Economia

Pubblicato il 7 settembre 2018 | di Giovanni La Torre

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Quello che le convenzioni per le autostrade rivelano

di Giovanni La Torre – 6 settembre 2018

La pubblicazione dei testi contrattuali delle concessioni autostradali ha fatto emergere delle situazioni che vanno al di là dei casi specifici. Ci riferiamo in particolare all’obbligo assunto dallo Stato di assicurare al concessionario sempre un rendimento del capitale minimo del 10% lordo pari a circa il 7,50% netto. Questo dato è semplicemente scandaloso se solo si confronta con il livello dei tassi di interesse e con i rendimenti dei titoli pubblici, che sono giunti nel periodo addirittura a tassi negativi. Si dirà: “ma cosa c’entra il tasso di interesse, qui parliamo di rendimento di attività imprenditoriale che comprende il rischio d’impresa”. Ma quale “rischio d’impresa”? Qui ci troviamo in presenza di un “monopolio naturale”, quindi non c’è alcun rischio d’impresa. Le imprese possono pure riportare in alcuni esercizi alti rendimenti, ma questi devono essere frutto di una maggiore competitività, e comunque servono per compensare i rendimenti bassi, se non addirittura le perdite, dei periodi di “vacche magre”. Ma nel caso di un monopolio le “vacche” sono sempre grasse, quindi quel rendimento è spropositato, e lo è ancora di più se si pensa che a concederlo e riconoscerlo è stato lo Stato.

Ma il dato ci spinge a una considerazione ancora più generale, che inquadra il quasi quarantennio che stiamo vivendo dalla svolta neo liberista degli anni ottanta, costituendo una sorta di rivelazione. Chi ha la bontà di seguirmi da tempo, e se mai ha pure letto il mio libro “La Comoda Menzogna. Il Dibattito sulla Crisi Globale”, sa che attribuisco la crisi globale alla cattiva distribuzione del reddito, fortemente sbilanciata a favore delle classi ricche, circostanza questa che ha determinato un calo della domanda, supplita con l’indebitamento che poi non è stato rimborsato (facendo credere che la colpa fosse della finanza). Ebbene, il fatto che un concessionario di un servizio in monopolio pretenda un rendimento minimo del 10%, quando i tassi e l’inflazione tendono a zero, e lo Stato riconosca la fondatezza della pretesa, è il segno inequivocabile degli squilibri che la svolta neo liberista ha determinato.

Perché in una situazione in cui, ripetiamo, tassi e inflazione sono quasi nulli, quel rendimento determina uno spostamento di ricchezza da qualcuno a qualcun altro, nella ripartizione della torta della produzione sociale. Diciamolo brutalmente: determina uno sfruttamento di qualcuno a favore di qualcun altro. Normalmente sono i lavoratori dipendenti a essere sacrificati, nella fattispecie gli sfruttati sarebbero principalmente i consumatori che pagano il pedaggio, e i contribuenti che vedono un bene pubblico svenduto al peggior offerente. Quindi in questo caso abbiamo un’evidenza lampante delle cause della crisi, dell’arricchimento indebito di qualcuno a danno di qualcun altro, dell’espansione ingiustificata dei profitti a danno degli altri redditi.

E’ il fatto stesso di ritenere che quella pretesa sia imprenditorialmente giusta ad avvalorare la fondatezza della tesi sostenuta dal sottoscritto (ma anche da altri economisti che ovviamente non appaiono mai nei dibattiti televisivi), e il fatto che perduri ancora oggi (basta vedere il livello dei salari dei precari) fa capire che, purtroppo, le cause vere della crisi non sono state ancora rimosse. Teniamolo a mente se dovessimo rivivere un’altra situazione tipo 2007 (stando all’ultimo report dell’Ocse il rischio è abbastanza concreto). Anche allora vi sentirete dire che la colpa è tutta della finanza, ma non è vero, non credeteci. La finanza, come ho scritto altre volte, svolge solo il ruolo di “ricettatore” dei super guadagni conseguiti nell’economia reale, i quali determinando eccesso di risparmio provocano, tramite la finanza, bolle speculative che poi esplodono.

I colpevoli veri nel ’29, nello ’07 e, speriamo di no, nella prossima, vanno cercati nella cosiddetta “economia reale” e in certa politica. Tenetelo a mente.

Autore Originale del Testo: Giovanni La Torre

Nome della Fonte: I Gessetti di Sylos

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