Anatomia della Mucca nel Corridoio

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 19 giugno 2019

Ieri sera, alla presentazione a Roma dell’ottimo libro di Chiara Geloni (Titanic. Come Renzi ha affondato la sinistra, PaperFirst Ed.), Pier Luigi Bersani, solleticato da una domanda di Fabrizio d’Esposito del ‘Fatto’, ha rievocato i tempi del famoso combinato disposto renziano di riforma costituzionale e Italicum. Molti di noi, in quella circostanza, evocarono le streghe e osservarono che, in caso di vittoria della destra alle politiche, quest’ultima avrebbe potuto spadroneggiare nelle istituzioni con effetti nefasti. Si rimproverava a Renzi di giocare a vantaggio dell’avversario, di non comprendere che stava mettendo una pistola carica in mano alle tentazioni autoritarie dei nostri avversari. Bersani, ieri sera, ha fatto tuttavia una osservazione ancor più radicale. Si è chiesto: “ma quelli che intendevano fare quella roba lì, che cosa avevano in mente, la Turchia di Erdogan?”. Il riferimento era al PD, agli autori del combinato disposto. Si chiedeva che intenzioni avessero davvero, se davvero volessero trasformare una Repubblica democratica in una baronia al suono della marcia turca. Non paventava semplicemente la venuta della destra, l’uso che questa avrebbe potuto fare del pastrocchio istituzionale renziano, ma si interrogava sui veri intenti “dei suoi”, sul fatto che la mucca nel corridoio potesse sussumere in sé proprio gli stessi ideatori del combinato disposto. Non a caso, nel corso della discussione, sempre Bersani ha tenuto a specificare che la mucca “non è che scompaia solo perché magari Salvini non c’è più”. Come dire: la destra non è rappresentata soltanto da una figura, scomparsa la quale scomparirebbe tutto. No. Essa pervade il Paese e si presenta in varie forme e con vari autori.

Che vuol dire tutto ciò? Che la Mucca, appunto, non è qualcuno in particolare, ma un clima, un progetto, una deriva che ha investito l’Italia e che cavalca l’onda rabbiosa, la disperazione, lo sconforto sociale di molti ma anche (e soprattutto?) la feroce ambizione di tanti altri soggetti: outsider politici, ambiziosi arrampicatori, cricche e clan, ma anche evasori, arrabbattatori, maneggioni, furbi, egoisti, utilizzatori di bene pubblico a costo zero, nonché ceti che vorrebbero recuperare margini di profitto comprimendo il bene sociale. La Mucca è un’atmosfera, una cultura di destra che spazza in lungo e largo il Paese, e che il Paese stesso stenta a riconoscere proprio perché una fetta di esso ne fa parte, anzi è la Mucca per prima. È una destra che graffia a sinistra, ne divora pezzi, si insedia anche negli avamposti democratici. Il PD che presenta “quella roba lì”, quel combinato disposto, non è dunque la soluzione del problema, semmai una parte del problema stesso: un’ambizione turca, nell’illusione che tempi più stretti (Adesso!), procedure azzerate (la disintermediazione) e un certo autoritarismo (l’uomo solo al comando) potessero significare la soluzione del problema democratico, quando invece ne erano semplicemente la condensazione e l’amplificazione, ossia una ingenua o stupida risposta di destra all’ascesa pervasiva della destra medesima. Come dire: non possiamo lasciare il salvinismo a Salvini. Il risultato? Che la destra è sopravvenuta a strada spianata, che la Mucca adesso ce l’abbiamo in camera, che abbiamo fatto due passi indietro senza nemmeno aver fatto quello avanti. Poi si dice che chiedere la scomposizione del PD, e nuovi processi unitari a sinistra, sia sbagliato.