Aspettando Penelope

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di Luca Billi, 23 dicembre 2018

Credo che prima o poi dovremmo interrogarci sulle conseguenze del fatto che la letteratura occidentale è fondata sulla storia di uno che, dopo aver combattuto lontano dalla sua patria per ben dieci anni, ne impiega altri dieci per tornare a casa – un viaggio che avrebbe potuto fare in alcune settimane – e quando torna pretende che tutto torni come prima. Peraltro in questi vent’anni – e specialmente nei dieci impiegati per tornare – ha sistematicamente tradito la propria sposa, esigendo che lei invece gli rimanesse fedele.
Naturalmente nei secoli successivi gli autori si sono sforzati di trovare una qualche giustificazione per Odisseo: voleva scoprire il mondo, conoscere nuovi popoli, era insaziabilmente curioso. Balle. A Odisseo non interessa affatto conoscere nuovi mondi, al massimo vuole poter raccontare di essere andato in moltissimi posti e in ognuno di questi di aver fatto sesso. Odisseo è solo un fanfarone che vuole avere molte storie da raccontare agli amici del bar.
E’ un’altra la storia che dovremmo raccontare: quella di Penelope. La storia che non è mai stata raccontata.
Subito dopo che Odisseo è partito per quella guerra lontana, Penelope si è resa conto che adesso toccava a lei governare Itaca. Laerte era un vecchio sclerotico, un altro che passava il tempo a raccontare di quando era andato in guerra in Colchide insieme a Giasone. Telemaco era appena un bambino. Penelope non voleva fare la fine di sua cugina Elena, sempre in balia del marito di turno. O di sua madre che se ne stava chiusa in casa a tessere e disfare sempre la stessa tela, per realizzare il corredo perfetto per la figlia. Voleva essere lei a decidere della sua vita e aveva anche l’ambizione di cambiare in meglio quella che era diventata la sua isola.
Odisseo non aveva investito un soldo per migliorare la rete idrica di Itaca, mentre Penelope fece scavare pozzi e canali, in modo da rendere l’isola più fertile e meno faticoso il lavoro nei campi. Fece ampliare il porto e favorì chi voleva avviare nuovi commerci. Istituì delle scuole pubbliche e obbligò le famiglie a far studiare i bambini – e le bambine – perché voleva che tutti, proprio tutti, sapessero leggere e scrivere.
Per finanziare tutto questo aumentò le tasse ai cittadini più ricchi. Il governo di Penelope cominciò a dare parecchio fastidio ai notabili di Itaca e anche delle città vicine, che decisero che era giunto il momento di far smettere quella donna testarda e pericolosa. Misero fuori la voce che ormai Odisseo era morto, che non sarebbe più tornato; e comunque, anche se fosse scampato alla guerra, lo conoscevano abbastanza bene da sapere che si sarebbe fermato in ogni postribolo da Troia a Itaca. Dissero che Penelope avrebbe dovuto risposarsi, perché Itaca doveva tornare a essere governata da un re. Penelope resistette: disse che sentiva che Odisseo sarebbe finalmente tornato, che non poteva tradirlo e intanto chiese aiuto ai rappresentanti della camera di commercio affinché la sostenessero. E naturalmente loro non volevano tornasse un re aristocratico, visto che Itaca, grazie a Penelope, stava prosperando come non mai. Anche i contadini e gli artigiani si schierarono con Penelope: fu organizzata una grande manifestazione davanti al palazzo a cui parteciparono moltissime donne. I proci capirono che non era il caso di insistere e si ritirarono prima che Penelope decidesse di aumentare ancora le tasse sui loro beni.
Adesso l’unico problema per Itaca – e per Penelope – era il ritorno di Odisseo. I messaggeri che avevano annunciato che Troia era caduta, raccontarono che Odisseo era stato visto in Sicilia, e poi lungo le coste del Tirreno, che si era invaghito di una tal Calipso e che ne stava in un’isoletta tra l’Italia e l’Africa.
La regina sapeva che prima o poi anche Calipso lo avrebbe gettato via di casa – come aveva fatto Circe – e che alla fine il marito avrebbe voluto tornare. Non lo poteva permettere: aveva lavorato troppo per le giovani donne di Itaca e non voleva che Odisseo rovinasse tutto. E poi Penelope non voleva lasciare la sua amata Calliope, ed essere costretta a giacere con Odisseo in quello scomodissimo letto intagliato nel tronco di un vecchio ulivo, che ormai era diventato un pollaio. Mandò in segreto un messaggio a Calipso: che se lo tenesse, la camera di commercio di Itaca era disposta a pagarla ogni anno per quell’impegno. Ma – come Penelope aveva previsto – la donna rifiutò.
Allora Penelope inventò una storia a cui sapeva che il marito non avrebbe resistito. Alcuni finti mercanti giunti a Ogigia gli raccontarono che oltre le colonne d’Eracle c’era un’isola dove le donne erano bellissime, e la loro regina era la donna più bella del mondo. Odisseo – come Penelope aveva immaginato – non resistette e seguì la sua semenza.
Non sappiamo cosa sia poi successo a Odisseo, probabilmente fece naufragio. Sappiamo invece che Penelope fondò a Itaca anche una biblioteca e che alla fine abolì la monarchia, perché voleva che le donne e gli uomini studiassero e amministrassero la loro città. Morì felice. Le rimase un unico cruccio: aveva saputo che stava girando per la Grecia un vecchio cieco che inventava delle storie su suo marito.