Cultura

Pubblicato il 29 marzo 2017 | di

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Il mondo dell’antica Europa

di Antonio Gaeta – 29 marzo 2017

Non riusciremo mai a unificare l’Europa, finché non approfondiremo gli studi sul mondo dell’antica Europa, esistito prima dell’invasione dei popoli indoeuropei! Questa la mia crescente convinzione, che é avvalorata dalle seguenti considerazioni:

a) E’ impossibile unificare popoli, le cui logiche istituzionali seguono involuti e dannosi percorsi storici ed etno-culturali, che classi politiche nazionali cercano di imporre, affinché gli stessi popoli aderiscano a criteri ispirati alla prevalente convenienza economica di chi domina;

b) Quanto sopra reso possibile dal fatto che le impronte storico-culturali impresse nelle coscienze dei singoli di ogni popolo incidono più profondamente delle teorie economiche che tutelano le dimensioni collettive;

c) Quella che storicamente noi conosciamo é un’Europa abitata da centinaia di popoli guidati da guerrieri, come tali, in perenne competizione, lotta, e sopraffazione gli uni con gli altri, grazie anche all’uso manipolato della verità storica e dell’informazione;

d) L’economia di guerra e le ideologie di morte sono le principali caratteristiche, che accomunano tutte le culture patriarcali, di cui le civiltà indoeuropee si sono da sempre nutrite, soprattutto in Europa. Ciò contrasta profondamente con l’ideologia di pace e di grande comunità istituzionale;

e) Portare a conoscenza di tutti i cittadini d’Europa i fondamenti che ispirarono le civiltà matrilineari, mutualistiche o gilaniche, significa ricondurre le consapevolezze di tutti sulle nostre comuni origini solidaristiche. Questo, però, impedirebbe a chiunque di evidenziare (per contrapporle) le differenze nazionali, etniche e religiose: cosa non voluta dalle classi politiche locali;

«Le più antiche civiltà del mondo (Cina, Tibet, Egitto, Medio Oriente ed Europa) – scrive Marija Gimbutas in “La Civiltà della Dea” – sono in tutta probabilità ispirate alla Dea matristica e potremmo definirle “civiltà della Dea” (*). Poiché l’agricoltura é un’invenzione femminile, il periodo neolitico offre condizioni ottimali, per la sopravvivenza dei sistemi matrilineari ed endogami (nell’ambito di un prefissato gruppo di clan), ereditati dai tempi paleolitici. Nella prima fase della rivoluzione agricola le donne raggiungono l’apice della loro influenza, nell’ambito delle coltivazioni, delle arti, e nelle attività artigianali, nonché nelle funzioni sociali (quindi pubbliche, ndr). In tale periodo storico non esistono in tutta Europa tracce di governo dei capi di sesso maschile, stile indoeuropeo. Non si trovano, infatti, tombe reali maschili, né zone residenziali organizzate intorno a Megaron costruite su alture fortificate (strutture tipiche dei periodi di guerra e d’invasione barbarica). I riti di sepoltura e i modelli d’insediamento riflettono una struttura matrilineare, mentre la distribuzione della ricchezza nelle tombe parla di egualitarismo economico.»

Le prime ricerche sulle società del mondo antico, come le opere di J.J. Bachofen (1815-87) e R. Briffault (1873-1948), si basano sullo studio di antichi documenti storici, sull’archeologia, sul mito e sui parallelismi etnografici. Questi studiosi hanno concluso che le antiche società europee erano matrilineari e “matriarcali”. In altre parole, tutte le caratteristiche ereditarie (nomi e beni) erano trasmesse attraverso la discendenza materna e le decisioni (assunte sempre in modo assembleare) erano sintetizzate e fatte applicare dalla “matriarca”, capo politico/religioso del clan, del villaggio, della città).

Come fortemente evidenziato anche dall’antropologa Heide Goettner-Abendroth, la grande archeologa Marija Gimbutas alla fine del XX secolo sostiene giustamente che ancora manca un serio studio interdisciplinare di ampio respiro sui millenni precedenti le invasioni barbariche dei popoli indoeuropei. Possiamo aggiungere che anche su quest’ultimi gli studi e le ricerche sono pochi e non soddisfacenti, fatta parziale eccezione per le opere di George Thomson (The Prehistoric Aegean: Studies in Ancient Greek, 1949) e Robert Graves (I Miti Greci, 1989 Longanesi & C.).

«Un ostacolo serio e ricorrente allo studio approfondito sulle antiche società europee – commenta M. Gijmbutas – é costituito dalla faciloneria con cui si ritiene che tali società debbano somigliare alle nostre attuali. Bachofen avvertì nel 1895 che “lo studioso deve essere in grado di rinunziare alle idee del suo tempo e deve sapersi traferire in un punto medio di un mondo dal pensiero completamente diverso”. Purtroppo, l’esistenza di un mondo completamente diverso é una delle cose più difficili da ammettere ! La difficoltà del XX secolo – essa scrive – é che al termine “matriarcato” si vuole attribuire un valore speculare (immagine allo specchio) del patriarcato (o androcrazia): ovvero una struttura gerarchica, in cui le donne governano con la forza del potere tipicamente maschile. Tuttavia, la realtà é molto lontana da questa menzogna !»

Non é un caso se quasi tutti gli studiosi di sesso maschile sostengono che le società matriarcali sono state episodiche e limitate nel tempo e nello spazio. La motivazione si accompagna con la menzogna sul “sempre esistito potere maschile”, cui si attribuisce un valore naturale (al pari di altre specie animali), sebbene non previsto dall’evoluzione della specie Homo e non confermato dall’accurata analisi biologica dei sessi. Se ne deduce che la presunta “superiorità” maschile si avvale soltanto di un cementificato fondamento di carattere esclusivamente culturale di stampo ed origine tipicamente patriarcale, tipo la “leggenda di Adamo ed Eva” (Papa Francesco, 2015) !

«Nell’antica Europa – prosegue M. Gijmbutas – e in tutto il mondo antico non é stata mai dimostrata l’esistenza di un sistema di governo autocratico delle donne, accompagnato da repressione degli uomini ! Troviamo, invece, strutture in cui i sessi sono in posizioni del tutto paritarie: società che potrebbero essere definite “gilaniche”, termine coniato da Riane Esler (da ‘gyne’ riferito a ‘donna’ e ‘andros’ ‘uomo’, uniti dalla lettera ‘l’, che sta per ‘lyein’ “slegare o ‘lyo’ ‘liberare’)». ( **)

La gilania implica che i sessi sono in mutua cooperazione (a tutti i livelli), anziché gerarchicamente classificati. (vedi https://www.nuovatlantide.org/calice-la-spada/)

Un significativo esperimento di applicazione di tale principio organizzativo della società é in atto nel Rojava siriano, ad opera dei Kurdi fedeli ai principii ispiratori del loro leader Abdullah Öcalan, da tempo nelle prigioni del premier nazista turco, Recep Tayyip Erdoğan, dopo che il neonato governo D’Alema lo estradò, per presunti crimini mai commessi. Il “caso Öcalan” fu origine di critiche al governo D’Alema, accusato tra l’altro di aver trascurato gli articoli 10 e 26 della Costituzione italiana che regolano il diritto d’asilo e vietano l’estradizione passiva in relazione con presunti reati politici. Il 28 gennaio 2016 la giunta comunale di Napoli, guidata dal Sindaco Luigi de Magistris, ha conferito a Öcalan la cittadinanza onoraria della Città di Napoli, «quale pubblico attestato dei sentimenti di condivisione dei principi di democrazia, uguaglianza e libertà per il Popolo curdo, al quale la Città di Napoli è legata da affetto, stima ed amicizia».

NOTE:

(*) – Trent’anni di studi e di ricerche condotti in tutti gli altri continenti (Europa esclusa) dall’antropologa Heide Goettner-Abendroth (e da Jacopo Fo, in particolare sulle culture pre-faraoniche egizie), attestano che non si tratta di una probabilità, bensì di una certezza. “La Civiltà della Dea” di Marija Gimbutas (Stampa Alternativa) si preoccupa di documentare e di interpretare i reperti archeologici, che dimostrano l’esistenza delle Civiltà della Dea in Europa.

(**) – Riane Esler – “Il calice e la spada” – “Il piacere é sacro” – “L’infanzia di domani” – La vera ricchezza delle nazioni” – Tutti pubblicati da Forum Edizioni.

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Studioso in Scienze Politiche, Psicanalitiche e Antropologiche – Master in Counseling Professionale – Autore del romanzo storico “Oleg di Novgorod”, venduto anche a Mosca.


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