“Saponetta” Zingaretti alle prese con gli spadoni del panorama politico attuale

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di Fausto Anderlini

My beautiful laundrette

Visto Zingaretti in una delle sue rare e sempre soporifere apparizioni televisive. A essere obiettivi c’è da dire che a sette mesi dalla sua elezione di strada ne abbia fatta. Avendo come unica dote la disastrosa eredità del Pd renziano ha bloccato l’emoraggia elettorale del Pd, operato una derenzizzazione soft ma efficace del partito e ripristinato un modello di coalizione nella gestione interna dotata di una sua stabilità. Ma soprattutto ha tratto il Pd dall’isolamento in cui era precipitato con la sua patologica pretesa maggioritaria ponendolo al centro di uno spazio di alleanze in grado di opporsi alla destra. Dapprima titubante (consapevole dei condizionamenti) ha assunto un profilo decisamente lealistico e determinato nell’esperimento di governo impegnandosi con pazienza a incardinare il M5S nella prospettiva di un nuovo ‘centro-sinistra’.

A tutti gli effetti una svolta reale, un mutamento di linea politica di carattere strategico. Anche accompagnata da uno spostamento sensibile dell’agenda sociale. La ‘saponetta’, insomma, è riuscita a sgusciare fra molti passaggi scabrosi ripristinando un ordine di schieramento in un campo popolato di eserciti smandrappati. E’ vero che il Pd zingarettiano si è ben guardato dall’immergersi in una autocritica puntuale del fallimento di un ciclo politico. Ed è vero che il profilo identitario del Pd resta consegnato in un limbo molto simile a una terra di nessuno. E tuttavia c’è da dire, osservando le cose dall’esterno, che forse è stata proprio questa la scelta ‘utile’ di Zingaretti. Evitare i drammi e le incognite di un conflitto identitario. Operando piuttosto per default, gestendo l’inerzia e lasciando ad altri l’onere dello strappo. Ed è in questo modo, affidandosi alle virtù della saponificazione costante che ha digerito con minimo danno la scissione renziana. Oggi sia il Pd che il M5S appaiono stabilizzati attorno a un 20 % ciascheduno. Se i margini di crescita non sembrano avvincenti è però vero che la decrescita sembra bloccata. E la stabilità del trend elettorale nel rapporto di coalizione è di per sè una garanzia della sua tenuta. Inoltre le rilevazioni confermano che il rapporto di alleanza è largamente gradito a entrambi gli elettorati. Sicchè le note più rassicuranti, con buona pace dei profeti di sventura tutt’ora all’opera, si manifestano su quello che sembrava essere lo scoglio più impervio dell’operazione.

Poco appariscente, ma rassicurante. Come quello che ad ogni svolta a gomito trova sempre una traiettoria ellittica per tenere la strada fino alla prossima. Col vantaggio che essendo fuori scena nessuno lo prende di petto. Anche perché c’è da temerlo. Saponetta contro spadone o bastone vince la saponetta scivolosa. Come la carta col sasso, il sasso con le forbici ecc. ecc. E di saponificazione in saponificazione tiene in funzione la lavatrice. Visto dalla Gruber metteva una tranquilla rassicurazione. Ogni scoglio può essere aggirato. Un Bersani alacre e lavandaio.

Commenti:   

Salvatore Biasco: (Fausto Anderlini)  Come al solito cogli perfettamente il segno e secondo me ha fatto bene a non far drammi sulla riduzione dei parlamentari, guadagnando fiducia dagli alleati che potrà spendere più avanti e rafforzando il governo. Ora, però dovrà lavorare a dare un’identità culturale e ideale al partito e qui mi sembra poco attrezzato, specie dopo aver perso Provenzano, che era nel partito il più consapevole di questa deficienza.

Gian Franco Ferraris: Il Pd ê un abominio politico almeno dall’inizio – segreteria Veltroni, non riformabile. La speranza è quella di un governo che duri qualche anno – alla meno peggio, e nel frattempo cambi il quadro politico a sinistra e pure a destra. Insomma ci vuole un miracolo per il nostro Paese

Salvatore Biasco: Gian Franco Ferraris E’ tutto vero, a partire dal disastro culturale ereditato da Veltroni. Ma oggi una speranza (forse un’illusione) va nutrita perché a sinistra non c’è nulla di spendibile, a parte stupendi compagni, che però esprimono solo belle individualità e un mare di consapevolezza critica, Si può costruire solo su di loro?. Speriamo, come tu dici, che intanto questo governo faccia bene, E’ importante. E’ importante anche non ripetere errori di purezza. Sto leggendo in questi giorni il libro di Siegmund Ginzberg “Sindrome 1933” . E’ ovvio che nessuna situazione storica è assimilabile a un altra, ma quante analogie ci sono oggi in Italia con Weimar 1930-3!