A proposito dell’equiparazione di nazismo e comunismo

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Il Parlamento europeo nella seduta del 19 settembre ha approvato una risoluzione nella quale si commemorano le vittime dei regimi totalitari, in particolare del nazismo e del comunismo, e chiede ai governi europei di istituire in tutti gli stati la “giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari” nel giorno del 23 agosto. Tale data è quella dell’accordo Molotov-Ribbentrop del 1939, cioè l’accordo di non aggressione tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica comunista e con la quale, secondo alcuni, i due regimi si accordarono per spartirsi l’Europa. Nel giro di un paio di mesi la Polonia fu invasa prima da Hitler e poi da Stalin. La risoluzione approvata fa discendere da quell’accordo lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Che venga stabilita a livello europeo una giornata di commemorazione delle vittime dei regimi sanguinari, e che i due regimi di cui si tratta si siano comportati su molti aspetti allo stesso modo, mi sembra normale e opportuno, ma equiparare, come viene fatto, il nazismo e il comunismo nelle responsabilità per lo scoppio della guerra e per la carneficina che ne è conseguita, mi sembra un errore prima di tutto storico, perché allora non si spiegherebbe perché Stalin non si sia alleato con Hitler fino in fondo nel corso della stessa guerra. Se volevano spartirsi l’Europa perché non combattere insieme dalla stessa parte?
Nei decenni successivi alla fine della guerra, l’atteggiamento dell’opinione pubblica europea nei confronti della Russia e del suo regime, è stato tutto sommato più indulgente, proprio perché l’Urss nella guerra si era schierata dalla parte giusta, e senza il suo apporto chissà come sarebbe finita. Dei 40 milioni di vittime complessive della seconda guerra nel solo teatro europeo (nel Pacifico altri 15 milioni), oltre 21 milioni sono sovietiche. Solo la battaglia e l’assedio di Leningrado hanno provocato ai russi più di 1 milione di morti e oltre 2,5 milioni di feriti. Di queste morti sono responsabili i nazifascisti. Le truppe che hanno liberato Auschwitz erano russe (non americane come ha fatto Benigni nel suo film, forse per vincere l’Oscar).
L’aver posto l’accordo Molotov-Ribbentrop al centro di tutta la questione delle vittime dei regimi totalitari e della carneficina della guerra, fa venire il fondato sospetto che l’iniziativa sia venuta dalla Polonia; ma non si può giudicare una questione mondiale, come fu la seconda guerra, con delle rivendicazioni nazionali, come pure non si può istituire una giornata sovranazionale per la memoria, che ripeto essere giusta in questo caso, sulla base di esperienze nazionali, perché allora ogni stato interessato potrebbe chiedere all’Onu di istituire una giornata mondiale per commemorare le proprie vittime, per esempio, del colonialismo. Se lo si dovesse fare, si deve parlare di colonialismo in generale e non far riferimento ad alcun caso specifico.
Come detto, far discendere la seconda guerra da quell’accordo è un’interpretazione molto parziale della storia. Hitler voleva conquistare e sottomettere il mondo intero in nome di una superiorità razziale, non risulta che la stessa ambizione avesse Stalin. Come pure (e premetto che non sono “comunista”) è doveroso rilevare che le due ideologie sono molto diverse dal punto di vista ideologico (scusate ilbisticcio). Il nazismo contiene nella sua stessa ideologia le idee che poi ha attuato, il comunismo invece no e quello che si deve condannare è la realizzazione storica di esso da parte della potenza sovietica. Si potrà dire che il comunismo è un’utopia, e questo ci sta, ma non sipuò negare cittadinanza ideale alle utopie. Quindi non si può condannare il Comunismo di per sé ma, ripeto, la sua realizzazione storica che ne ha fatto l’Urss.
Inconclusione, ripeto ancora una volta che una giornata europea (non delle singole nazioni) che ricordi e commemori le vittime dei regimi totalitari che ci sono stati nel nostro continente ci sta, ma sganciata dalle richiamate vicende della seconda guerra e da rivendicazioni e risentimenti nazionali e/o ideologici.