Reggio Emilia: Crimini e misfatti. Gli orchi della porta accanto

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di Fausto Anderlini – 1 luglio 2019

Ho sempre amato i reggiani, sin da bambino, dal Luglio ’60. I morti di Reggio Emilia di Fausto Amodei divennero per me una sorta di inno interiore e spiritico. La voce dell’anima. I reggiani inclinano a una dolce follia quanto sono ingenui e hanno una parlata soave e melodiosa, così intima, autentica e gentile che supera di gran lunga quella arrotata dei parmensi e quella cantilenosa dei modenesi. Nella provincia ci sono donne da favola. Contadine che ogni principe vorrebbe portare a nozze. La linea dell’Enza era nei ’90 l’avamposto interno cui si affidava l’Emilia rossa nel caso di una tracimazione degli agenti patogeni siti a occidente dell’Emilia lombarda. Cavriago, Montecchio, Sant’Ilario…erano comuni rossi come solo ad Alfonsine e Massa lombarda….

Ora si da il caso che questo comprensorio dell’Enza balzi alla cronaca per una mostruosità che riguarda l’affido di bambini. Una degenerazione allignata nei servizi sociali che regge il confronto con le imprese di Leonarda Cianciulli, nel museo degli orrori la leggendaria saponificatrice di Correggio. Come è potuto accadere ? Ho incontrato vagando per strada l’amico Jenner Meletti che già a suo tempo si occupò di un caso analogo in quel di Mirandola. Per lui è tutta una questione di ‘potere’. Non quello politico, ma il potere materiale e assoluto agito da cerchie professionali che hanno nelle mani le vite altrui. Medici, operatori sociali, psicologi, magistrati….. Gente cui la società e le istituzioni affidano il compito delicatissimo di una cura delle anime che è anche funzione di controllo sociale della devianza morale e materiale incistata nella marginalità…

E allora diciamo che su questa frontiera il delitto e l’arbitrio più feroce sono sempre in agguato. E dato il ruolo e le aspettative che lo riguardano vale doppio. Le risorse morali, umane e deontologiche, necessarie per reggerla sono ingenti. E possono cedere di schianto oppure deragliare in una lenta e mitridatica assimilazione di cinismo. Tramutandosi nell’opposto, sino alle perfidie più sudice. Crudeltà, meschinità, venalità, arbitrio. Furto con scasso e omicidio preterintenzionale. Il curatore che diventa il peggior delinquente.

Nelle human relations, ovvero nei servizi alla persona, la posizione dell’operatore vive una doppia dimensione tenuta insieme da un delicato equilibrio. Il professionista deve essere armato da un beruf (vocazione) adeguato e continuamente verificato. Nello stesso tempo fa parte del codice scientifico l’adozione di protocolli formali e il distanziamento passionale dal soggetto, che perciò diventa oggetto di manipolazione. Ne va dell’efficacia della prestazione, proprio come nella politica la razionalità di scopo è la condizione di verifica della razionalità secondo il valore. Una autorità morale e meramente volontaristica non innervata da elementi scientifici e di fatto dura poco. La vita del santo si transustanzia facilmente nella figura dell’imbroglione. Il paziente ha fiducia nel medico in quanto ne riconosce l’autorità morale (il parsonsiano disinteresse) ma soprattutto l’efficacia operativa che consegue da una conoscenza superiore. Scientifica. Nello stesso tempo il potere del professionista rispetto al ‘paziente’ è immenso, si può dire assoluto.
Ingaggio morale e straneamento possono imbricarsi in modo perverso. il bisognoso può trasmutarsi anche per una banale abitudine da fine a mezzo. L’amore per l’umanità in una attrazione morbosa di sterminio di una specie inferiore di postulanti e limitati. Una eventualità insita nella dualità del rapporto che riguarda la vittima indifesa (il bambino, al caso la donna, ma non solo l’innocente, soprattutto chi ha il male dentro: il carcerato, l’alienato, il depravato, il derelitto….).

L’uomo è una entità plastica (si adegua facilmente all’orrore) e metamorfica (può cambiare la sua natura in corso d’opera). Il contagio, inoltre, è la regola nel rapporto sociale, Chi vive a contatto con l’eccesso ne è prima o poi inesorabilmente attratto. La tendenza al male è immanente. Tanto più se si opera al suo interno o sul suo confine. Non c’è istituzione che vada esente da casi clamorosi di ‘operatori deviati’ capaci di aberrazioni superiori a quelle delle più efferate cosche crimiinali: dalla polizia agli ospedali, dalle istituzioni formative a quelle religiose e caritatevoli. E tanto più il sistema dei bilanciamenti è complesso e sofisticato tanto più l’ingegno criminale rispondente alla semplicità primordiale dell’istinto di superiorità (la sovranità assoluta) alza il suo livello. E l’eventualità di un corto circuito, se ci si pensa, diventa ancora più grande quando i tre sottosistemi funzionali (pubblico, di mercato e di privato sociale) operano insieme, cooperando, anzichè confliggere. Nella convinzione, pervasiva nel neo-liberismo, che umanesimo e competenza abbiano finalmente trovato il loro incontro con minimo sforzo. L’idea che la regolazione politica coi suoi apparati normativi e valutativi possa governare di per sé il processo è una pia illusione. Anzi facendosi meramente legale-amministrativa, cioè perdendo di spessore gestionale, può essere più facilmente raggirata. Cosa può mai fare il sindaco di Bibiano, o chi altri, se nei servizi si crea una cosca mafiosa e perversa che agisce coperta dall’aura dell’altruismo morale, della competenza tecnica e della affidabilità di giudizio ? E tanto più se di fronte si ha un’utenza costitutivamente priva di voce e dignità ? Il dislivello fra la strapotenza dell’assistente sociale che sottrae un bambino e la condizione della famiglia problematica la cui potestà viene revocata è abissale. Ma questa strapotenza può valere anche rispetto ai poteri di controllo. Perciò francamente non mi sento di statuire correlazioni un tanto al chilo fra le modalità del sistema politico locale e l’evento criminoso. Può accadere anche nei migliori contesti. Anzi proprio perché ritenuti (a ragione) i migliori, come tali insospettabili.

Come tenere a freno l’istanza del demoniaco ? Forse bisognerebbe obbligare gli operatori a tenere un diario letterario. Un libro di bordo dell’anima dove sono elencati tutti i cattivi pensieri e sommamente le azioni malvagie (le sole, del resto, che interessano il lettore), Solo la scrittura può salvare l’umanità del criminale che vive in noi. Altro che Dei, piuttosto demoni. Per fare il bene è forse necessario aver vissuto l’esperienza del ribrezzo di sé.