Per favore, parliamo di Silvia

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di Luca Billi, 26 novembre 2018
Silvia Romano è una giovane donna, laureata da poco, che fa l’istruttrice in una palestra e che ha deciso di dedicare una parte della propria vita, facendo la volontaria per un’organizzazione, la Africa Milele onlus, che sta gestendo alcuni progetti umanitari in Kenya. Questa sua esperienza di vita l’ha già portata due volte in Africa e questa volta purtroppo è stata rapita, presumibilmente da una banda armata che ha l’obiettivo di chiedere un riscatto per la sua liberazione. Di Silvia abbiamo imparato a conoscere il sorriso, grazie alle foto che ha condiviso sui social, come fanno gran parte delle sue coetanee – e come facciamo troppo spesso anche noi, che invece abbiamo l’età per essere i suoi genitori. Di Silvia conosciamo qualche frase, presa qua e là sempre dai social, frasi che probabilmente non ci parrebbero così degne di nota, se non fosse stata rapita.
A questo punto occorre fare di tutto affinché Silvia torni il prima possibile a casa. Se è necessario pagare, pagheremo, come abbiamo già fatto e come faremo in futuro in casi simili. Quello però che non dovremmo fare è parlare di Silvia per dire cose che con Silvia non c’entrano nulla. Non ho letto quello che un noto e mi dicono arguto giornalista – uno di quelli che vanno per la maggiore e che piacciono tanto a voi “spiriti belli” – ha scritto su di lei; non l’ho letto perché non leggo mai quello che scrive quel tizio. E non ho letto quello che tanti hanno scritto pro e contro quello che ha scritto quel giornalista; non ho letto nulla di questa polemica perché semplicemente non me ne frega un cazzo. E perché invece secondo me bisogna parlare di quella ragazza, di quello che pensa, di quello che fa, e anche dei rischi che ha corso e che corre per fare quello che fa. E’ la stessa differenza che c’è tra leggere un romanzo e tutti i commenti a quel romanzo. Puoi anche leggere tutto quello che è stato scritto su un romanzo, ma questo non significa che tu conosca il romanzo.
E francamente trovo che sia anche una forma di paternalistica violenza parlare di Silvia per parlare d’altro. E chissà perché questa cosa la facciamo noi maschi alle spalle di una donna, di una giovane donna. Chi siamo noi per dire quello che Silvia doveva o non doveva fare, che titolo abbiamo per giudicare sulle sue scelte. Dovremmo forse prima giudicare le scelte che abbiamo fatto noi, le cose che abbiamo e quelle che non abbiamo fatto, e, visto che spesso il bilancio è impietoso, dovremmo cominciare a tacere e lasciare che le giovani donne come Silvia facciano le loro scelte. Commetteranno degli errori? Mi pare sia inevitabile: è la vita che è fatta così. Forse siamo solo invidiosi perché faranno qualcosa di meglio di quello che abbiamo fatto noi.