Politica

Pubblicato il 19 novembre 2017 | di Gian Franco Ferraris

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Piccolo appello: difendiamo la democrazia per ricostruire la sinistra

di Gian Franco Ferraris – 19 novembre 2017

In questi giorni tra entusiasmi, velleità e molte difficoltà, la sinistra si è avviata all’appuntamento del 3 dicembre con l’assemblea che dovrebbe sancire la costruzione di una lista unita.

L’assemblea è stata indetta da Giuseppe Civati (Possibile), Nicola Fratoianni (SI), Roberto Speranza (MdP) e ha visto la defezione del popolo del Brancaccio costituito intorno a Anna Falcone e Tomaso Montanari.

Negli ultimi giorni ci sono stati anche diversi appelli per tentare di riunire le varie anime della sinistra con il Brancaccio, cito a questo proposito il documento sottoscritto da numerosi esponenti del mondo democratico e di sinistra tra cui Rocco Albanese (primo in ordine alfabetico) e Salvatore Settis (ultimo in ordine alfabetico) e la risposta di Falcone/Montanari che individua due strade piuttosto tortuose possibili per riprendere il cammino comune.

Nadia Urbinati ha scritto (11 novembre):

“Se ci chiedessimo se teniamo più alla democrazia o alla sinistra, dovremo rispondere alla democrazia. Per questa ragione teniamo alla sinistra. È il connubio tra queste due sorelle che deve stare a cuore a chi sente franare la terra sotto i piedi della sinistra, nel nostro paese e dovunque nell’Occidente”.

Io penso che i capi delle varie anime della sinistra, come tutte le persone che hanno a cuore il destino del nostro Paese, dovrebbero condividere il pensiero di Nadia Urbinati che può essere la chiave per affrontare le imminenti elezioni politiche.

La legge elettorale Rosatellum è immorale e probabilmente anticostituzionale, fatta approvare dal Pd con la complicità di Berlusconi e di Salvini; è una legge che avvantaggia la destra e ha lo scopo di danneggiare il M5S e impedire la costruzione di una nuova formazione di sinistra. Un punto forte dell’intesa Berlusconi-Renzi è il mantenimento delle liste bloccate, ma introduce seppure in modo ambiguo i collegi uninominali.

D’Alema già a maggio aveva anticipato e denunciato l’accordo e aveva proposto, inascoltato, di avviare “un processo costituente, attraverso la rete e una serie di assemblee, con una grande consultazione programmatica. E dovrebbe comportare elezioni primarie sia per l’indicazione dei candidati,sia per la scelta di una personalità che guidi questo processo“.

Ormai non c’è più il tempo per intraprendere quel cammino ma abbiamo l’obbligo morale di dimostrare alle nostre comunità che un altro modo di scegliere i candidati è possibile e sfruttare al meglio la legge elettorale al fine di ottenere il miglior risultato possibile.

Ricordo infine che l’accusa da più parti rivolta alla sinistra è quella di fare una operazione di ceto politico intesa ad ottenere la conservazione del posto in parlamento. Non si tratta qui di vedere se questa accusa sia vera o falsa, ma dobbiamo riconoscere che questa accusa ha successo e di fatto impedisce di trovare quella connessione sentimentale con il popolo italiano indispensabile per essere votati non solo dai tifosi, ma da una parte importante dell’opinione pubblica.

La proposta che ho già fatto in un altro intervento è semplice anche se necessità di buon senso e duttilità:

Distinguere tra candidati di partito nel proporzionale e di rappresentanza nel maggioritario

Una intesa è necessaria e occorre riconoscere che per una rappresentanza che raccolga un sentimento comune, si deve in primo luogo scartare l’idea che i partiti coincidano con la rappresentanza, come fosse un possesso del partito e il partito si riassumesse nella rappresentanza (Aldo Tortorella).

Quindi si tratta di candidare nei collegi uninominali persone indipendenti, in ossequio al principio costituzionale dell’autonomia dei rappresentanti. Un mix di  candidati di prestigio, da tutti riconosciuti come rappresentanti dei valori della sinistra e/o paladini delle istituzioni democratiche, provenienti dal mondo del lavoro, della cultura, dalla società, costituzionalisti di fama, intellettuali, economisti keynesiani, personalità indipendenti che non siano emanazioni dei partiti insieme a  esponenti più giovani del civismo, di coloro che  lavorano quotidianamente  nell’associazionismo, nel mondo della scuola, in fabbrica.

In una campagna elettorale invernale, con i mass media che ignoreranno la sinistra e con gli slogan della destra che terranno banco come “no agli immigrati” o “meno tasse per tutti”, queste candidature indipendenti sarebbero la testimonianza più efficace ed esemplare per riconoscere la frattura profonda nella società di oggi tra ceto politico e cittadini. Un baluardo per difendere e rispettare le istituzioni democratiche ridotte a una sottile lastra di ghiaccio.

Per chiarezza, ritengo che in questa lista Anna Falcone dovrebbe avere un ruolo di primo piano perchè sarebbe una candidatura esemplare ed efficace per segnare la discontinuità rispetto a un linguaggio politico stantio e a modi di fare politica estranei alla maggior parte della opinione pubblica.

Questa scelta consentirebbe, nel principio costituzionale dell’autonomia dei rappresentanti, di migliorare la qualità politica e al contempo farebbe aumentare i voti nella quota uninominale e di conseguenza, dato il meccanismo della legge, agirebbe da “traino” anche per i candidati del proporzionale.

Nel proporzionale i partiti che partecipano a questo processo candideranno le persone che ritengono più idonee; le pretese di Anna Falcone e Tomaso Montanari come di gran parte del popolo del Brancaccio mi paiono incomprensibili, ingiusti, prive di ragione e foriere di inutili polemiche sul passato (tu hai fatto questo e tu hai fatto quello) senza via d’uscita.

Di questi tempi circolano molti sondaggi ma sono solo indicativi perchè nei collegi uninominali più dei partiti conterà la conoscenza dei candidati. Di certo il Pd è in caduta libera e prenderà non più del 23% e potrebbe andare anche peggio, per il M5S è più difficile fare previsioni, ha perso il momento della marea del consenso ma può contare sull’ostilità di gran parte dei cittadini italiani verso i partiti esistenti e la politica in genere, ma difficilmente supererà il 27%, la destra ha davanti una autostrada. Per la sinistra si prospetta la linea del Piave, salvarsi poi ci sarà il tempo di riflettere e lavorare per ricostruire – lo sappiamo bene, al Paese serve un Nuovo Umanesimo, dal lavoro alla scuola, dalla ridistribuzione dei redditi allo Stato, alla salute. Una società che metta al centro la vita dell e persone e non dei poteri della finanza. Ma per costruire ci vuole tempo e impegno, in queste elezioni è vitale essere in campo in modo decoroso e  fare le cose nel modo migliore possibile.

Tuttavia, tutti gli altri, il  Pd come il Movimento 5 Stelle e la destra, sono costretti a candidare dei “nominati”. Se la sinistra riesce di mettere in campo nel maggioritario candidati rappresentativi e popolari può invertire la rotta e ottenere un risultato oggi neanche immaginabile.

Autore Originale del Testo: Gian Franco Ferraris

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  • filomena bertone citti

    M&F hanno detto che gli è stato offerto e hanno respinto ogni proposta di candidatura e credo respingerebbero anche questa di candidare o far candidare nei collegi uninominali delle persone indipendenti in ossequio ai principi costituzionali dell’ autonomia dei rappresentanti Penso che sia un piccolo palliativo se non un contentino, passatemi il termine Perchè quando ben saranno eletti questi candidati rappresentativi in Parlamento sono poi condannati a fare i conti con la propria irrilevanza Sopratutto per il diverso numero, peso e importanza degli altri rappresentati di professione , i candidati politici dei vari partiti . Penso che questo per loro , che nao cercano posti da occupare e che nei loro progetti intendevano far partire e influire sul cambiamento fra atri sistemi in uso , le vecchie usanze di decidere dall’ alto della politica politicata….. Poi essendo venuti a conoscenza che il cosi chiamato percorso unitario e lascia immutato il perpetuarsi dei vecchi sistemi di spartizione dei seggi fra i tre partiti Mdp, Si e possibile in Parlamento E nelle assemblee dove democraticamente dovrebbe essere la base a scegliere rappresentanti e candidati …. Si da’ il fatto che questi sono gia preventivamente decisi dall’ alto tramite accordo previo , spartizioni di posti da occupare in Parlamento per mezzo di quote divise diversamente fra i 3 partito Possibile MDP e MDP Ed è quello che sta avvenendo proprio in questi giorni , anche se la nella base serpeggia lo scontento vanno avanti per la loro strada della formazione della Lista Unica M&F che stano condanando e denunciando questi metodi antidemocratici che poco ha a che fare Con l’ UNIONE della SX E pensando a una sx da ricostruire sanno che i militanti del brancaccio non capirebbero la scelta di accettare poltrone o altre collocazione

    • Gian Franco Ferraris

      Filomena si tratta di avviare un cammino che conduca alla ricostruzione della sinistra e mancano 2 mesi alla presentazione delle liste. Purtroppo è stato perso tempo prezioso e probabilmente se i parlamentari di MdP non avessero fatto la scissione sarebbe stato più semplice fare una lista unitaria a sinistra, ma occorre anche riconoscere che l’assemblea del Brancaccio è stata sostenuta con confusione e ambiguità da Rifondazione e SI come reazione all’incoronazione di Pisapia. In realtà le piazze sono vuote e il ceto politico di sinistra è l’espressione di queste piazze senza popolo.
      Sono 25 anni che la sinistra ha abbandonato valori fondamentali quale quello dell’uguaglianza e ha caricato zavorra di ogni genere. Renzi è solo il frutto di un albero malato.
      Io penso che bisogna evitare che prevalgano la pulsione di morte e di autodistruzione per cui occorre trovare una soluzione decorosa e consapevole. Se si esce vivi dalle elezioni ci sarà il tempo di riflettere e lavorare per una nuova formazione politica. La mia proposta sarà inascoltata – in fondo sono un fallito, ma ha la bontà di essere limpida, e pure giusta per quanto possibile.Oltre che ci consentirebbe di essere competitivi perchè essere minoritari e litigiosi nei confronti di Berlusconi, Grillo, Renzi e Salvini dovrebbe farci diventare tutti – rossi di vergogna.

      • mario cocco

        ma se sono “25 anni che la sinistra ha abbandonato valori fondamentali quale quello dell’uguaglianza e ha caricato zavorra di ogni genere” perchè allearsi e fare da foglia di fico con chi ha abbandonato per 25 anni questi valori, ed oggi dichiarandosi di sinistra si pone come alternativa al partito democratico? Ricordo la lista unitaria di sinistra (Tsipras) che si è presentata alle europee e si è scissa il giorno dopo per ragioni di poltrone. La sinistra deve fare piazza pulita del passato, altrimenti è destinata solo
        a galleggiare

  • Riccardo

    Il problema principale, non è forse apparire credibili di fronte all’opinione pubblica?.. Io credo di si. E per fare questo, prima cosa sono i programmi che devono farla da padrone. I candidati riconoscibili, per validità, capacità, ecc. ecc. vengono di seguito!

  • Francesco Pirrone

    Il
    possesso totale da parte dei partiti delle liste proporzionali
    finirebbe comunque col pesare negativamente anche sui cittadini
    “illustri”, scelti sempre dai partiti, nell’uninominale, come potrebbero
    apparire seriamente “indipendenti”?

  • Roberto Marcelli

    Non è questa la sinistra unita, la sinistra non toglie i diritti dei lavoratori e questi lo hanno fatto, la sinistra non toglie il diritto alla salute, la sinistra non toglie il diritto allo studio, la sinistra non finanzia i privati.

  • Lorenzo riviello

    Bisogna tragicamente ammettere che lo spettacolo che sta dando la
    sinistra è sinistro:

    “Negli ultimi anni, la mancanza in
    parlamento di una autorevole forza di “sinistra” ha fatto mancare il
    contrappeso necessario a bilanciare la deriva morale ed etica della classe
    politica ed istituzionale Italiana ed ha impedito l’affermarsi di una classe
    dirigente adeguata ad affrontare le gravi condizioni in cui si trova questo
    Paese”.

    A fronte di questa esigenza si registra un insopportabile
    abuso improprio del termine “sinistra”,
    utilizzato, soprattutto, per accreditarsi
    a concorrere al gioco della politica che si svolge sul tavolo truccato della democrazia italiana.

    Incuranti dell’inarrestabile emorragia di consensi
    che marca il rifiuto della maggioranza dei cittadini italiani per questo stato
    di cose, persiste l’avvilente ipocrisia di
    creare una miriade di nuovi partitini che nascono su una rappresentanza
    precostituita, nel tentativo di rigenerare personaggi più o meno ingombranti, in
    gran parte rimanenze di una serie di
    esperienze fallimentari.

    Con quale credibilità, infatti, va costituendosi una
    nuova forza politica che dovrebbe porsi come alternativa ad un concetto
    politico: “il centrosinistra”, rivelatosi
    impietosamente impraticabile; che fluttua
    nell’attesa di risolvere definitivamente il dilemma – pro o contro Renzi
    o pro o contro ilPD; che vaga su pulsioni umorali alla ricerca un credibile leader mentre; che segue gli eventi per
    coprire il persistente vuoto di contenuti politici invece di essere protagonista di una progettualità nuova.

    È inevitabile che il giudizio d’impatto, così come
    sta avvenendo, sarà espresso proprio su
    quelle personalità e, quelle in campo, nessuno
    escluso, rappresentano altrettanti fallimenti (Dalema, Bersani, Vendola, Scotto, Fratoianni,….. ecc…).

    Tutto questo,
    invece di rivitalizzare un luogo della
    politica in difficoltà, funziona da tappo, impedendo la formazione di una “necessaria” sinistra, un
    luogo in cui si cominci con mettere in discussione i falsi dogmi che nel corso
    degli anni hanno determinato la
    situazione attuale.

    Va riletto, quindi, in primo luogo e in senso
    critico perché il suo significato strumentale è stato largamente verificato
    come fallimentare, il concetto espresso
    nella frase simbolo , “bisogna essere
    forza di governo”. Questo slogan è servito ad articolare i compromessi a svendere che, paradossalmente,
    hanno fatto arretrare la sinistra e la
    società italiana sulle tante conquiste ottenute quando era opposizione. Valga per tutti l’esempio dell’articolo 18, ma
    anche tutti gli altri temi che oggi, svuotati del significato reale, vengono banalizzati in
    una continua e cantilenante elencazione: i giovani, il lavoro, la scuola, la
    ricerca, le pensioni, la sanità.

    Si continuerà ad arrabattarsi con le soglie di sbarramento, tema
    utile a risolvere i problemi esistenziali dei pochi eletti, lasciando che
    questo sistema vada avanti, ormai privo di ogni credibilità, come testimoniano
    la maggioranza degli italiani che non
    votano più.

    La politica attuale, ultimo aspetto mutante del
    capitalismo ha da tempo perso le sue funzioni primarie, non ha più autonomia di
    controllo nell’economia e nella gestione nelle scelte di politica sociale, i
    regimi democratici sono travalicati dal potere economico, di fatto, il
    controllo economico e politico mondiale è nelle mani di pochi potenti. Da qui si deve ripartire, nonostante gli anni
    di ritardo, “Il campo largo” altra banalizzazione del linguaggio politico
    attuale deve essere fatto tra cittadini ,
    lavoratori , giovani, non tra le siglette politiche di una “ sinistra” sempre più insignificante. Bisogna mettere
    in discussione un sistema che i fatti ci
    dimostrano inadeguato a risolvere i problemi che esso stesso ha creato, un sistema ormai “imploso” che rischia di innescare crisi ancora più drammatiche di quelle inatto.

    Bisogna prendere coscienza dell’evidente difficoltà di
    questo sistema economico e politico, globale, liberale , capitalista,
    post-capitalista, imperialista o come lo vogliamo definire, che si è rivelato
    fragile ed inadeguato, quindi dannoso e soggetto a fattori speculativi ed
    emotivi, di conseguenza incoerente e manipolabile, tenuto in vita con un
    accanimento non più sopportabile“.

  • crocco

    Aprirsi al mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo non è una novità per chi proviene dal Pci: diverse decine sono state in passato le personalità candidate nelle sue liste ed elette al Parlamento nel pieno rispetto della loro autonomia. . Quindi massima apertura. Purché però la loro presenza non sia intesa, così come la intende il prof. Montanari, in contrapposizione ai partiti.


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