Anderlini: “Elezioni emiliane: Non è lo scontro fra barbarie e civiltà, ma qualcosa di più preoccupante”

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Autore originale del testo: Fausto Anderlini

di Fausto Anderlini

Pensiero della notte sulle elezioni emiliane

Osservo basito tutte queste trasmissioni ossessivamente centrate sull’Emilia. Su tutti i canali corre un unico desiderio: vedere cadere nella polvere una storia di governo e il mito che l’accompagna. Fingono oggettività ma si intuisce che vogliono soprattutto godere del naufragio come spettatori, dando soddisfazione all’invidia che emana dalla loro mediocrità. Non solo la destra becera e schifosa, come è in fondo naturale che sia, ma anche sedicenti spiriti critici e illuminati, speranzosi di vedere confermate le loro inascoltate profezie di malaugurio. Un coro di becchini e avvoltoi, insomma.

Più ci penso e più mi convinco che lo scontro in atto non è, se non molto indirettamente, tra istanze sociali, bisogni e interessi materialisticamente determinati. Bensì fra istanze psichiche e culturali contrapposte. Da una lato una impulsività meramente distruttiva, che si presenta come desiderio di ‘cambiamento’ senza alcuna precisa denominazione programmatica. Un nichilismo a tinte grottesche, come bene si evince dalle comparsate gastronomiche del balordo. Dall’altro lato il bisogno di rimotivare razionalmente un’esperienza storica e una biografia collettiva. Non è uno scontro fra barbarie e civiltà. E’ qualcosa di meno ma più preoccupante. Uno scontro fra la balordaggine confusionaria sintetizzata sotto il cd populismo e un’idea dello spazio sociale inteso come responsabilità e argomentazione, identità e progetto.

E’ quello che le sardine hanno compreso con lucida semplicità. Se è vero che le condizioni di fatto hanno il loro peso, tutto si gioca nella sfera psicologico culturale. Il delirio la follia la morbosità, come già a suo tempo aveva visto Gramsci, sono evenienze tipiche dei momenti di crisi con caratteri organici.

Comunque siamo ottimisti. Nel rush finale produrremo più energia e vinceremo. Alla faccia degli spettatori e dei mestatori nel torbido. Poi sarà tempo per un lavoro di cura oltremodo oneroso e complesso.