Reddito di cittadinanza: sì ma….

per Gabriella
Autore originale del testo: Salvatore Cannavò
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Url fonte: https://plus.google.com/+RobertoMannucci/posts/jFXWYfPn3zr

intervista a Luciano Gallino di Salvatore Cannavò 5 marzo 2015

“Buona idea, ma serve anche il lavoro”

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Vi proponiamo questa intervista a Luciano Gallino di qualche mese fa, che ci era sfuggita, su un argomento di grande attualità.

Luciano Gallino è forse, a sinistra, l’ideatore di ricette economiche più chiare e nette contro le politiche liberiste e di austerità. Il suo giudizio sul reddito di cittadinanza o, come preferisce chiamarlo, Basic income, è positivo. Anche se non nega di preferire uno Stato che, come al tempo del New Deal, sia creatore di lavoro in ultima istanza.

   Cosa pensa dell’idea di un reddito di cittadinanza?
Il reddito di cittadinanza, chiamato anche Basic income o reddito garantito, può essere uno strumento interessante per assicurare reddito a chi non è in grado di lavorare oppure a chi, per condizioni familiari, non ha la possibilità di lavorare. Esistono già molti sostegni al reddito, ma la proposta in discussione sarebbe un modo per raggruppare i vari sostegni distribuiti da Inps e altri istituti.

   Lei però ha sempre avuto un’impostazione classicamente keynesiana.
Infatti penso che, in funzione della creazione di posti di lavoro, accanto al reddito ci sia una seconda opzione, la creazione diretta di occupazione, che rappresenta un diritto più soddisfacente che non il diritto a un reddito. Il diritto al lavoro, del resto, è nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo proprio perché non permette solo di sopravvivere. Non avere lavoro significa compromettere i rapporti con la famiglia, con la propria vita, compromettere la propria stessa indipendenza.

 Le due opzioni sono contrapposte?
No, sono compatibili. La possibilità di dare un’occupazione a chi è in grado e vuole lavorare mentre il reddito va dato a chi non è in grado di farlo. Dal punto di vista teorico non sono in contrasto.

   E quali differenze nell’impatto sull’economia?
Avere un lavoro retribuito significa produrre Pil e ricchezza a condizione di avere un salario ragionevole. L’impatto sull’economia in caso di occupazione offerta dallo Stato è superiore. Però c’è una quota di popolazione a cui può essere utile destinare un Reddito di cittadinanza.
Le proposte in Parlamento, sia quella del M5S che di Sel, prevedono un reddito in cambio della disponibilità a lavorare.
Devo dire che questa impostazione confligge con il concetto di Basic income che, per essere tale, deve essere senza condizioni. La casistica di eventuali condizioni può essere molto complicata e i parametri potrebbero essere infiniti. Molte proposte si sono incagliate proprio sulle condizioni.

   Crede ci siano margini con il Pd attuale per arrivare a una legge di questo tipo?
Con questo Pd finora non si è potuto fare nulla. Sarebbe una grande sorpresa.
L’impostazione del ministro Poletti è sembrata rivolta alla soppressione di istituti come la cassa integrazione per fare spazio a forme di reddito.
In realtà si tratta di istituti che funzionano anche se sono mascherati nel bilancio Inps e interpretati come oneri pensionistici. Mentre invece sono stati molto efficaci e sostenuti dai contributi di aziende e lavoratori e spesso hanno permesso di mantenere il lavoro per migliaia di lavoratori.

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