Stante così le cose la fine è assicurata

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Lo scudo penale sul reato di chi inquina non è una scusa per Mittal Ancelor  ma “conditio sine qua non” per continuare a produrre e fare profitti senza avere la spada di Damocle del reato di inquinamento ambientale.
Sì, perché a Taranto o si fanno investimenti per la decarbonizzazione degli impianti a caldo oppure l’inquinare e avvelenare l’aria e l’ambiente è direttamente proporzionale al produrre acciaio. Anzi in maniera esponenziale.
E più si aumenta la produzione (Di MAio e il PD aveva permesso nell’accordo di poter far produrre 10 milioni di tonnellate di acciaio, tante quanto ne sono capaci gli impianti, vecchi di 40 anni) più si moltiplica l’inquinamento.

Allora non c’è niente da fare?
Sì che ci sono soluzioni, ma sono soluzioni di tipo politico più che di politica industriale.
Occorre che lo Stato investa (perchè il privato, nessun privato mai investirà per poter avere ritorni nel giro di qualche lustro) affinchè si chiudano gli impianti a caldo (che partono dai minerali fino alla produzione delle bramme) che da soli producono oltre l’80% dell’inquinamento e riutilizzare gli operai così liberati per la bonifica di quegli ettari di terreno in un grande progetto di risanamento ambientale e che vede coinvolto anche la locale Università di scienza ambientale studenti e neo laureati.
Spezzare il ciclo che vede produrre ancora nuovo acciaio quando si hanno le discariche piene di rottame di ferro, ripartendo proprio da qui per riutilizzarlo e produrre prodotti semi lavorati (coils lamiere, e tubi) che ancora hanno un alto tasso di valore aggiunto, poco inquinante. Impianti questi che ancora rappresentano il fiore all’occhiello per lo stabilimento di Taranto.
Ma occorre una classe politica lungimirante che abbia uno orizzonte di qualche decennio e non le prossime scadenze elettorali.
Ci vogliono politici con una cultura, ma sopratutto con le palle!
E stante così la fine è assicurata.