Politica

Pubblicato il 5 settembre 2018 | di Alfredo Morganti

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Popolo, Governo e poc’altra roba. La politica finisce qui

di Alfredo Morganti – 5 settembre 2018

La crisi della sinistra non si esprime soltanto nell’incapacità di non offrire indicazioni all’altezza della fase. Ma anche nell’opposto, ossia nell’offrire indicazioni che non sono all’altezza della fase. Non si tratta soltanto di un ‘non’ che slitta un pochino più avanti. C’è di più. Leggo l’intervista a Sahra Wagenlnecht (della Linke, ma-anche di Aufstehen!) e confermo questa mia convinzione. Cosa dice? Che il governo deve fare quel che dice il popolo. E che, se questo non succede, serve un movimento fuori dai partiti che faccia pressione affinché vi sia una svolta sociale. Spero che la traduzione dell’intervista sia stata pessima, sennò ci sarebbe da piangere. Non andiamo oltre la proposizione di un populismo di sinistra contro il populismo di destra. Se quelli suoneranno le loro trombe, noi risponderemo con le nostre campane. Dico spesso che nei momenti difficili gli avversari si scopiazzano a vicenda. Ed è quello che succede anche in questo caso. La stessa risposta, solo di segno contrario. Vogliamo dire codismo? Oppure subalternità? Fate voi.

Io penso che dalla crisi politica si esca ristabilendo le regole base della mediazione democratica e della rappresentanza, tutto meno che ascoltare in diretta il ‘popolo’, riducendo di fatto la politica a una funzione tecnica di solving problem oppure comportamentale di stimolo-reazione. E poi, cos’è il ‘popolo’? Di chi si compone, quali soggetti ne fanno parte? E prima ancora, c’è un popolo? Sono popolo i consumatori? Oppure un popolo va edificato con un lento, paziente, nel caso, ma potente lavoro di direzione politica ed egemonia culturale? Sono sempre più convinto, e lo dico spesso, che la disintermediazione, il cortocircuito tra esecutivo (Capo) e cittadini (Popolo) sia la formula vera del populismo e sia conseguentemente alla base dell’attuale crisi della sinistra. Che la sua sconfitta derivi dalla potente azione egemonica messa in campo dai padroni del vapore a partire almeno dagli anni settanta. Che la rivoluzione digitale abbia prodotto una modificazione antropologica, digitalizzando anche gli individui, modificando la loro autocoscienza, rendendoli incapaci di cogliere le relazioni sociali. Che la Tecnica abbia neutralizzato la politica.

Penso, inoltre, che la sinistra sia cresciuta in forza e fascino culturale all’interno dello Stato democratico, perché essa ha operato nel vivo delle sue istituzioni, del Parlamento e delle assemblee locali, nell’azione di rappresentanza (politica, sindacale), nel sistema dei partiti, nella partecipazione organizzata che ha coinvolto nel tempo milioni di lavoratori, facendoli uscire dai recinti in cui erano confinati. Questo è il nostro humus, in assenza del quale siamo tutti più soli e manovrabili. Poi certo, la crisi ingenera povertà, paure, inquietudine. Rende gli individui come assediati, con l’unica risorsa del mercato. Ma la risposta populista cresce perché tra il vertice dello Stato e la massa dei cittadini si apre un vuoto desolante di partiti, istituzioni, rappresentanza, che presenta la scena politica soltanto come uno scarno contraddittorio, anzi un dialogo possibile, tra Capo e Popolo, tra esecutivo e cittadini, senza partiti, senza Parlamento, senza rappresentanza istituzionale. La Wagenlnecht non esce da questo copione ed è, nella sostanza, un agente inconsapevole della conservazione. Partecipa da comparsa alla rivoluzione passiva di cui il ‘popolo’ crede di essere protagonista. Quando la polvere del populismo si sarà diradata, vedrete, la catastrofe sarà più chiara a tutti.

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ecco l’intervista a Sahra  Wagenknecht  di Elena Tebano inviata del Corriere della Sera

Sahra dà la rotta a sinistra: «I governi non fanno ciò che vuole il popolo»

«La sinistra deve tornare a impegnarsi per una politica sociale, non rappresenta più gli interessi del popolo». Studiosa marxista, figlia di un iraniano desaparecido e di una tedesca, cresciuta nella ex Ddr, Sahra Wagenknecht, 49 anni, da tempo nella Linke, la sinistra radicale, è uno dei politici più carismatici della scena tedesca. Oggi a Berlino lancia Aufstehen!, «In Piedi!», un movimento che vuole andare oltre i partiti (anche il suo) e offrire una risposta di sinistra ai populismi.

Dottoressa Wagenknecht, cosa può ottenere un movimento più dei partiti?

«C’è un divario crescente tra ciò che vuole la maggior parte delle persone e ciò che fa il governo. La società tedesca è in maggioranza favorevole a un aumento degli stipendi e delle pensioni e a tasse adeguate per i grandi gruppi industriali. Ma il governo non fa quello che vuole il popolo. Sempre più persone perdono fiducia nella politica. Con Aufstehen! vogliamo tornare a interessare alla politica chi si è allontanato dai partiti per la frustrazione o vota AfD per protesta, anche se non rappresenta davvero i suoi interessi».

Vede possibili alleati in Europa e in Italia?

«In tutta l’Europa i partiti di destra crescono in modo preoccupante, in Italia sono addirittura al governo. Il dibattito sociale si è inasprito e la sinistra è stata spinta ai margini, anche perché ha perso credibilità. Spero che questa tendenza regredisca e che il movimento della sinistra torni all’attacco. Dobbiamo mostrare come la politica può di nuovo tornare a fare gli interessi dei lavoratori e dei pensionati. Per riuscirci è necessario rafforzare il lavoro comune oltre le divisioni tra partiti. Se i partiti non sono in grado di farlo da soli, abbiamo bisogno di un approccio movimentista. Sono contenta se succede anche in Italia».

I partiti populisti oggi sono molto forti: pensa che alle prossime elezioni europee la sinistra si possa rafforzare grazie al suo movimento?

«È il mio obiettivo. Se grazie alla pressione di un movimento extraparlamentare i partiti di sinistra tornano di nuovo a impegnarsi in modo credibile per una svolta sociale, allora si rafforzeranno».

Da cosa deriva l’attuale crisi della socialdemocrazia?

«Si è resa superflua perché rappresenta sempre meno gli interessi della popolazione e ormai si distingue a malapena dai conservatori. In Germania lo smantellamento dello Stato sociale è iniziato con il governo socialdemocratico, una tendenza che si è solidificata con la Grande Coalizione. Quello che è stato venduto come “riforme”, non è altro che la demolizione delle politiche sociali, che ha minato le fondamenta della sicurezza sociale. Il sussidio di disoccupazione è stato smantellato, la liberalizzazione del mercato del lavoro ha aumentato quello precario e interinale, l’innalzamento dell’età della pensione è diventato per molti la strada verso una vecchiaia in povertà –tutto ciò è stato fatto da governi in cui c’era la Spd. La conseguenza è che la Spd si è incollata ai conservatori. Nella scorsa legislatura in Germania c’era ancora una maggioranza per Spd, Linke e Verdi. Invece di usarla per una nuova politica sociale, la Spd si è ancora venduta ad Angela Merkel. Anche il pessimo risultato alle ultime elezioni nazionali dipende dal fatto che la Spd ha saputo offrire alla gente solo aria calda invece di un ritorno credibile delle politiche sociali. Hanno perso la loro occasione e adesso non devono meravigliarsi che la gente per la frustrazione gli abbia voltato le spalle. È per questo che la destra è potuta diventare così forte. Per questo adesso è immensamente importante tentare di fare pressione fuori dai partiti».

Il salario minimo introdotto dall’attuale leader Spd Andrea Nahles non è un tentativo di invertire tale tendenza?

«Che finalmente sia stato introdotto un salario minimo è anche un successo della Linke, visto che abbiamo fatto pressione per anni in questo senso. E ovviamente è un bene che ci sia il salario minimo, anche se è così basso che non protegge dalla povertà, soprattutto in vecchiaia. Ma a parte ciò, dato che dal 2015 non c’è stato nessun altro tentativo da parte della Spd di revocare le cosiddette riforme del mercato del lavoro, in modo da mettere fine all’espropriazione dei lavoratori e da respingere il lavoro precario e interinale, il salario minimo così basso rimane un misura insufficiente e isolata Un’inversione di tendenza è un’altra cosa».

Lei si è opposta alla legge sull’immigrazione.

«Dobbiamo distinguere tra diritto all’asilo e migrazione economica Il diritto all’asilo va difeso. Il diritto all’asilo va difeso. Per l’immigrazione economica la questione è più complicata. Il dibattito sull’aprire i confini è una carta da giocare per chi vuole forza lavoro istruita a buon mercato – cioè per le grandi imprese. Non è un caso che le associazioni industriali cantino l’inno dell’immigrazione. Nessuno crede davvero che lo facciano per motivi umanitari. Si tratta di spietati interessi economici. Ma non può essere – e di sicuro non è una politica di sinistra – che i Paesi ricchi non formino abbastanza tecnici specializzati e invece li sottraggano ai Paesi poveri attraverso l’immigrazione. Così vengono a mancare nelle nazioni di origine e non possono migliorare la situazione economica e sociale lì. La discussione sui migranti economici però non riguarda i rifugiati in fuga dalle persecuzioni che temono per la loro vita».

Perché l’AfD ottiene così tanti consensi all’Est?

«I voti per la Afd non aumentano solo all’Est. L’incremento dei voti di Afd riguarda tutta la Germania, e per questo è fondamentale capire quali sono le cause. Anche le attuali differenze tra i Länder orientali e occidentali hanno più motivi. I nodi chiave sono: un minor legame con i partiti tradizionali rispetto all’Ovest, minori esperienze di integrazione per il fatto che storicamente hanno avuto pochi immigrati e una frustrazione maggiore dovuta al vissuto negativo della Riunificazione, come anche la sensazione sempre presente di essere trattati come cittadini di seconda classe».

Non è una contraddizione che una parlamentare lanci via Internet un movimento «dal basso»?

«Non è decisivo chi dà la spinta iniziale. Ma chi entra a farne parte. È meraviglioso che nel giro di pochi giorni si siano registrate ad Aufstehen! decine di migliaia di persone, prima ancora della partenza ufficiale del movimento. Abbiamo un team di giovani volontari e ovviamente usiamo i social network per arrivare alle persone. Ma non ci limitiamo a Internet. Sarò contenta quando queste persone creeranno una rete, si troveranno sul territorio e daranno vita a campagne concrete. Come dice il nome del movimento: si tratta di far alzare in piedi le persone per un’altra politica».

Autore Originale del Testo: Alfredo Morganti

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