Matteo e Matteo. Cani che abbaiano non si mordono

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti

Matteo e Matteo. Cani che abbaiano non si mordono.

È di oggi la notizia che in Giunta per le immunità i renziani, non partecipando al voto su Salvini, lo hanno momentaneamente salvato, rinviando all’Aula la decisione finale (vedrete che bolgia!). È loro opinione che Salvini non fosse l’unico responsabile dell’accadimento (il divieto di sbarco per 150 migranti ospitati dalle nave di una Ong spagnola), ma (come dichiara Bonifazi) egli abbia ricevuto “l’avallo del governo” (cioè di Conte, attuale premier di un esecutivo di cui Italia Viva dice di far parte).

Anche per oggi è andata. I renziani conquistano le home page. Si parlerà di loro e anche gli insulti andranno bene al fine di sopravvivere nel magma politico-informativo di questi anni. C’è chi dice che l’inciucio Renzi lo stia costruendo con Giorgetti, ossia i liberal della Lega. Ma questa è forse la pars construens del percorso. Prima di questo hanno la necessità di sfasciare il governo e mettere a mollo la sinistra, e allora va bene tutto, anche barare pur di tenere a galla il 2%.

C’è poco da fare, i soldi europei, la necessità di mettere mano a risorse poderose per ricostruire un patto politico con una parte del Paese, spinge ad azioni politiche palesemente orrende. Torno, dunque, al mio interrogativo basico: come ha fatto il PD, come ha fatto la sinistra ad accogliere a braccia aperte la ‘risorsa’ Renzi, quando egli era già allora palesemente un siluro lanciato contro la sua stessa chiglia? Ingenuità, spaesamento o stordimento politico totale?

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