Cultura

Pubblicato il 8 giugno 2018 | di

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Sulla narrazione agiografica, mitologica e totemica

di Antonio Gaeta, 8 giugno 2018

Lo spunto per queste riflessioni mi é stato fornito dalla partecipazione alla presentazione da parte dell’associazione culturale Metropoli’s del libro di Aleandro Paritanti, avente per tema “Culto e Storia di S. Erasmo”.

In particolare, nell’elogiare la Passio di Giovanni Coniulo di Gaeta (divenuto poi Papa con il nome di Gelasio II), Paritanti scrive: “..omissis. Circa l’importante testimonianza, la Passio mette in chiaro il primo e autentico dato storico: le due città (Formia e Gaeta) non solo fanno memoria di Erasmo, ma si identificano in due patrocini, in quanto Formia storicizza il primo culto di Erasmo con custodia della morte mediante sepoltura (quindi, segni di primogenitura del culto liturgico, ‘anteriore all’anno di stesura della memoria scritta’), mentre Gaeta ‘salva le reliquie del Corpo di Erasmo (1) e le custodisce con onore e devozione, tali da fare del Patrono un baluardo della città’. Ambedue le città con Erasmo trovano ‘una memoria sacra’: il martirio del Santo Patrono e l’impegno a trasmettere una «testimonianza di eroismo». Il martire, infatti, non solo é un testimone di Cristo, ma esprime anche la «fede in una comunità» (Gregoire, Gli antichi testi agiografici, 51).

Ho evidenziato la «testimonianza di eroismo» e la «fede in una comunità», perché la prima é caratteristica comune con quella degli eroi pre-cristiani delle culture ariane, successive alle invasioni indoeuropee (tra i più noti o più vicini alle divinità pagane, ricordiamo Prometeo, Ercole, Achille, Ulisse, Giasone, Perseo, etc.), mentre la seconda costituisce aspetto distintivo della predicazione, che alimentò la diffusione dell’agiografia, e quest’ultima il culto dei santi cristiani.

La sostanziale differenza tra la mitologia eroica pre-cristiana e la santificazione di esseri umani, considerati massimi diffusori del verbo di Cristo, sta nell’uso dell’umana corporeità di quest’ultimi, che si ispira costantemente al martirio di Gesù di Nazareth, quale necessità di ricollegare il corporeo della specie Homo con il sovrannaturale (trascendente o incorporeo), del suo presunto creatore.

L’eroe pre-cristiano (sempre maschile) é colui che costituisce l’esempio delle potenzialità corporee umane, che ricorrono all’aiuto divino in modo del tutto strumentale. Quindi, inverso rispetto al potere taumaturgico dei santi, di provenienza divina. Antropologicamente parlando, questa é la più importante caratteristica dei popoli ariani (o indoeuropei) e discendenti, che permise loro di dominare il mondo, così come tutt’ora avviene !

Altrove ho già scritto che per i primi cristiani la comparsa in Terra del Messia costituì un fondamentale tentativo di liberarsi dal giogo patriarcale indoeuropeo, molto ben interpretato dai Greci prima e dai Romani dopo !

Fin dai tempi millenari delle civiltà matrilineari dell’Antica Europa, che fecero derivare le potenzialità umane da quelle provenienti dalla Grande Dea, la tradizione religiosa rivelatasi prevalente é quella del potere assoluto del sovrannaturale sul naturale.

In proposito, il mito della cosmogonia pelasgica, in cui Gea é colei che tutto genera (culto pre-ellenico della Grande Dea), l’esempio di concezioni pagane sulla discendenza del potere corporeo umano dalla trascendenza (o incorporeità) delle dee e degli dei é quello più significativo ! (Le Dee e gli Dei dell’Antica Europa – Marija Gimbutas – Stampa Alternativa, 2016) !

Tornando alle similitudini e diversità tra mitologia e agiografia, occore dire che, sebbene entrambe si fondassero sulla capacità di narrazione (oggi si usa il termine anglofilo storytelling) (2), ad entrambe manca l’approfondimento del collegamento con le origini: ovvero quello della rappresentezione non fideistica del rapporto tra i corporeo umano e l’incorporeo sovrannaturale.

Pertanto, credo sia giunto il momento di evidenziare come la continuità antropologica, che molti studiosi fanno tra il culto dei miti pre-cristiani e il culto dei santi presenta delle lacune, che potrebbe essere utile colmare.

Ho già avuto modo di scrivere e pubblicare circa l’Arte Magica, come la spiegazione della rappresentazione scritta e orale del mito, comune a diverse civiltà dell’età del bronzo, sembra prigioniera di una concezione non evoluzionistica della specie umana. Molti storici e alcuni antropologi ci erudiscono sulle caratteristiche delle civiltà prese in considerazione, limitandosi alla narrazione dei fatti e delle leggende con gli stessi connesse. Essi adottano un po’ lo stile narrativo di Tito Livio (come scrive Virginia Lima), che spiega la storia intrecciandola con la leggenda.

Sappiamo che quest’ultima a volte é narrazione del mito e, quindi, possiamo dire che il percorso storico illustratoci contiene elementi umani sia reali, sia irreali o fantastici. La fantasia é quanto di meglio sappia esprimere l’Uomo, non contaminato dalla neo-hegeliana corruzione, contenuta nella massima “tutto ciò che é reale é razionale” ! Anche per questo accettiamo di buon grado il romanzo storico (Vedi Oleg di Novgorod, Mosca 2011).

Tuttavia, allorché si stabilisce una sostanziale continuità tra mitologia pre-cristiana e agiografia dei santi cristiani (ovvero ci avviciniamo a grandi passi verso il presente), considerando l’importanza, penso occorra fare maggiore chiarezza sulle omissive caratteristiche di entrambi i fenomeni culturali.

A tale scopo, per i motivi di cui appresso, cito ciò che scrisse André Breton circa il totemismo: “..omissis. «L’uomo di Lascaux», considerato finora «la scena più tragica di tutta l’arte quaternaria», é oggi visto in una prospettiva del tutto opposta. Fotografato da un altra angolazione, egli non é più minacciato o caricato dal bisonte, che gli é accanto: al contrario, l’uomo é saldamente in piedi, mentre il bisonte giace a terra davanti a lui. Il dottor H. Senntjens, che ha messo in luce questa sconcertante possibilità, osserva giustamente che il conflitto non era soltanto di natura artistica, ma «attiene alla psicologia socio-religiosa del primitivo» (L’Homme de Lascaux, totem vertical in Bullettin de la Société preistorique francais). In questo interessante articolo egli vuole dimostrare con quanta facilità spesso si affibi l’epiteto di magico a qualsivoglia aneddoto drammatico. Egli fa, inoltre, notare la rassomiglianza tra il personaggio magdaleniano (3) e i totemisti australiani di oggi. Anche nel suo caso, tuttavia, abbiamo la prova di quanto sia oscuro il concetto di magia, dato che egli suppone che il totemismo sia esclusivamente religioso.”

A tale proposito occorre dire che il personaggio ha come testa (maschera) quella di un uccello e d’uccello sono anche le sue mani di quattro dita. Infine, il piolo che indica é anch’esso sormontato da un uccello, identico alla maschera.

Nel paragrafo dedicato alle origini magiche dell’arte André Breton poi scrive: “Entro i limiti in cui il totemismo può essere considerato un sistema di fissazione dell’immemoriale, é chiaro che esso non si oppone affatto alla magia, anche se tutte le teorie (influenzate dalla sociologia) si fondano su questo contrasto… omissis. Secondo alcuni buoni autori (Th. W. Danzel, A. Castigliani) l’idea della creazione del mondo da parte di grandi animali emblematici sarebbe interamente magica (idea che non é soltanto alla base delle mitologie degli indiani della California, degli aborigeni autraliani, ma traspare anche nelle tradizioni più elaborate o trasposte della Caldea, della Fenicia e dell’Ellade «pre-ariana»).”

Poi egli prosegue: “Io sostengo che nell’uomo esiste una concezione specifica della magia: mentalità che molto probabilmente é la più antica, la più ancorata biologicamente… omissis. Questo perché il genio di un individuo non si può spiegare soltanto con l’evoluzione concettuale. Tuttavia, se la genialità caratterizza la specie fin dagli inizi della sua evoluzione, la stessa magia non é più così rigorosamente incomprensibile. E’ in gioco tutta l’attività umana, anonima o meno !

«L’artista dell’Africa nera non esiste. E’ il seguace di una religione, che lavora in segreto… perché non si fa distinzione tra il suo talento artistico e la sua abilità di mago (o artista magico, ndr). Agli occhi della sua comunità le due attività si confondono in un’unica capacità (G. Hardy, L’Art nègre, Paris 1927).. omissis. L’arte – scrive Jacques Mauduit – nacque dall’emozione profonda, che afferò il primitivo, quando grazie a una prima astrazione, egli fece un accostamento tra la roccia… omissis e un qualche animale, che aveva osservato».”

Questa prima astrazione – secondo Breton – trasformò lo slancio magico della mente pre-artistica in emozione analogica, già estetica ! Se noi oggi riusciamo a cogliere il carattere rivelatore della creazione artistica sulla roccia, riusciamo anche a distoglierlo dalla metalità religiosa. Questa operazione rivelatrice dell’artista-mago inficia di magia anche il significato simbolico del totem oggetto di culto religioso !

Si può meglio capire, allora, come nella prosecuzione del suo percorso antropologico l’essere umano (Homo Sapiens) ha voluto e saputo trasportare lo stesso strumento di inconscia conoscenza magica ai miti che circondarono gli dei e gli eroi dell’età neolitica, e poi ai santi dell’era cristiana.

Vista in questo modo, l’arte nasce e si sviluppa come forma di conoscenza, diversa dalla spiegazione razionale, giacché fondata sulla capacità di rivelazione dell’artista stesso, considerato erroneamente alla pari di tutti i devoti, affascinati soltanto da ciò che attribuiscono alle rispettive religioni. Sappiamo che i sacerdoti da sempre hanno gestito la narrazione di ciò che é stato mito nell’ambito religioso: l’esegesi come modalità per raccogliere consenso. Tuttavia, sono sempre stati gli artisti capaci di trasmettere quel senso magico inconscio, che ha cementato l’unione delle anime rispetto al culto.

Anche nel caso di opere d’arte commissionate (la maggioranza nel corso della Storia indoeuropea), il fruitore/spettatore ha sempre saputo distinguere tra ciò che Virginia Lima rievoca come storytelling e ciò che penetra, invece, tutto l’individuo e lo fa sposare la religiosità collettiva !

La capacità di dei, eroi e santi di generare consenso, pertanto, si é sempre avvalsa della raffigurazione artistica della loro immagine rivelata (4): quella che ha invaso gli altri sensi (oltre l’udito sacerdotale) e ha più profondamente coinvolto la «mente senziente» (5). Senza il tocco magico dell’artista, la nostra Storia di popoli discendenti dagli invasori ariani (o indoeuropei) sarebbe stata molto diversa !

NOTE:

(1) – Su corpo e potere magico delle reliquie dei santi scriverò in un altro articolo.

(2)- Su questo la mia ricerca tiene conto dell’articolo di Virginia Lima, pubblicato su Dialoghi Mediterranei. come già evidenziato sulla mia rubrica antropologica, curata su NuovAtlantide e su FB: https://www.nuovatlantide.org/corpo-e-narrazione-eroi-santi-e-politici-modelli-culturali-a-confronto/ e “Antropologia: sintesi biologica della specie”

(3) – Cultura magdaleniana: [dalla stazione preistorica di La Madeleine in Francia]. Cultura della fine del Paleolitico superiore, successiva al Solutreano, caratterizzata, tra l’altro, dalla fioritura di manifestazioni artistiche di eccezionale livello qualitativo. La denominazione deriva dal giacimento scavato nella grotta di La Madeleine in Dordogna da E. Lartet nel 1863. Venne suddiviso in sei fasi (Magdaleniano I-VI) da H. Breuil, sulla base dell’evoluzione di determinati manufatti su osso o corno che assumono particolare sviluppo in questo periodo (arponi,zagaglie, aghi, propulsori, ecc.). Una fase molto antica, il Magdaleniano 0, è stata individuata da F. Bordes e attribuita all’inizio del Würm IV, ca. 17.000 a. C.; a essa segue il Badegouliano (ex Magdaleniano I).

(4) – Come spiegherò in un articolo successivo, centrato sull’immedesimazione tra animale uomo e animale totemico.

(5) – Al neuroscienziato Antonio Damasio, i cui saggi sono da sempre connotati da una particolare vena di originalità e di senso critico, dobbiamo un’immagine del cervello lontana dagli stereotipi più diffusi. Il modello proposto dallo scienziato portoghese, infatti, non é quello tipico delle scienze dell’informazione: ovvero la mente simile a una centralina di comando, che controllerebbe i movimenti degli arti tramite procedure di calcolo.

Per Damasio il cervello – qualsiasi, anche umano – é letteralmente immerso nel corpo in cui abita. Vale a dire che il sistema neuronale non é una camera stagna e, dunque, partecipa di passioni, umori e sensazioni esperite dalle membra. Nel suo ultimo lavoro (Lo starano ordine dlle cose: la vita, i sentimenti e la creazione della cultura – Adelphi) Damasio radicalizza la sua prospettiva, con l’obiettivo di fornire una storia della vita, che sottoliei la centralità della sfera affettiva, per ogni aspetto dell’esistenza animale e umana.



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Studioso in Scienze Politiche, Psicanalitiche e Antropologiche - Master in Counseling Professionale - Autore del romanzo storico "Oleg di Novgorod", venduto anche a Mosca.


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