Speranza vs. rabbia

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di Antonio Napoletano da facebook

 E’ stata – a mio giudizio – la migliore prestazione politica di Matteo Renzi, il chiacchierino, la conferenza stampa sul risultato elettorale.
Si’, l’uomo ha numeri. eppoi il successo, specie quando e’ cosi’ clamorosamente ‘evidente’, giacche’ nel notiziario non contano i voti messi nel congelatore dell’astensione, aiuta.
E Renzi lo ha sfrutttato tutto, facendo per la prima volta l’uomo di governo e non il piripicchio dalla battuta facile.
Dato a Renzi quel che e’ di Renzi, che cosa di nuovo e/o di adeguato alla situazione europea e italiana ha detto o proposto?
Poco, molto poco. Scontato l’afflato ‘riformatore’ e quel parlare accorato sulle ‘sofferenze’ che questa Italia che vuole sperare ancora contro la rabbia gli ha affidato in giro per le sue piazze, Renzi ha ribadito la sua sfida sulla e con la agenda che ha in testa, e soprattutto, quando s’e’ avventurato sullo scacchiere europeo ha parlato solo e unicamente di “cambiamento possibile”.
Piu’ che il realismo del riformista m’e’ sembrato il realismo di sempre di un moderato italiano, un moderato cresciuto in quel particolare partito (sebbene al suo crepuscolo) che fu la democrazia cristiana.
Qui sta credo – ma bisognerebbe rifletterci di piu’ di quanto non abbia fatto – uno dei motivi di quella strana ‘intesa’ col vecchio apparato dirigente, naufrago delle metamoforfosi del pci. Certo, bisognera’ guardare con attenzione a questa sua particolare ‘sensibilita’ perche’ da questa potrebbero venire – cosi’ come e’ stata la scelta in velocita’ del pse – scelte, altrimenti, difficili da comprendere, proprio perche’ sparigliano e potrebbero caratterizzare la sua azione di governo con quella insuale demagogia populista. La stessa che ha dato sostanza con gli 80 denari, alla sua immagine di uomo del fare, uomo della speranza del fare.
C’e’ da dire che a sinistra – al di la’ della scolastica – si e’ ampiamente impreparati a esiti di questo tipo.
Giacche’ non basta, per ‘superarlo’limitarsi a dire che e’ una forma piu’ sottile e insinuante di “populismo dolce”.
Esaltata la foto di gruppo che lo fa primo tra un gruppo di presunti ‘pari’ – quella che stanotte e’ stata immortalata per i media – Renzi si e’ accostato alle prossime scadenze europee, non solo come leader europeo che vince in casa – e nella casa tra le piu’ disastrate del continente – ma come l’unico, possibile, ragionevole mediatore tra la ‘culona’ e il resto dei governi della Ue. Per questo, ha evitato sapientemente di farsi impelagare con valutazioni e giudizi sul disastro francese, ma , rispetto a questo, ha ribadito le sue credenziali come quelle di colui che vince “a regole invariate”. Dunque, come l’unico possibile traduttore delle incerte e controverse possibilita’ di cambiamento che la Germnania, ingessata dal suo neomercantilismo in grosse koalition, e’ disposta a concedere.
Per il resto, solita minestrina vegetale. nel senso che Renzi ha tenuto ferma la linea Padoan, esaltando i pochi risultati riguardanti le sue ‘riforme’. Quelle che starebbero portando capitali esteri e relativi investitori a ripuntare sul nostro paese, fatto appetibile dai soliti sgravi fiscali e dalla piu’ perfezionata precarizzazione del lavoro.
Per farla breve, ha rinviato, non solo al valore salvifico delle sue ‘riforme’ in gestazione – per le quali e dopo il diluvio elettorale, s’e’ detto disposto ad ascoltare tutti, ma a decidere lui – ma alla accettazione da parte dei partner europei della sua vocazione a fare ed essere il prossimo gestore della unione nel segno di quel compromesso possibile di cui ho detto.
Ci riuscira’? Glielo faranno fare? I francesi gli consegneranno la loro urgenza a portare a casa qualcosa prima della definitiva esondazione lepeniana oppure no? E come si schierera’ il ‘suo’ pd nella elezione del presidente dela commissione? Schulz o non Schulz? e se Schulz con quale gradimento da parte della Merkel?
Infine, nella cavalleresca riconoscenza a tutti gli elettori che hanno votato diverso dal pd, nessun accenno a quelli, ‘persi’ dietro le vele greche. Solo, un inciso, in altro contesto enumerativo delle sigle di partito oltre il fatidico 4%.
Iinsomma, non fatevi illusioni, non guarda alla sua sinistra, neppure per fare chapeau.