Non ci sono più i pascoli di una volta

per Luca Billi
Autore originale del testo: Luca Billi
Fonte: i pensieri di Protagora...
Url fonte: http://ipensieridiprotagora.blogspot.it/2016/12/verba-volant-332-pascolo.html

di Luca Billi  27 dicembre 2016

In italiano usiamo la parola pascolo per indicare il terreno in cui l’erba non viene falciata in modo che serva da nutrimento per gli animali. L’etimologista senese Otorino Pianigiani spiega che si tratta di una forma di diminutivo dell’antico termine pasco, usato anche ai suoi tempi solo in poesia. E nella denominazione di una delle più importanti banche italiane. Credo che a questo punto avrete capito di cosa parlerò in questa definizione: non certo di allevamento, anche se molti hanno pascolato su quella banca. Il Monte dei paschi di Siena si chiama così dal 1624 – anche se la banca venne fondata già nel 1472 – perché in quell’anno il granduca Ferdinando II concesse in garanzia dei debiti della banca le rendite dei pascoli demaniali della Maremma. Tutta roba molto old economy.
Come noto in questi giorni quella banca è stata di fatto nazionalizzata. Peraltro è curioso come questi governi di destra, ispirati dall’ultraliberismo, scoprano queste soluzioni “comuniste” solo quando c’è da salvare una banca. Comunque sia, credo che questa scelta fosse inevitabile per salvare i dipendenti e i clienti di quell’istituto: l’Italia non poteva  permettersi che Mps fallisse. Personalmente credo sia stato giusto, sono disposto a cedere un po’ dei soldi che ho pagato con le mie tasse per salvare quella banca, anche se vorrei che quei “miei” soldi non fossero gestiti dagli stessi che hanno portato la banca alla rovina.
Io non ne ho le competenze e questo articolo non è neppure la sede per un’analisi del genere, ma credo si possano facilmente individuare le persone che negli anni sono state le responsabili di questo fallimento: quelli che hanno compiuto operazioni sbagliate o pericolose, quelli che hanno avallato queste scelte, quelli che non hanno vigilato, quelli che in questi anni si sono arricchiti alle spalle della banca e anche quelli che ci guadagneranno grazie a questo salvataggio pubblico. Immagino siano molti, anche se non moltissimi, e un paese serio avrebbe il dovere di perseguirli, ma ovviamente questo non accadrà. Perché non siamo un paese serio, ma soprattutto perché questa non è una crisi accidentale, ma di sistema. Di Mps, come di altre banche importanti, si dice che è troppo grande per poter fallire: mi verrebbe da rimodulare questa frase dicendo che queste banche falliscono proprio perché sono troppo grandi.
Poi il Monte dei paschi è una banca molto particolare, la cui storia è da sempre intrecciata con quella della sua città, perché la città ne è stata per lunghissimo tempo la “proprietaria”. E siccome nel secondo dopoguerra a Siena c’erano i comunisti, per molti anni l’espressione abbiamo una banca aveva un significato preciso per i compagni della sinistra senese. E quel sistema, nonostante alcune opacità – non era mai facile capire quale fosse la sede in cui si prendevano le decisioni nella città toscana, se in banca o nel partito – ha funzionato. Personalmente non credo sia un caso se la crisi di quella banca sia cominciata quando noi abbiamo cominciato a diventare un’altra cosa. Si tratta ovviamente di un processo di alcuni anni, ma che ha avuto nel 1995 un passaggio fondamentale con la trasformazione di quell’istituto di credito di diritto pubblico in una società per azioni. E quasi contemporaneamente con il suicidio del partito erede di quella storia e la nascita al suo posto di consorterie molto opache.
Il problema però non sta solo in questo passaggio né solo negli errori, spesso dolosi, dei singoli amministratori, quanto in un vizio intrinseco, in sostanza in quello che è diventato il capitalismo. Perché alla base della ricchezza non ci sono più i pascoli, perché pare che l’economia moderna non debba più basarsi su questi valori, concreti e tangibili, ma soltanto sull’alea del denaro che serve a produrre altro denaro. A un certo punto si è cominciato a produrre i soldi attraverso i soldi e non attraverso il lavoro. In fondo la vera crisi di Mps nasce da qui, dall’arroganza e dall’egoismo volgare del capitalismo.
Nel Palazzo pubblico di Siena sono conservati due celebri cicli di affreschi di Ambrogio Lorenzetti, che rappresentano gli effetti del cattivo e del buon governo sulla città. A dominare l’allegoria del cattivo governo è un mostro diabolico assiso in trono, la personificazione della tirannide secondo il pittore e i suoi committenti. Ora noi potremmo dire l’immagine del capitale, i cui effetti sulla vita delle persone che vivono in città e in campagna è terribile e mortale: la crisi di Mps non è un accidente della storia, come vogliono farci credere, a cui si può mettere mano partendo dagli effetti, senza intervenire sulle cause. Questo fallimento è una conseguenza inevitabile quando si lascia tutto il potere al capitale. E quindi il nostro obiettivo deve essere abbattere quel mostro.

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