Sei lezioni di economia

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Ma cos’è questa crisi

Un libro che vende 1.200 copie in tre giorni dall’arrivo in libreria  è senz’altro un successo. Se però non è un romanzo, ma un testo di economia piuttosto impegnativo, è qualcosa di più: nell’Italia che mediamente legge poco e dove l’economia è materia che i più considerano ostica, un risultato del genere si avvicina al miracolo. E però è quello che è successo con il libro di Sergio Cesaratto, dell’Università di Siena, il cui testo Sei lezioni di economia – Conoscenze necessarie per capire la crisi più lunga (e come uscirne), edito da Imprimatur, è in vendita dall’inizio di settembre.

Evidentemente Cesaratto ha centrato un bisogno. Quello, per esempio, di chi si chiede come mai il QE della Banca centrale europea non funzioni, o come mai le gigantesche valanghe di moneta immesse nel sistema economico non solo non producano inflazione, mentre per tanti anni ci avevano spiegato che così facendo è quello che succede, ma non riescano nemmeno ad aver ragione della deflazione. Le spiegazioni correnti non spiegano niente, limitandosi a riaffermare il “mantra” che non si sono fatte abbastanza riforme. Ma il libro chiarisce come tutto questo derivi dalla teoria economica dominante ( che, precisa, non dovrebbe essere definita “neoclassica”, quanto piuttosto “marginalista”).

Cesaratto ci porta per mano a conoscere i punti chiave delle teorie economiche, esaminando che cosa hanno detto gli economisti più noti del passato e del presente e le critiche che si sono fatti l’un l’altro che fanno emergere i relativi punti deboli, e se e come questi sono stati superati. C’è un continuo rinvio tra i problemi del presente e la storia delle teorie economiche, con l’obiettivo di far capire che cosa è sbagliato nelle attuali politiche: “E’ fondamentale che si dimostri che ciò che non funziona in pratica, non funzioni neppure in teoria”. E che per rigettare una teoria bisogna contrapporgliene una migliore.

La prima lezione è sugli economisti Classici e Marx, la seconda sul Marginalismo, la terza su Keynes. Cesaratto considera fondamentale la critica di Piero Sraffa ai marginalisti e la sua elaborazione di Keynes. La quarta si occupa della moneta e certamente genererà un dibattito con i seguaci della MMT, la “Teoria monetaria moderna”, con i quali pure l’autore condivide varie posizioni teoriche che rovesciano una serie di principi degli economisti ortodossi. Con la quinta e sesta lezione si entra ancor più nel vivo dell’attualità, perché gli strumenti forniti in precedenza al lettore vengono utilizzati per esaminare la crisi europea e – nella sesta – le politiche monetarie della Bce e i loro limiti. Chiudono il libro due approfondimenti. “L’organetto di Draghi” e “Lo strano caso di Target 2”. Nel primo si esamina l’evoluzione del bilancio della Bce a cominciare da appena prima della crisi. Nel secondo si spiega che cos’è e come funziona il sistema di compensazione dei movimenti di capitale all’interno dell’Eurozona, un meccanismo senza il quale l’euro si dissolverebbe e forse proprio per questo soggetto a periodici attacchi da parte di studiosi tedeschi che – anche se non lo dicono esplicitamente – hanno proprio quell’obiettivo. Il più noto di costoro è Hans-Werner Sinn.

In ogni lezione ci sono box su aspetti particolari e alla fine un’ampia bibliografia per chi voglia approfondire i problemi trattati. Il libro è impegnativo, ma le spiegazioni sono chiare e alla portata anche di chi non abbia competenze specifiche di economia. Dopo averlo letto si avrà un’idea più chiara del quadro concettuale che sta dietro la costruzione europea e le dichiarazioni dei politici e dei loro consiglieri economici potranno essere interpretate in base alla conoscenza delle teorie di riferimento. E forse si arriverà a concordare con l’amara constatazione riportata nel risvolto di copertina: ” Analisi economica critica e realismo politico ci suggeriscono che, sfortunatamente, un’“altra Europa” non è possibile in quanto le entità politiche e monetarie sovranazionali hanno un’insopprimibile impronta liberista, e sono funzionali a smantellare gli spazi nazionali in cui si esprime il conflitto sociale che, se regolato, è il sale della democrazia”

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