SETTEMBRE MESE MONDIALE DELL’ALZHEIMER

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Settembre è il mese mondiale dell’Alzheimer, ed il 21 settembre è la giornata celebrativa istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI). Testimonia la crescita di un movimento internazionale che vuole creare una coscienza pubblica sugli enormi problemi provocati da questa malattia e ogni anno riunisce in tutto il mondo malati, familiari e associazioni Alzheimer.

Due persone su tre a livello mondiale credono che ci sia poca o nessuna comprensione della demenza nei loro paesi. Perché è così importante la sensibilizzazione su questa malattia?  La demenza riguarda 50 milioni di persone in tutto il mondo, ed ogni 3 secondi una nuova persona ne è affetta. Il numero di persone con demenza dovrebbe triplicare nei prossimi 40 anni.

In Italia circa 1 milione di persone sono affette da demenza e circa 3 milioni sono direttamente o indirettamente coinvolti nell’assistenza dei loro cari. A preoccupare sono anche gli alti costi: nel 2018, la demenza nel mondo è costata mille miliardi di dollari.

Hanno redatto un piano nazionale sulla demenza a tutt’oggi solo 29 dei 194 Stati membri dell’Oms che hanno sottoscritto il piano globale sulla demenza 2017-2025.

La demenza richiede l’attivazione di una qualificata rete integrata di servizi sanitari e sociali e, accanto all’assistenza, va ricordata la prevenzione testimoniata da numerose evidenze scientifiche che individuano alcuni fattori di rischio modificabili associati all’insorgenza della demenza di Alzheimer quali il diabete, l’ipertensione, l’obesità, il fumo, la depressione, la bassa scolarizzazione, l’inattività fisica.

È stato calcolato che riducendo del 10% o del 25% ognuno di questi fattori di rischio si potrebbero prevenire da 1,1 a 3,0 milioni di casi di demenza di Alzheimer.

 L’Italia ha dal 2014 il suo Piano nazionale, ma ancora senza fondi specifici per implementare le aree d’intervento, mancanza questa che lo lascia ancora al punto di partenza rispetto alle misure contenute.

Il sostegno alle persone affette da demenza deve assumere una configurazione particolare dei processi assistenziali sociali e sanitari. Bisogna prestare la massima attenzione a garantire attività assistenziali che si svolgano in modo uniforme e regolare; a favorire l’indipendenza nella cura della propria persona secondo le capacità del paziente; a stabilire e mantenere una relazione terapeutica con il paziente; ad attrarre e mantenere l’attenzione del paziente dando direttive semplici e precise per eseguire i vari compiti; a limitare al massimo le barriere alla comunicazione; a incoraggiare i rapporti con altre persone o gruppi; a stimolare i ricordi nel dialogare con il paziente; a coinvolgere i familiari in tutti gli aspetti del programma educativo usando l’insegnamento come un’opportunità per analizzare i ruoli, le risorse e i comportamenti del loro adattamento e fornirgli informazioni sui servizi dell’assistenza domiciliare ed esortarli a utilizzare tutti i servizi disponibili.

 

La malattia di Alzheimer è una patologia che sconvolge tutti: i malati, le persone e gli affetti di riferimento della persona, che con loro hanno condiviso tanti pezzi di vita e che nella quotidianità le accompagnano in un lento e inesorabile declino, gli operatori che se ne prendono cura.

Sostenere le persone malate e le loro famiglie è compito, pertanto, di tutti, perché prima ancora che medico, si tratta di un problema sociale: non sono, infatti, i soli malati a essere colpiti, ma tutti quelli che sono legati a loro e che li assistono, i familiari in primo luogo. 

Di fronte a questa emergenza sanitaria famiglie, medici, ricercatori, associazioni Alzheimer,  istituzioni sanitarie, aziende pubbliche di servizi alla persona sono chiamati ad agire insieme per dare risposte concrete ai bisogni dei malati e dei loro familiari. Nel nostro Paese è urgente migliorare i servizi creando una rete assistenziale intorno al malato e alla sua famiglia che non li lasci soli ad affrontare il lungo e difficile percorso della malattia.

Non sarebbe un ottimo tema da inserire in un programma di governo?

 Mino Dentizzi