Cambiare si può

Pubblicato il 14 giugno 2017 | di Alfredo Morganti

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Unità a Sinistra. Una cosa banale, ma non ovvia per molti

di Alfredo Morganti – 14 giugno 2017

Vorrei dire una cosa banale, non ovvia ma banale. A sinistra del PD, diciamo, c’è una nutrita presenza di raggruppamenti politici, associazioni culturali, donne e uomini di sinistra, ex votanti, astenuti, ecc. All’interno del PD la situazione non è rose e fiori, anzi. Le primarie hanno fatto più danni, in termini di unità interna, di quanto non fosse già prima. C’è una minoranza di piccole dimensioni, almeno ‘tecnicamente’ non renziana. C’è un gruppo di iscritti e ‘volontari’ che non credo siano ascrivibili in toto a Renzi. C’è una base elettorale che, secondo i sondaggi, sfiora il 30%, e che io credo in certa parte vota con il naso turato, o solo per disciplina personale, o perché crede che quello sia ancora il ‘grande partito’, oppure lo fa in funzione antigrillo, antidestra, anti qualcosa. Questo è. L’esigenza, a me pare, sia quella di dare vita a un intenso lavoro di mediazione e cucitura, non tanto e non solo per fare un bel listone elettorale (che pure è essenziale, perché fuori dal Parlamento, in una democrazia parlamentare, si rischia di morire), ma per dare una prospettiva di più lunga lena a un popolo che non ne ha.

Certo, le teste sono tante in questo campo non renziano, ognuna dice la propria, l’assenza di un ‘recinto’ (in senso buono) o di una direzione lascia un po’ tutto allo stato brado delle opinioni personali. La domanda è, dunque: serve o no un’azione di seria ‘ricomposizione’? Serve un raggruppamento che faccia da punto di riferimento, che svolga questa funzione di mediazione? E magari una figura che questa mediazione la sappia incarnare, abbia doti specifiche, sia una figura popolare, di cui tutti si abbia fiducia e stima? Per svolgere questo compito non serve che questo raggruppamento abbia un carattere sostanzialmente identitario, quasi di autosufficienza, che punti più che altro a crescere di per sé. No. Serve un raggruppamento votato alla mediazione, alla ricomposizione, all’apertura, che occupi il centro di questo variegato mondo non renziano. E ponga le basi per una fase costituente, o più semplicemente per una ricomposizione delle forze in campo non solo elettoralistica. Io credo che questo sia vitale. Voi no?

Se vogliamo dirla tutta, io credo che questo compito spetti ad Articolo 1. Che il ruolo di mediatore-federatore debba essere di Articolo 1. Che non vuol dire ‘rifondare’ il ‘centrosinistra’ (etichetta con poco appeal e un po’ fuori sincrono rispetto a una legge di tipo proporzionale), ma significa creare una sinistra democratica e plurale (e magari di governo) all’altezza della crisi e dei tempi. Un fronte che si ampli alle forze oggi alla ricerca di una prospettiva, che non operi una mera chiusura identitaria, non si arrocchi, ma lavori sulle culture politiche e i programmi per proporre un’alternativa serissima, non propagandistica, al renzismo, per liberare forze, per richiamare alle urne gli astensionisti, per ridare vigore all’iniziativa politica. Poi, lo sappiamo che non è facile. Per nostra stessa colpa, per come siamo fatti, e perché senza un partito non c’è cultura dell’unità, e senza cultura dell’unità non c’è partito. Ma la politica i circoli viziosi li spezza, non li subisce. E trasforma la diversità in risorsa, non in zavorra. E non ritiene che l’identità, soprattutto se intesa come mero atto di ‘resistenza’, da sola sia sufficiente. E che invece la ‘mediazione’, anche la più intricata, sia essenziale e prima o poi dia i suoi frutti. I temi su cui si è in disaccordo sono tanti: d’altronde, come diceva Gramsci, siamo tutti intellettuali. E discutiamo una cifra, altro che. Ma se partissimo dall’idea di unità (chi vuole l’unità parte dall’unità, non si scappa) forse indicheremo una nuova speranza a tanti che oggi non ne nutrono affatto.

Autore Originale del Testo: Alfredo Morganti

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  • parloamestessa

    Ma come si fa a ricomporre la sinistra partendo da coloro che hanno votato tutte le peggiori schifezze di Renzi, che sono usciti dal Pd all’ultimo minuto sperando di portarsi via un po’ di elettori per rendersi importanti agli occhi di Renzi e che ora tentano di nascondersi dietro la foglia di fico Pisapia per farsi riprendere da Renzi. Ma per favore


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