Traghettatori e fiancheggiatori, Nazareno mon amour

0
263

di Alfredo Morganti – 28 aprile 2016

Berlusconi sta traghettando i moderati di Forza Italia verso il magnete centrale del sistema politico italiano. Laddove si è insediato il PD renziano, una specie di comitato elettorale che non è, sostanzialmente, né di sinistra né di destra, ma soltanto un oggetto politico ormai ‘neutro’ (o meglio neutralizzato). Più che ‘magnete’ dovremmo dire, in realtà, ‘buco nero’ centrale, dove vanno a cadere molte cose disparate che, in quell’oscurità, perdono caratteri e si unificano in base ai soli scarni interessi di gruppo, clan, cordata, senza più alcun tipo di confine partitico né mediazione possibile (alta o bassa che sia). Il sistema politico italiano è, ormai, una sorta di paesaggio lunare, grigio di intensità, coi suoi crateri, i suoi mari secchi, la desolazione diffusa, le rughe del terreno. Di converso, la base dei cittadini è disorientata, non ci sono più zoccoli duri, il senso di appartenenza è andato a farsi benedire. E non parliamo poi delle adesioni ideali, che sono sbeffeggiate, non funzionano più, semplicemente non esistono. I pochi che ancora percepiscono la nozione di ‘disinteresse’ e quella di ‘bene pubblico’ li mandano ad arrostire le salsicce in qualche festa, fanno colore, non sono più militanti ma ‘volontari’. Braccia strappate alla politica, insomma, e ridotte ad alzare o abbassare serrande di circoli che non pagano nemmeno l’affitto.

Questo vale per la destra e per la sinistra. Il calo di tensione e idealità è ad angolo giro, riguarda tutti. Giocare la politica al centro, personalizzandola sui vizi e sulle virtù di un candidato ammazzasette, trasforma il sistema in un imbuto, dipana le linee di forza tutte verso un centro geometrico dove si ammassa il 70-80% della forza attiva. È una forma moderna di ‘neutralizzazione’ e di tecnicizzazione della politica, oggi ridotta a semplice ‘fare’ proprio in virtù della caduta di ogni disegno ideologico, valoriale, programmatico, ideale. ‘Fare’ non è nemmeno da intendere pragmaticamente, come gesto pratico-risolutivo, ma come sinonimo di ‘errare’, ossia muoversi senza un percorso stabilito, prefissato, senza un tracciato, quasi a moscacieca. L’unico ‘cardine’ che resta in questo andare a vista è il buco nero centrale, il grande attrattore di cose sparse. È l’unica raffigurazione questa, l’unica metafora che mi sento di utilizzare per interpretare la grande mobilitazione, il confuso agitarsi dei ceti politici dirigenti e degli outsider oggi al comando.

La carta ‘lunare’ della politica italiana ci restituisce, insomma, l’immagine di tante traiettorie individuali o di gruppo che, in questo momento, traghettano forze al centro, per fungere da ‘fiancheggiatori’ dell’attuale reuccio. Un miseria politica che paghiamo oggi e pagheremo in futuro, quando il muro di tweet crollerà e si dovrà ricostruire dal nulla o quasi, probabilmente dopo una lunga traversata nel deserto: l’ennesima, la peggiore, perché priva viepiù delle energie e delle idealità del dopoguerra. Sempre ammettendo che la lunga marcia riesca anche stavolta.