Una linea politica sull’immigrazione. Purché non sia quella di destra

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 4 luglio 2019

Cosa rende così complicato tentare di risolvere e solo affrontare la questione immigrazione? Cosa rende così impotente la politica dinanzi agli sbarchi, che del fenomeno sono il punto di massima esposizione mediatica? Impotente in ogni caso, anche quando si assume la famosa “linea dura sull’immigrazione” (che vuol dire chiudere i porti e ricacciare indietro i barconi, senza minimamente affrontare i motivi del fenomeno)? Io credo sia questo: l’irrompere della vita in tutta la sua irruenza dinanzi alle nostre coscienze. Una vita, per di più, prostrata, povera, quasi inerme. Nuda vita, di chi non ha diritti, non ha poteri, non ha risorse. Che è poi ciò che rende umani gli umani.

È una vita che non è gestibile nei modi proposti classicamente dalla politica, che sfugge alle regole, alle norme, alle forme della politica stessa, così come le conosciamo e le pratichiamo in Occidente. Per questo esigere una linea politica sul tema della nuda vita (e della vita in genere) appare davvero complicato, per certi aspetti una forzatura se non un passo indietro. A meno che, certo, la linea non sia quella “dura” della destra, dei respingimenti (e dunque una rimozione delle motivazioni). Una linea che magari fa ‘vincere’, ma che rende ancor più manifesta la debolezza e la vuotezza di ogni colore politico dinanzi alla nuda vita, che richiede protezione e appare così fragile da poter essere schiacciata, come si fa con le mosche, in un solo attimo.

Di questa vita abbiamo paura. Anche se è nuda, e forse tanto più. Dinanzi a essa alziamo le difese immunitarie, ci ritraiamo, trasformazione l’e-sistenza in una in-sistenza, l’apertura in chiusura, il senso della comunità in una introversione delle coscienze. Ma il problema è ancora più ampio. Perché la vita, la sua corporeità, la sua esaltazione o la sua fine, la biologia che impegna l’etica e la politica, e poi il piano della esistenza concreta che si antepone alla sua astratta definizione, tutto ciò diventa un ostacolo sempre più grande per la politica stessa e persino per la democrazia come noi la conosciamo, per le sue forme, per le sue istituzioni, per la sua uguaglianza giuridica, per l’idea che l’uomo sia soprattutto volontà, ragione, coscienza.

La politica, quando i temi della biologia prendono peso e conquistano il centro, continua ad affidarsi alle idee, ma stenta a essere efficace. Questi corpi sono un’entità indigeribile – e indigeribili alle linee politiche sono la nuda vita alla quale Salvini chiude i porti in un estremo gesto (quanto sciocco, illusorio, antiepocale, inconsapevole) di immunizzazione. Che fare dunque? Rinunciare, oppure affiancare alla ragione storica le ragioni (anzi gli impulsi) della vita stessa, che chiede un’esistenza diversa, che impone la sua esistenza nelle forme e nei modi che ritiene più confacenti, spesso contraddicendo la stessa ‘essenza’ umana?

Lo ripeto da tempo. La percezione della paura, che l’economia della sicurezza tende a esagerare, non ci aiuta a fare comunità, piuttosto ci ingabbia nel nostro involucro individuale. Siamo talmente terrorizzati dall’altro, che esageriamo nelle forme immunizzanti, nelle difese, nelle tutele, nelle protezioni. L’esito è una malattia autoimmune, che già sembra prendere forma in Occidente. Dovremmo fare l’opposto, invece, restituendo la percezione alla realtà nella misura più ampia possibile. Questa è la linea, e poco conta se all’inizio non ci varrà una ‘vittoria’, perché la vittoria vera sarà quella di aver calibrato l’iniziativa politica alle effettive necessità dell’epoca. Solo un’attenuazione del peso immunitario, potrà riaprire la nostra visione all’altro, farcelo ripensare come altro e come simile nello stesso tempo.

Questa è l’unica alternativa possibile alla “linea dura” contro l’immigrazione. Il resto è porsi sullo stesso piano della destra, almeno culturalmente, almeno sul tema della paura percepita. Una linea ‘impolitica’ forse, all’apparenza, ma politicissima nella prospettiva, che è poi quello che conta. L’amministrazione (il vuoto politico, la tecnica) guarda al presente come unica soluzione, ma la politica guarda sempre al futuro, perché non può far altro se non vuol essere solo conservazione dell’esistente, imitazione dell’avversario, equivoco. Dopo di che è legittimo anche fare come fa la destra (chiusura dei porti, mura alte, linea securitaria, accordo con i poteri libici), magari proponendo toni più soft di Salvini e un tocco di umanità, ma se ne sia almeno consapevoli.