Vaccini e princìpi

1
53

di Fabio Belli, 20 luglio 2018

Quando i mezzi di informazione dedicano i propri contenuti al tema delle vaccinazioni, sarebbe opportuno non improntassero le solite puerili diatribe NoVax-SiVax, il cui obiettivo è quello di generare una conoscenza superficiale senza i presupposti per una corretta analisi critica.

Spesso non ci accorgiamo che il pensiero conformista cerca subdolamente di permeare un messaggio a senso unico mediante la costruzione di strutture comunicative buoniste e retoriche, facendo leva su aspetti preponderantemente emotivi.

La proposta di legge recentemente annunciata dal neo Ministro della Salute, prevederebbe una revisione del decreto emanato nel 2017 nel quale il precedente Governo fissava come elemento cardine l’implementazione del numero di vaccini obbligatori.

Al di la degli aspetti scientifici e politici, una legislazione su questo delicatissimo tema necessiterebbe alla base di solidi punti di riferimento.

In primis il rispetto e l’attuazione dell’art. 32 della nostra Costituzione secondo il quale (comma 2°) “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. E’ vero che il decreto stesso rappresenta la disposizione di legge, ma interpretando gli intenti dei nostri padri costituenti possiamo evincere che tali misure debbano intervenire in caso di urgenza, nella fattispecie per una minaccia epidemica su scala nazionale, di fatto mai verificatasi.

Ma per una proposta legislativa e un indirizzo programmatico a livello nazionale, dovrebbero esistere dei principi cardine secondo i quali agire nei confronti della popolazione in modo da fornire gli strumenti per favorire il benessere collettivo.

In sintesi le regole del nostro stato di diritto dovrebbero garantire in questo ambito: CONOSCENZA di dati scientifici chiari e alla portata di tutti attraverso notizie provenienti da un pluralismo di fonti qualificate e non solo quelle finanziate da chi lucra sulla vendita dei vaccini stessi; CONSAPEVOLEZZA dei cittadini sul tema delle vaccinazioni, fornendo un’informazione scevra da propaganda senza far leva sulla paura e sui luoghi comuni, ma su un’efficace e capillare farmacovigilanza; LIBERTA’ DI SCELTA del cittadino sulla base del presupposto che la somministrazione del vaccino può comportare dei rischi come qualsiasi atto sanitario.

Purtroppo le regole applicate fino ad ora in Italia sono state: MANIPOLAZIONE, attraverso un’opera di omissione o pubblicazione parziale di dati inerenti reazioni avverse ai vaccini, complice un sistema di farmacovigilanza funzionante a macchia di leopardo; PERSUASIONE, mediante l’utilizzo di un’informazione che ha tenuto conto principalmente di notizie sensazionalistiche;  OBBLIGO, propugnato come atto dovuto per uniformare una discrepanza di normative vigenti e non per una reale emergenza epidemiologica.

Tornando al panorama politico attuale, chi oggi gode di un peso specifico maggiore all’interno dell’esecutivo non può adagiarsi sugli allori vista la realtà comprovata di un corpo elettorale disorientato e volubile. Pertanto la sensazione è che l’indirizzo del Ministro della Salute sul tema in questione non tenga conto di principi chiari che determinino un’identità precisa circa una linea univoca da seguire, ma che l’atteggiamento sia improntato più alla salvaguardia dei consensi politici del proprio movimento di riferimento. Nelle ultime dichiarazioni si parla infatti di un obbligo graduato che da una parte può sembrare un ottimo compromesso, ma dall’altra può far pensare ad un’assenza di coraggio a livello politico nell’affrontare tematiche delicate per l’opinione pubblica. Un atteggiamento che andava molto di moda nella prima repubblica e che non è fuori luogo chiamarlo con un termine dal significato inequivocabile: cerchiobottismo!