Politica

Pubblicato il 6 giugno 2018 | di Roger Cohen

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Un brindisi per il nuovo terribile governo dell’Italia

di  Roger Cohen –  New York Times- Traduzione di Giacomo Piacentini – 6 giugno 2018
Steve Bannon è molto felice per il nuovo governo italiano – alla cui formazione forse è stato strumentale – che si presenta anti europeo e anti immigrazione. Anche Marin Le Pen, la politica di destra francese, è ben contenta, mente chiama la nuova coalizione “una vittoria della democrazia contro le minacce e le intimidazioni dell’Unione Europea”. E io sono felice.
Ora, Bannon e la Le Pen non sono certo la compagnia politica che generalmente mi va più a genio, dunque, prima che io proceda, lasciatemi chiarire una cosa: i partiti vincitori che stanno formando il governo in Italia – la xenofoba Lega e il Movimento Cinque Stelle col loro “fuori dal vecchio status quo” – stanno portando il bigottismo e l’incompetenza ad un livello inusuale. Sono un disperato gruppo di riottosi che si slanciato nel trend mondiale dell’anti liberismo.
Eppure, hanno vinto. Il risultato democratico deve sempre essere rispettato. Ho sempre un profondo rispetto per la saggezza degli elettori, non importa quanto sia  difficile da discernere, anche se non concordo assolutamente con le loro scelte. Ecco perché, quando settimana scorsa sembrava che il Presidente Sergio Mattarella avesse bloccato la formazione del governo per il timore che il ministro dell’economia proposto potesse favorire l’uscita dell’euro, mi sono disperato.
Ho una certa passione per l’Unione Europea, il più banale portatore di pace mai creato. Detesto la semplicistica designazione dell’immigrato o dello straniero come unica fonte dei mali di una nazione, una forma di capro espiatorio che ha una storia terribile in Europa e ora presente in bella mostra nell’America di Trump. Sono assolutamente a favore della serietà negli obiettivi politici, il che non può includere promesse di donazioni per cui non si hanno i fondi. Non vedo nulla nella Lega o nel Movimento Cinque Stelle, nato sostanzialmente sul web, che non mi causa disgusto.
Eppure Matteo Salvini, che sarà ministro degli interni, e Luigi Di Maio, che sarà ministro del Lavoro e dello sviluppo economico (senza mai aver avuto un lavoro) hanno ragione. Hanno in mente qualcosa ed è per questo che hanno vinto, così come Trump ha vinto perché ha colto una rabbia sopita che i liberali hanno eccessivamente ignorato.
Hanno ragione nel dire che trent’anni di globalizzazione dalla caduta del muro di Berlino hanno lasciato sole e abbandonate troppe persone in troppe democrazie occidentali, le hanno private della speranza e della parola e hanno dato l’impressione che l’intero sistema fosse manovrato dalle élite di Bruxelles e dai più ricchi abitanti dei centri città. La crisi del 2008 e la conseguente crisi dell’euro sono arrivate e, in parte, sono passate con una totale impunità per coloro che le hanno causate. Finché le democrazie occidentali non si decideranno ad affrontare i loro errori, la tendenza della rivolta popolare non si abbatterà.
La risposta di Jean-Claude Juncker, il presidente della commissione europea, al nuovo governo italiano è stata più disastrosa di quanto ci si potesse aspettare. Ha tipizzato perfettamente quell’arroganza che ha portato i partiti anti-establishment al potere e ha abbattuto i partiti tradizionali. “Smettetela di incolpare l’Unione Europea” ha dichiarato “Gli Italiani devono occuparsi delle regioni più povere del Paese, il che significa meno corruzione, più lavoro e serietà”.
Oh, per favore: Italiani sfaticati, non seri e corrotti, quanti altri stereotipi possono essere compressi in una sola frase? Juncker si è poi scusato, ma il danno ormai era fatto. Questa caduta di stile è indicativa della presenza di problemi.
L’Unione Europea ha fallito in Italia perché ha promesso aiuti nella gestione dell’immigrazione che si stava sviluppando lungo le rotte mediterranee senza mai concretizzare i suddetti aiuti. Nel 2017, l’Italia ha ricevuto il 60% dei migranti che sono giunti in Europa, da sola. L’Unione ha fallito in Italia perché le sue strette politiche fiscali connesse all’utilizzo della moneta unica – create per fare sì che la noncuranza del budget e inefficienza amministrativa dell’Italia non creassero un pregiudizio per la Germania – hanno provocato un’insostenibile e pericolosa insofferenza verso la cancelliera Angela Merkel.
Ovviamente, è anche l’Italia stessa ad aver fallito. Svariate parti della nazione coincidono con le condizioni dell’area metropolitana di New York sottoposta a decreti recentemente, una lezione di cose accade quando lo spreco diventa endemico e gli investimenti necessari non vengono realizzati.
Ora lasciate che Salvini e Conte, il presidente del consiglio la cui gonfiatura delle credenziali accademiche non fa ben sperare, lavorino su questo casino. È molto meglio vederli fallire all’interno della struttura governativa che sentirli urlare e protestare all’esterno. È meglio che perdano consensi tramite fallimenti piuttosto che li aumentino con proclami di protesta.
La rimozione dal ruolo di ministro dell’economia a quello delle relazioni con l’UE di Paolo Savona, il ministro euroscettico, è stata una mossa intelligente che non solo ha salvato la coalizione ma ha anche rinforzato la democrazia. In democrazia, infatti, se ci sono degli scansafatiche, li si allontana con un successivo voto dopo il loro fallimento, non li si blocca con dei veti per impedire che accedono al potere lecita mente guadagnato con le elezioni.
Lo so, Hitler divenne cancelliere nel 1933 dopo una elezione democratica. La vigilanza è imperativa, specialmente in questi periodi problematici in cui i giudici e la libera stampa sono spesso sotto accusa. Ma la bellezza fondamentale dell’Unione Europea sta proprio nel fatto che le sue istituzioni intrecciate impediscono ad ogni nazione e di dare vita a quello che i tedeschi chiamano Sonderweg – una sorta di avanzamento del nazionalismo, misticismo e razzismo che ha portato la Germania e tutta l’Europa alla rovina.
L’Italia ha un governo disgustoso che però, alla fine, potrebbe portare qualcosa di buono all’Europa.
Preferisco guardare al lungo periodo e brindarci sopra.

Autore Originale del Testo: Roger Cohen

Nome della Fonte: New York Times

URL della Fonte (link): https://www.nytimes.com

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