Zingaretti: serve Nuovo Pd, “cambiare tutto”. Fine.

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Autore originale del testo: Andrea Pertici

“Serve un nuovo Pd, deve cambiare tutto”  È il grido di battaglia che Nicola Zingaretti lancia dal palco dell’Assemblea del Pd, dove è stato proclamato ufficialmente segretario dopo la vittoria alle primarie del 3 marzo. Paolo Gentiloni è stato invece eletto presidente del partito. Zingaretti ha poi nominato vicepresidenti Anna Ascani e Deborah Serracchiani., mentre Luigi Zanda viene eletto tesoriere

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di ANDREA PERTICI – 18 marzo 2019

“L’Italia non funziona. Anche per colpa dei #No al #referendum. E’ ovvio che dobbiamo riaprire un capitolo che va riaperto”.

Ha così (finalmente) parlato il neo-segretario del #Pd #Zingaretti. Che ancora una volta, come già #Renzi e #Martina, sceglie la strada della rivendicazione di ciò che è già stato sonoramente bocciato dagli elettori.

E’ veramente incredibile: mentre continua una grande spinta popolare ad andare avanti, il #Pd è ancora aggrappato alle sue “#riforme” con cui ha perso clamorosamente un #referendum e le successive #elezioni. Perdendo 2,5 milioni dal già cattivo risultato del 2013.

#nelmerito quella #riformacostituzionale era imbarazzante e anche Zingaretti dimostra di non averla probabilmente neppure letta, visto che neanche una delle cose che ha poi sostenuto che mancano all’Italia, sarebbe stata ottenuta a seguito del # al referendum. Ma la nostalgia è ormai la cifra di un partito capace di guardare solo indietro. Mentre gli elettori guardano avanti (tanto più se dietro c’è quella galleria degli orrori delle riforme della XVII legislatura). E, infatti, i voti non tornano mai indietro, ma vanno sempre #avanti (che tra l’altro in un tempo molto lontano era uno slogan di quel partito, mi pare). Qualcuno che sta avanti li intercetterà, mentre i dirigenti del Pd continueranno a decantare la bellezza delle riforme di Renzi, stando seduti mangiando popcorn, mentre da un grammofono a tromba esce una soave musica malinconica che ricorda i tempi andati.

Davvero un bell’inizio. Proprio uguale alla fine che c’era già stata.