Non è facile essere un fenomeno

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di Luca Billi, 9 agosto 2018

Luigi Origene Soffrano ha attraversato con passo lieve alcune stagioni del cinema italiano, ha calcato lo stesso set con Totò, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi – solo per citare alcuni tra i più grandi – ha partecipato a più di centocinquanta film, per lo più non memorabili, anche se quando uscirono molti di questi ebbero grande successo, ma una manciata dei “suoi” film – Il federale, Il medico della mutua, Fantozzi – hanno certamente un posto nella storia del nostro cinema. Ha scavalcato i generi, passando da La dottoressa del distretto militare all’impegno de Il muro di gomma. A essere onesti non possiamo definire Jimmy il Fenomeno – il nome con cui era conosciuto – un attore: lui strabuzzava gli occhi strabici, mostrava la sua faccia a cui spesso arrivava un ceffone oppure rideva in maniera sguaiata. Eppure lui era lì. Quei film memorabili che ha interpretato sarebbero stati belli comunque, anche senza di lui, come lui non ha colpa dei moltissimi film brutti a cui ha partecipato. Jimmy il Fenomeno era sostanzialmente inutile al film. Eppure lui era lì.
Solo con il cinema Luigi Origene Soffrano sarebbe potuto diventare Jimmy il Fenomeno. Nel teatro ci sono gli alabardieri, i valletti, quelli che al massimo dicono due battute, ma evidentemente – per ragioni meramente logistiche – sono ridotti al minimo e spesso le loro parti sono tagliate. Capita a volte che per risparmiare su un attore ci siano rappresentazioni dell’Amleto senza che l’ambasciatore d’Inghilterra dica: “Rosencrantz sono Guildenstern sono morti”, che invece è una battuta fondamentale della tragedia, anche se l’unica di quel personaggio.
Il cinema invece ha la possibilità e il lusso di avere in scena personaggi inutili. E questa è stata la fortuna di Jimmy il Fenomeno, che così ha potuto lavorare per quasi cinquant’anni, facendo i film.
La sua vita non è stata semplice, è morto in una casa di riposo con una risicata pensione sociale. Avrebbe meritato il sussidio della cosiddetta legge Bacchelli, per meriti artistici, non perché ne avesse, ma perché lui era sempre stato lì. E perché non serviva.
Dobbiamo ricordare la sua storia perché Jimmy il Fenomeno siamo noi, che attraversiamo lo spettacolo del mondo senza che il nostro ruolo sia fondamentale: al massimo possiamo prenderci un paio di ceffoni.