A sinistra c’è un problema di rapporto con la legalità. E lo dico da sinistra

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di Benedetta Piola Caselli – 7 luglio 2014

Non facciamo finta di niente: a sinistra c’e’ un problema di rapporto con la legalita’. E lo dico da sinistra (a scanso di equivoci).

Prevale, infatti, l’idea che – se si fa una cosa buona e giusta – le regole possono non essere applicate.

Questo puo’ essere vero in caso di emergenza; difficilmente puo’ passare, pero’, in un consesso democratico dove le leggi sono votate.

La retorica legittimista, che sento troppo spesso, punta a mettere sullo stesso piano situazioni diversissime, per renderle accettabili (se non condivisibili) : ma e’ un trucco ideologico che fa piu’ male che bene all’analisi dei problemi ed alla ricerca delle soluzioni.

La resistenza dei partigiani all’occupazione nazifascista, non e’ la stessa cosa degli scontri di piazza per l’emergenza abitativa (per quanto grave ed urgente possa essere il problema) ; l’occupazione delle terre da parte di contadini allo stremo, non e’ la stessa cosa dell’occupazione del Teatro Valle. Non vado per iperboli: queste obiezioni, proprio queste, mi sono state fatte.

E, spesso, la violazione delle regole comporta il sacrificio di altre realta’ svantaggiate: chi occupa una casa popolare, toglie la possibilita’ ad un’altra famiglia – che aspetta in graduatoria – di abitarla. E tutto si riduce ad un rapporto di forza: che e’ quello che non si vuole, o che non si dovrebbe volere.

Il punto e’ che o si e’ dentro le regole democratiche, o si e’ fuori. La possibilita’ di derogarle e’ davvero sottile.

Voglio fare tre esempi di deroghe per me ingiustificate. Sono tre reazioni, soprattutto emotive, che (secondo me) mostrano il difficile rapporto di parte della sinistra con la legalita’.

1) Gli scontri di piazza. Su questo saro’ breve, perche’ ho gia’ scritto molto. Noto solo che non arriva mai una presa di posizione chiara di isolamento e condanna nei confronti dei manifestanti violenti; e questo anche quando e’ lampante che gli scontri sono ricercati e voluti.

2) Il caso Angelo Mai. Per chi non lo sapesse, l’ Angelo Mai e’ un bello spazio culturale a Caracalla, dato in affidamento dal comune a degli ex occupanti. In primavera e’ stato posto sotto sequestro. La reazione di solidarieta’ e’ stata immediata; e cio’ nonostante il sequestro fosse stato deciso dopo le indagini ed il vaglio di due magistrati, e sulla base di prove importanti, a causa di indagini per reati gravi (fra cui associazione a delinquere a scopo di estorsione) a carico di alcuni membri del comitato di gestione.

Ma il punto non e’ questo. Quando sono state rese pubbliche le intercettazioni che costituiscono parte dell’impianto probatorio, non c’e’ stata alcuna presa di posizione contro le persone coinvolte. Anzi: una di loro ha recentemente parlato pubblicamente in una assemblea politica, facendo gli onori di casa (si teneva la Mai), applaudita da una folla di compagni. Eppure le frasi da lei pronunciate sono gravissime: eccole per la vostra lettura:

http://www. ilfattoquotidiano.it/2014/05/07/angelo-mai-e-occupazioni-a-roma-intercettazioni-amare/976111/

Inoltre, quando il Tribunale del Riesame ha disposto il dissequestro di parte della struttura (la sala teatro), mantenendo fermo il sequestro del resto, si e’ cercato di presentare la cosa come un trionfo della giustizia contro un provvedimento persecutorio: onesta’ intellettuale pari a zero.

3) il caso del Teatro Valle. C’e’ grande fermento per lo sfratto del Valle, occupazione romana che desta la simpatia di molti, o per lo meno dei pochi molto visibili. Il Valle, teatro settecentesco con marmi e stucchi, e’ stato occupato tre anni fa, sulla base di una presunta intenzione del Comune di venderlo a privati o trasformarlo in ristorante. Questa notizia, per quello che so, era falsa fin dall’inizio: il Valle stava passando sotto la gestione del Teatro di Roma, che aveva persino abbozzato una programmazione della stagione teatrale. Comunque l’occupazione, che doveva durare tre giorni, si e’ protratta fino ad oggi, con gravi danni sia per l’erario che per gli altri teatri. Per l’erario perche’, oltre ai danni di una gestione malaccorta della struttura storica per ora inquantificati, non sono mai state pagate ne’ le imposte ne’ le utenze, per un carico di centinaia di migliaia di euro; per gli altri teatri perche’ il Valle, non pagando Siae, imposte, contributi, agibilita’, assicurazioni, utenze etc. offre un biglietto ad 8 euro anziche’, come i Teatri in regola, a 25 e quindi fa una concorrenza spietata, ma sleale.

Nel grande scalpore sullo sfratto del Valle, nessuno nota che sta chiudendo, per mancanza di fondi, il Piccolo Eliseo.

Comunque, quello che Marino ha proposto, e’ un bando ad evidenza pubblica che permettera’ di valutare le proposte di gestione. L’associazione teatro Valle puo’, ovviamente, partecipare; e, se la sua proposta sara’ ritenuta valida, vincere come tutti. Non si capisce dunque il perche’ di tanto scalpore.

Vorrei pero’ far notare due cose. Nel tentativo fallito di Trasformare l’associazione in Fondazione (cosa per cui non c’erano i requisiti, ma va!) il Valle si e’ rivolto al Notaio Gennaro Mariconda.

Chi e’ Gennaro Mariconda? Ecco qui:

http:// archiviostorico.corriere.it/2009/maggio/22/STESSO_NOTAIO_GERONZI_mo_0_090522087.shtml

Perche’, fra tutti i notai che ci sono a Roma, proprio a lui?

Ed e’ possibile che nessuno, ma proprio nessuno, abbia mosso un’obiezione?

Quanto ai premi presuntivamente riconosciuti, ho trovato interessante leggere questo:

http:// educazionesentimentaledellefemmine.wordpress.com/2014/04/07/il-teatro-valle-che-si-da-i-premi-da-solo/

Taglio: la legalita’ non e’ un concetto di destra o sinistra: e’ la stella polare degli onesti. E’ ora di gridarlo forte, perche’ rischiamo di appiattirci su un qualunquismo etico degno del peggior Berlusconi.