Primarie. Perché non votare

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di Luigi Altea 28 febbraio 2019

Ci sono uomini politici che, coerentemente con i propri ideali, sanno sempre decidere non secondo la propria convenienza, ma in ragione di ciò che ritengono più giusto, più aderente alla loro scelta di vita, più utile alle persone che intendono rappresentare e difendere.

Fino all’ultimo palco dell’ultima battaglia, fino alla fine.

Ci sono altri uomini che hanno la straordinaria capacità d’intuire che cosa sia per loro più vantaggioso.

E’ come se avessero un sensore incorporato, in grado di segnalare, in ogni circostanza, la scelta che sarà più profittevole alla loro carriera.

Una specie di GPS, un navigatore che s’installa nelle loro coscienze, e li guida lungo le più agevoli strade del tornaconto, e nei sentieri brevi dell’opportunismo

Non mi stupisce che Gentiloni, Franceschini, Zingaretti e tanti altri, renzianissimi, o diversamente renziani quando Renzi era dentro, e i suoi genitori erano fuori, si scoprano improvvisamente non più renziani, ora che Renzi è fuori e i suoi genitori sono dentro.

Mi rattrista, invece, che persone che guardano ancora a quel palco, e a quell’esempio di coerenza e di sacrificio, vaghino come degli ubriachi, a zigzag, da un bar all’altro, alla ricerca del portone della casa dalla quale sono stati cacciati.

Non mi commuovono le Clarette che, vada come vada, resteranno fedeli al vecchio Capo anche fino a Dongo.

Allo stesso tempo non mi angoscio per le fortune degli aspiranti leader di oggi, che sono stati i gerarchi del Capo fino a ieri.

So che promettono di voler cambiare il metodo, dopo aver cambiato casacca.

E la sostanza?

Sono pentiti d’aver convintamene votato Sì al Referendum, o sarebbero pronti a rifarlo?

E la buona scuola, il Jobs Act, l’art. 18, la legge Fornero, i rapporti col Sindacato, ecc. ecc.?

Non sono rancorose recriminazioni sul passato, ma legittime domande sul futuro…

Resto convinto che perché la Sinistra rinasca, occorra una “accabadora” che metta fine agli spasmi del PD, e soprattutto ai tormenti e alle sofferenze di chi non riesce ad allontanarsi dal suo capezzale.

Una accabadora per rimuovere l’equivoco, grande come un macigno, che negli ultimi vent’anni ha confuso i confini, sovrapposto i colori, opacizzato ideali e comportamenti, e contribuito a screditare la politica italiana.

Domenica sarà cosa buona e giusta stare lontano dalla carta moschicida, dipinta di bianco.