PD, la politica ridotta a film

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti
Fonte: facebook

di Alfredo Morganti – 19 febbraio 2015

I giovani alfieri del ‘nuovo’ PD (così lo ha ribattezzato la new entry Giannini) puntano a fare formazione politica proiettando e analizzando i serial americani, House of Cards per primo. Ho anche letto tempo fa un volumetto molto agile di Andrea Salerno ed Ester Miele (Siamo tutti storyteller) dove ogni singolo capitolo era ispirato a un serial tv. Ecco. Io credo, invece, che se volessimo fare davvero formazione politica dovremmo ricorrere a ben altri strumenti didattici. Anch’essi televisivi, se volete, ma di altro format. Suggerirei di vedere e dibattere, ad esempio, la puntata di Otto e Mezzo in cui è stato recentemente ospite D’Alema. Con questa avvertenza: se House of Cards necessita, per essere compreso, anche di strumenti di lettura tecnico-specialistici, semiologici o critici, l’Otto e Mezzo di D’Alema abbisogna, da parte sua, di un solo strumento interpretativo, la politica, quella di cui oggi fa difetto proprio il ‘nuovo’ PD.

Il Presidente di ItalianiEuropei, in poche decine di minuti, ha messo a nudo l’eccesso di confusione iniziale nel governo italiano e poi ha illustrato una strategia molto ragionevole per la Libia, quella di puntare a costruire un fronte anti-Isis di unità nazionale all’interno del Paese, piuttosto che scatenare oggi un conflitto sconsiderato, spalancando inevitabilmente praterie ai jihadisti. D’Alema ha anche ricordato che sino a oggi i maggiori pericoli per l’Europa sono venuti soprattutto da terroristi che erano, prima ancora, cittadini europei. E che l’Isis (aggiungo io) molto probabilmente punta senz’altro a scatenare un guerra civile europea, così come spiega da tempo Gilles Kepel (vedi il suo articolo su Repubblica del 19 febbraio e quello ancor più importante del 14 gennaio scorso, in piena ondata emotiva per la strage di Parigi). Un intervento militare, dice a questo proposito D’Alema, rischierebbe di apparire come “una nuova crociata contro i musulmani” (l’ex premier cita anche la guerra in Iraq, quando sparigliammo e producendo un disordine tale che ora ci si ritorce contro), e sarebbe un’arma ideologica formidabile nelle mani del califfato per sollevare le quinte colonne dello jihadismo intraeuropeo.

Non servono armi, insomma, ma una grande iniziativa ‘politica’. Non serve ‘curvare’ per insipienza a fini interni la politica internazionale, ma serve più semplicemente una strategia di politica estera. La crisi più forte, quella più radicale, è difatti crisi di politica, ‘ossia’ della capacità di affrontare i conflitti per il verso giusto, stabilendo relazioni produttive tra Stati e attori in campo, individuando il nodo da sbrogliare piuttosto che tagliare tutto assieme il groviglio, così come farebbe un esaltato o peggio un incompetente gettato allo sbaraglio. Il vuoto di politica, si sa, produce caos. L’idea di usare la forza senza un criterio, ma solo per esprimere potenza e sparigliare il campo, è non solo sciocca ma pure tecnicamente dannosa. Il punto vero, dirimente, è che, come dice sempre D’Alema, l’Europa è miope, è ripiegata sugli egoismi nazionali, pensa (anche qui dannosamente) solo all’euro. Un’Europa di politiche interne che non fanno nemmeno uno straccio bagnato di politica estera. Perché, a forza di vedere telefilm, ci stiamo dimenticando che la politica rimane la sola via d’uscita alle crisi. Non il ‘marasma comunicativo’ che è poi un marasma politico, appunto. Viceversa, a quando un nuovo serial HBO sull’Isis? Ci sono intere cattedre universitarie o circoli online PD pronti a fare gruppi di visione per mettere a punto una grande strategia di politica estera! Siamo tutti storyteller, no?

Babelezon bookstore leggi che ti passa

Articoli correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.