Repressione dei diritti umani nel Sahara occidentale

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di Francesco Cecchini, 27 febbraio 2017

L’ultimo rapporto generale di Amnesty International, pubblicato  il 21 febbraio scorso, ha messo in luce che le autorità marocchine nel 2016 hanno continuato a reprimere nel Sahara Occidentale manifestazioni politiche pacifiche, a espellere giornalisti o militanti di Diritti Umani o impedirgli l’entrata in questi territori. Difensori marocchini dei diritti umani in missioni estere sono stati pesantemente interrogati al loro ritorno in patria.  Saharwi arrestati dalle forze di sicurezza sono stati vittime di torture e maltrattamenti. Vengono citati casi di detenzione arbitraria dopo confessioni strappate con la tortura. Amnesty InternationaI racconta dell’espulsione, lo scorso aprile, di una delegazione composta da un giudice spagnolo e da avvocati francesi e spagnoli che si era recata a Rabat per intervenire a favore dei detenuti saharwi nella prigione Gdeim Izik. Le condizione di imprigionamento dei saharwi sono contrari alla dignità umana per mancanza di igiene, per difficoltà di avere cure mediche, per scarsa alimentazione e per sovrapopolamento. Amnesty InternationaI ha inoltre informato che le autorità marocchine hanno iniziato procedimenti penali contro militanti saharwi che domandavano l’organizzazione del referendum per l’autodeterminazione del Sahara occidentale.

Importante. Amnesty International ha affermato che è imperativo che l’ONU segua da vicino la situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale e ricorda che nel marzo 2016 l’ONU è stata costretta a chiudere un ufficio MINURSO ( ufficio dell’ONU per l’organizzazione del referendum). Personale civile è dovuto rientrare. Questa pressione da parte marocchina è stata fatta dopo che l’allora segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, aveva parlato dell’occupazione militare del Sahara Occidentale da parte del Marocco. Così il rapporto: “In aprile il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha, per una volta in più. rinnovato per un anno la missione del MINURSO, senza aggiungere, però,una parte riguardante il monitoraggio della  situazione dei diritti dell’uomo.  Alla fine del 2016 il MINIURSO non aveva trovato la sua capacità anteriore.”

E’ di vitale interesse per la Causa Saharwi diffondere a tutti i livelli questo rapporto di Amnesty International, innanzitutto farlo conoscere all’Unione Africana dove, ora, anche il Marocco ha un seggio.