Ossessione e pubblicità

0
217

di Alfredo Morganti – 27 febbraio 2017

Io ne sono preoccupato, non so voi. Ma da un po’ di tempo l’ex premier ha in mente solo D’Alema. Non la sua ombra, ma proprio lui, il presidente di Italianieuropei. Da Fazio (ho letto i resoconti) pare abbia detto che la scissione è un complotto dalemiano, e che D’Alema non deve ‘scappare’, ma deve anzi accettare di candidarsi: “vieni, vediamo chi ha più voti” ha detto Renzi. Una vera sfida, come da ragazzini a pallone o a palline. Roba da maschi alfa, da guanto in faccia, da offesa in pubblico e da duello in un’alba caliginosa, coi padrini e quant’altro. Non è normale questa continua evocazione di D’Alema, e non è normale che divenga quasi una coazione a ripetere. Sì, lo so, che costruire ed evocare un nemico fa tanto marketing politico. Ma quanto può durare? Si rischia la commiserazione. La paranoia. E questo è uno.

L’altro motivo di preoccupazione, che scivola nell’incredulità, è il famoso ‘pitch’. Che Renzi ormai evoca, anche qui secondo la logica e le cadenze dell’advertising. Il ‘pitch’ è un annuncio che crea attesa e prepara un evento, il ‘lancio’ di un progetto d’impresa, nel nostro caso l’allusione è al ‘programma’. Il mitico ‘programma’ renziano, quello a cui starebbe lavorando chiuso in un metaforico monastero Nannicini. Non è il programma che mi inquieta, ma il ‘pitch’. E cioè lo schema che si nasconde dietro la parolina, quella del prodotto-merce che una congrega di pubblicitari vorrebbe ‘lanciare’ come una saponetta, come un nuovo telefonino, come un innovativo piano cottura oppure un rivoluzionario spazzolino da denti.

Questo è il programma di Renzi. Prima ancora di essere una serie di punti condivisibili o meno, è una merce, un prodotto che cerca un ambito di mercato, che quindi lo individua e poi tenta di attivarlo, suggestionarlo, plasmarlo alla ricezione dei consumatori (in questo caso di politica, sic!). Il ‘pitch’, il ‘lancio’ diventa il fulcro dell’intera strategia politica (o d’impresa), l’esito di fondo di una vera e propria prospettiva di mercato. Come disse Lotti? Dare al PD un ‘profilo’ di sinistra. Riposizionarlo per stringenti fini elettorali. Ecco. Renzi sta individuando un prodotto, lo sta studiando e mettendo al punto, ricorrerà a diversi focus group, ne testerà l’efficacia e la corrispondenza ai sogni e agli interessi (ma più gli interessi) su cui intende puntare per costruire consenso elettorale a breve. E poi lo lancerà al Lingotto, come Steve Jobs faceva con l’iphone. Vedrete.

Anche l’ossessione anti dalemiana, quindi, rientra in questa strategia di advertising. Come dire, per rendere più efficace il ‘pitch’, per agevolare la diffusione del prodotto-programma, serve attaccare frontalmente l’azienda concorrente, di modo che essa divenga l’antagonista, l’avversario, il nemico, e cucire la narrazione su questo crudo antagonismo. E l’azienda concorrente, nel caso di Renzi, è sempre la ex sinistra PD, non la destra o i grillini. Renzi, insomma, non fa politica ma pubblicità ‘negativa’, quella che attacca e offende la concorrenza, prima che promuovere positivamente i propri prodotti. Ma se il piano è quello dell’advertising, l’ex premier dovrebbe sapere che in Italia la pubblicità negativa è vietata. E se sceglie di fare pubblicità (e Renzi questo fa), ne assuma fino in fondo le regole. Per correttezza almeno. Anche perché al nostro Paese serve la politica, non uno spot in più, o la frenesia costruita attorno all’ennesimo ‘pitch’ renziano. L’ultimo dei quali, il referendum, gli si è rivolto contro come uno schiaffone roteante dopo aver mancato il bersaglio.