Politica

Pubblicato il 19 aprile 2017 | di Alfredo Morganti

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Primarie PD: padroni in casa d’altri

di Alfredo Morganti – 19 aprile 2017

Ma se gli iscritti al PD sono 405.041 e le previsioni di partecipazione alle primarie (dove non si sceglierà un peracottaro qualsiasi ma il segretario del PD, e soprattutto il prossimo candidato premier) sono di circa 2.000.000 di persone, la domanda sorge spontanea: ma quanto conta l’iscritto al PD rispetto alla gran massa di passanti, curiosi, uomini e donne di svariate adesioni ideologiche, presenzialisti, imbucati che, tra gli altri, voteranno il 30 aprile ai gazebo? A occhio sono soltanto un quinto del totale, e dunque una minoranza assoluta rispetto alla platea che si recherà alle primarie. A che vale dunque essere iscritto al PD, almeno in tal caso? A nulla, diciamolo francamente. Perché dovremmo iscriverci al PD, se alla fin fine essere iscritti non conta nulla (visto che anche il rapporto col territorio è ormai meramente virtuale), almeno ai fini di decidere chi sia il proprio segretario (e vi pare poco)? Tanto più che il Partito Democratico, per statuto, non ha un congresso nazionale, ma solo una frantumaglia di congressi di circolo prima dei gazebo finali, dove spesso partecipano un manipolo di iscritti (stavolta meno della metà). Ecco, valutiamo anche questo dato. Se nei congressi di circolo, sì e no, sono andati 200.000 iscritti, e se questi dovessero confermare la loro presenza anche alle primarie, ecco che il ‘peso’ dei veri piddini il 30 aprile scemerebbe ad appena un 1/10 dei votanti effettivi.

Se pensate, poi, che alle primarie si deciderà anche la quota proporzionale di rappresentanza negli organismi di partito (a partire dall’Assemblea Nazionale), e che anche in questo caso il ‘peso’ di chi è iscritto è ininfluente, capirete il dramma di un partito che si chiama ‘democratico’ ma che si affida ai passanti e ai presenzialisti per decidere ‘chi’ rappresenta ‘chi’ nel suo seno. Ora, ripeto la domanda: mi dite perché iscriversi? Non si ‘conta’ più da passanti? Da estemporanei? Da situazionisti? Ecco: Partito Situazionista sarebbe stato meglio, si sarebbe trattato di un nome più confacente. Però il dilemma resta. Il baraccone dei gazebo deciderà, di fatto, il candidato alle prossime politiche. Ciò, a surroga e nonostante la mancanza di tutto il resto: di un partito-comunità, di un partito-territorio, di un partito ‘politico’. Due milioni di signori qualunque si mobiliteranno per indicare un leader solitario, un Capo, e lo faranno in assenza della ‘politica’. Anzi, per eleggere un leader ‘fondato’ PROPRIO sull’assenza di tutto il resto, che poi è quello che conta. Per dire, Berlinguer senza il PCI sarebbe stato nulla, al di là di doti etiche, umane e intellettuali impareggiabili. Con le primarie insomma, viene a galla il niente di niente, grazie alla spinta archimedea di una folla di votanti che decidono in casa d’altri, in conto terzi, per interposta persona. Poi dice che ‘loro’ (i piddini) si scelgono il segretario, e gli ‘altri’ no. Ma se gli ‘altri’ votano ai tuoi gazebo! Ma se sono proprio gli altri a scegliere il tuo segretario!

Autore Originale del Testo: Alfredo Morganti

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