Anche la Banca d’Italia ha perso la sua sicurezza e il suo smalto?

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Autore originale del testo: Giovanni La Torre
Fonte: i gessetti di Sylos

di Giovanni La Torre

Uno dei baluardi dell’assetto istituzionale italiano è sempre stata la Banca d’Italia. In essa i cittadini italiani hanno in ogni momento visto un punto fermo incrollabile. In un passaggio buio per la Repubblica ha anche fornito al paese un autentico uomo di stato che risponde al nome di Carlo Azeglio Ciampi, ma dopo di lui è stato un susseguirsi di personaggi e di gesti che ne hanno intaccato il prestigio e l’autorevolezza.
Dopo Ciampi è stata la volta di Antonio Fazio (1993 – 2005), ultimo governatore a essere nominato a vita (dopo, il mandato ha avuto durata di sei anni rinnovabile una sola volta), ma che nel 2005 fu costretto a dimettersi per il suo operato poco trasparente e poco istituzionale nelle vicende della Banca Popolare di Lodi.
Dopo fu la volta di Mario Draghi (2005 –2011), primo governatore non proveniente dall’interno dell’istituto. Egli nel 2008 non si “accorse” (meschino!) che il Monte dei Paschi di Siena stava comprando l’Antoveneta ad un prezzo spropositato (9 miliardi di euro al posto di 5/6 che ne valeva: dove è finita la differenza???) e, come è noto, da lì sono cominciati i problemi che hanno portato al dissesto la banca più antica del mondo. Ma il super Mario nazionale, quello per cui noi i italiani ci gonfiamo il petto quando lo nominiamo all’estero, si è macchiato di un altro fatto molto grave.
Nell’aprile 2010 ha partecipato a una cena che doveva restare “segreta” a casa del giornalista Bruno Vespa, insieme al capo del governo dell’epoca del proprio paese (Berlusconi), con il quale avrebbe dovuto avere solo incontri ufficiali alla luce del sole al fine di salvaguardare l’autonomia dell’istituzione, al politico Casini e al card. Bertone. Quest’ultimo era allora Segretario di Stato Vaticano, cioè ministro di uno stato che aveva al proprio interno una “banca canaglia” (Ior), e dal quale quindi il governatore della Banca d’Italia avrebbe dovuto mantenere debite distanze. Tra l’altro i giornali riferirono che lo scopo della cena “segreta” era di rassicurare Berlusconi che né Casini, né Draghi stesso stavano tramando per farlo cadere e prendergli il posto. Come comportamento istituzionale quello di Draghi non pare, nella circostanza, assolutamente adeguato. Chi o cosa aveva indotto Draghi a partecipare a quella cena, cui non doveva assolutamente andare per prassi istituzionale? Quale sodalizio legava tra loro quei personaggi, al punto che a un fischio di Vespa tutti si recano al suo desco?
Dopo fu la volta di Ignazio Visco (2011 – oggi, dopo il rinnovo del 2017), il quale detiene anch’egli un primato non molto positivo: è stato il primo governatore che ha partecipato a una campagna elettorale, tranciando di netto la tradizione che voleva l’Istituto neutro nelle competizioni elettorali. In occasione del referendum del 2016 paventò disastri sui mercati finanziari in caso di vittoria del “no”, disastri che ovviamente non ci sono stati.
Di questo scadimento complessivo dell’Istituto se ne trova traccia nell’intervista che lo stesso I. Visco a rilasciato al Corriere della Sera di oggi. Non sono le risposte di per sé a indurci a una seria riflessione, bensì il tono delle stesse. Laddove una volta le risposte sarebbero state nette e decise, oggi appaiono dubitative e titubanti. Alcuni esempi.
Alla domanda se la vigilanza abbia svolto bene la vigilanza sulla Popolare di Bari, Visco risponde in conclusione: “La vigilanza sulle banche ha svolto il suo compito, con il massimo impegno e IO REPUTO positivamente”, una volta non si sarebbe detto “io reputo” (che consente di pensarla diversamente) ma “è così” punto e basta. Alla domanda se sia stata Bankit a spingere la Pop. di Ba. a rilevare Tercas, dopo aver detto che è stata una scelta autonoma della banca ha però concluso: “valuteremo se ci siano stati errori anche da parte nostra”. A una domanda sulle voci di un coinvolgimento di funzionari di Bankit in episodi di corruzione, legati sempre alle vicende di Bari, Visco ha risposto: “Voglio sottolineare che noi abbiamo collaborato, stiamo collaborando e continueremo a collaborare con la Procura. Di questa indagine io sono all’oscuro, come lo è l’intera struttura della vigilanza e della consulenza legale della Banca d’Italia. Non intendo quindi commentare voci e illazioni”. In altri tempi si sarebbe detto, più o meno: “come vi permettete di sospettare funzionari della Banca d’Italia?”. Da parte nostra ci auguriamo vivamente che le voci che circolano siano infondate. Infine, l’intervista si conclude con l’invito a “dialogare con un’opinione pubblica incerta e che nella sua incertezza coinvolge tutta l’economia, compresa la Banca d’Italia”. Tradotto: anche la Banca d’Italia è vulnerabile … E la cosa, aggiungiamo noi, non è di buon auspicio.