i diritti e i beni comuni come acqua, scuola, casa, lavoro e salute. Che ha vinto i Referendum, ma ha visto la peggior politica ignorare quei risultati. Che è impegnata nella difesa della Costituzione nata dalla Resistenza, capace di tessere reti di solidarietà e mutuo aiuto. Che ha prodotto singolari esperienze locali di produzione socialmente e ambientalmente sostenibile e liste civiche che stanno amministrando bene alcuni territori. Che è consapevole dell’attacco agli spazi democratici e agli strumenti di partecipazione popolare. Che crede che quegli spazi e quegli strumenti vadano non solo difesi, ma ampliati e ridefiniti, e da tempo chiede forme di partecipazione reali e riconosciute dalle istituzioni. Che mette a fondamento del suo agire i principi costituzionali di eguaglianza e solidarietà, che crede che l’istruzione sia un diritto e non un servizio a pagamento, che crede nella laicità e nel multiculturalismo. Che valorizza la cultura. La ricchezza di lotte, proposte e buone pratiche amministrative, in rete tra loro, è un patrimonio importante per uscire dalla crisi diversi e migliori, per raggiungere l’obiettivo di rendere la nostra regione la meno diseguale e la più solidale d’Europa.

La Regione che vogliamo guarda al futuro con gli occhi dei precari, delle donne che non riescono a conciliare la maternità con una vita dignitosa, delle lavoratrici e dei lavoratori espulsi dal mondo del lavoro, degli artigiani e delle partite IVA a cui viene negato il credito per poter continuare ad essere produttivi, delle giovani coppie che non hanno accesso per i loro figli alla scuola dell’infanzia pubblica e non possono permettersi una casa, dei giovani single e di chi vive solo, di chi difende i propri diritti all’autodeterminazione nelle scelte riguardanti la vita, l’orientamento sessuale, la maternità e il fine vita, di chi è sprofondato nelle nuove povertà, dei terremotati e alluvionati, dei migranti che ci raggiungono fuggendo da fame e guerre. Noi, in primo luogo, diciamo NO all’austerità e ai tagli alla spesa pubblica. Vogliamo rilanciare gli investimenti per un nuovo modello di società e di sviluppo che rafforzi il sistema di welfare e gestisca i beni comuni in forma pubblica e partecipata; che scommetta su una conversione ecologica dell’economia per contrastare la precarietà, difenda il lavoro, crei nuova occupazione di qualità. E’ indispensabile lavorare per una nuova società realmente solidale anche con l’introduzione del reddito minimo garantito. Diciamo No alle grandi opere inutili che devastano il territorio. Vogliamo un’economia fondata sul risparmio energetico e l’uso di energie pulite e rinnovabili, sulla difesa dell’ambiente e della salute, sulla salvaguardia del suolo, sui trasporti pubblici efficienti a supporto di un nuovo modello di mobilità, su un’agricoltura ecologica e biologica, sulla ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica e la formazione per sostenere e qualificare il sistema delle imprese locali, riconoscendo l’immensa ricchezza di quelle piccole e medie che, rinnovate e coordinate fra loro, potrebbero garantire la qualità della produzione e la dignità del lavoro. Un modello che, ripartendo dai cittadini e dai loro bisogni, ritorni al centro dell’innovazione sociale in un nuovo patto tra democrazia, partecipazione e sostenibilità e riporti la nostra altra Emilia Romagna ad essere protagonista nel dibattito nazionale ed internazionale.

Le prossime elezioni regionali possono essere l’occasione per un percorso che, a partire dall’esperienza alle europee de “L’Altra Europa con Tsipras” e della sua presenza attiva, faccia nascere una lista aperta, di cittadinanza e di forti competenze che mobiliti persone, comitati, movimenti, esperienze civiche e forze organizzate, verso un’altra Regione che parli con chiarezza il linguaggio della partecipazione, della democrazia e dell’equità e del benessere sociale. Una Regione che non vuole lasciare indietro più nessuno, perché le persone vengono prima dei profitti.

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romagna

Pubblicazione proposta da Cristina Franchini

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