La riforma liberticida del nuovo Senato della Repubblica

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di Ferdinando Imposimato – 25 giugno 2014 – dalla sua pagina Facebook

E’ riforma federale mascherata identica a quella del Governo Berlusconi del 2003 bocciata da referendum. Ricordiamo a Renzi e a Maria Boschi le leggi vergogna del partner. Dietro la riforma ci sono progetti di disgregazione dello Stato. Vogliamo riforme per l’eguaglianza.

 

 

La riforma liberticida del nuovo Senato della Repubblica

[25/06/2014] di Ferdinando Imposimato

La funzione legislativa affidata alla sola Camera dei deputati e la nascita del nuovo Senato della Repubblica, che vede la centralità delle Regioni,  portano allo stravolgimento della Costituzione   con la modifica degli equilibri a favore dell’esecutivo.  E alla lesione dell’equilibrio dei poteri, cardine della Costituzione Angelo Panebianco  elogia il nuovo Senato sul Corriere per  “la concentrazione del potere di governo,  sottratto alle regioni,  eliminando la dispersione avvenuta con la riforma del titolo V della Costituzione”.

Ed invece si verificherà l’esatto contrario, perché le Regioni, controllando il Senato, solleveranno una pletora di vertenze con lo Stato davanti alla Corte Costituzionale. In tale sistema – disse Giuliano Vassalli,- si annida il pericolo di una stasi legislativa: una riforma  per aumentare i conflitti. Mentre compito della democrazia è  evitare i conflitti, comporli,   sedarli. In realtà siamo di fronte a una riforma federale mascherata. Cosa che non ha compreso Stefano Rodotà  il quale sostiene, evocando un  suo disegno di legge del 1986, la esigenza del  monocameralismo. Nel  giudicare la bontà della  riforma, dobbiamo partire dal  contesto storico.

In Italia abbiamo avuto  per oltre  un trentennio oltre che governi guidati da politici illuminati come Aldo Moro, Mariano Rumor e altri, anche governi guidati da politici filomafiosi   da eversori filofascisti da piduisti, da corrotti o evasori fiscali,  che, nonostante la doppia lettura di Camera e Senato,  hanno prodotto una moltitudine di leggi ad personam  vergognose. Il lodo Alfano, il lodo Schifani, la legge Cirielli per salvare l’ex premier dai giusti processi,  la legge Giudiceandrea,  varata dal Premier Andreotti e dal capo dello Stato  Cossiga nel febbraio del 1992, per prorogare  di due anni il Procuratore della Repubblica  di Roma  e consentirgli l’archiviazione del processo su Gladio. Esemplari furono  le leggi  ad personam contro il giudice Giancarlo Caselli volute dal premier Silvio Berlusconi. 

Ricordiamo a Matteo Renzi e a  Maria Elena Boschi quelle leggi vergogna. 

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Berlusconi varò  ben tre leggi contro  Caselli,  che come  procuratore a Palermo,  aveva osato  processare  i politici  Giulio Andreotti,  Marcello dell’Utri, Totò Cuffaro ed altri,  riconosciuti dalle Corti della Repubblica colpevoli di avere  avuto rapporti con  Cosa Nostra.  Bisognava fermare Caselli. Il governo Berlusconi  agì quando il giudice si candidò come capo della DNA al posto di Pier Luigi Vigna, con  tre norme  varate per  sbarrargli la strada.  Il guardasigilli  leghista  Castelli stabilì che per diventare capo della DNA, bisognasse  avere meno di 66 anni.  Vigna  sarebbe scaduto  il 15 gennaio 2005.  Caselli,  compiendo   66 anni il 9 maggio 2005, non   poteva concorrere  per il vertice della DNA. Il Presidente Ciampi  bocciò la legge  Castelli. Ma il 30 dicembre 2005 il governo Berlusconi  infilò nel decreto «milleproroghe» un articoletto di tre righe che prorogava Vigna fino ad agosto 2005.  Alla Camera, in sede di conversione,   la norma passò.   Un altro emendamento   prevedeva  l’immediata entrata in vigore dei nuovi limiti di età.  Era  la terza e decisiva norma ad personam contro Caselli: il Csm nominò Piero Grasso, il solo  magistrato della storia repubblicana nominato da un governo, il Governo Berlusconi. Nel 2007 la Consulta dichiarò incostituzionale la legge anti-Caselli. Ma  era tardi. Questo  dimostra che  l’attuale  riforma  premia  un politico  che vara leggi personali  e vuole asservire la magistratura  e la Lega che mira alla secessione.

Ma siamo contrari ai maggiori poteri al Governo  tramite il monocameralismo, anche perché  spesso i cattivi politici ritornano. Si può dire che  nella vita della Repubblica  la scelta dei Presidenti del Consiglio è  di regola  caduta su persone che si sono avvalse di ogni mezzo  per mantenere e rafforzare il potere. Il solo baluardo contro la dittatura strisciante è stata la Costituzione.  Siamo convinti che con la riforma del Senato,  preludio del Presidenzialismo invocato  da Berlusconi,  sarebbe inflitto il colpo di grazia a ciò che resta  della democrazia.

L’insieme della riforma  del Senato  rappresenta  una “ fuoriuscita” dalla Costituzione, ha  detto  Gustavo Zagrebelsky, intervistato da Repubblica. E ha chiarito: che gli oppositori d’un tempo sono diventati sostenitori.  Ed ha    concluso  che “piuttosto che farne un pasticcio, sarebbe meglio abolirlo del tutto”.  

Dietro  la riforma ci  sono progetti  ben precisi: di  Lega e Forza Italia, che vuole  asservire la magistratura.  E’ evidente  che  Renzi,  Berlusconi, Lega  erano  d’accordo su  tutto, compresa la immunità frutto di un emendamento  del solito  Roberto Calderoli e di Anna Finocchiaro. Questi, scoperto l’imbroglio, hanno  ripiegato sulla  autorizzazione   della Consulta.

In realtà i poteri del nuovo Senato sono un pasticcio  enorme.  Eugenio Scalfari    riconosce    che la  riforma   dovrebbe essere  varata dal Parlamento e non dal Governo, perché la competenza  “spetta al potere  legislativo e non all’esecutivo, il quale esegue e non può cambiare le regole”.  E  conclude bocciando la riforma: “Un governo autoritario non  lo voglio. 

Che il senato farebbe perdere tempo prezioso, si tratta di una totale bugia. Dai dati ufficiali dell’ufficio del Senato risulta che l’approvazione d’una legge ordinaria avviene mediamente in 53 giorni.  La decretazione di urgenza in 46 giorni e le leggi finanziarie in 88 giorni. Non sono colpa del bicameralismo ma della burocrazia ministeriale i ritardi”.

Si tratta di un  progetto  disgregatore  dello Stato che abbiamo il dovere di arginare con tutte le nostre forze. 

Giorgio Napolitano,  disse a proposito del senato federale che corrisponde a quello di oggi, “non resta che fare appello ai cittadini perché impediscano la promulgazione di una legge di riforma  sconvolgente ,contraddittoria, produttrice di conflittualità e di paralisi nei rapporti con le istituzioni.”. Non si capisce perché abbia cambiato idea oggi, dopo che quel progetto  è stato  bocciato dal referendum popolare nel 2006.

 Le riforme da fare sono  altre, in attuazione della Costituzione. Che è, come diceva Calamandrei, la grande incompiuta.  In primo luogo la soluzione del conflitto di interessi  che   investe la essenza stessa della democrazia ed è causa prima della corruzione.   Altre essenziali riforme riguardano la uguaglianza dei diritti sociali, la lotta ai privilegi  e  un  politica economica programmata che veda la sinergia tra pubblico e privato, scegliendo settori che possono trainare lo sviluppo e riguardano la  economia basata sul rispetto dell’ambiente , la valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico  e paesaggistico, e l’apporto alle piccole e medie imprese.