Auguri a Massimo Cacciari per i suoi 70 anni!

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di Alfredo Morganti da facebook

Massimo Cacciari oggi compie settanta anni. Se li porta bene e dunque buon per lui. Gli faccio gli auguri dalla mia pagina facebook, perché considero Cacciari uno dei miei maestri (accanto a Calvino, Montale, Magris, Del Giudice e pochi altri). Uno di cui posseggo e leggo libri da decenni, con intatta ammirazione e con un gusto, mio personale, che sopravvive nel tempo. Ricordo ancora il colpo che ricevetti, me giovanissimo, alla lettura della parola-chiave ‘Autonomia’ su La Città Futura, il periodico della FGCI. Vi scorsi subito una sintassi travolgente e un lessico fuori dalle regole, che strideva positivamente con le mie abituali letture dei classici. Ecco, in quei tempi, Cacciari era davvero il nuovo.

Con quei testi impervi e stracolmi di rimandi impossibili (coi quali bisognava intrattenere una vera e propria ‘lotta’) mi sono sempre confrontato duramente, senza mai darmi per vinto. Così, ritengo ‘Krisis’ uno dei libri più belli che abbia mai letto. Devo a Cacciari la mia passione per Heidegger. Nonché la suggestione per la mitteleuropa. Mi avvince la ricerca concettuale, stilistica, lessicale persino, di cui sono personalmente debitore allo stesso Cacciari. Non amo moltissimo il suo carattere pubblico ma, mi spiegava Maria Luisa Semi, nella vita privata è un uomo che ascolta, è affabile, generoso. Altri me lo avevano già anticipato.

Offro pure una mia piccola testimonianza personale. Anni or sono scrissi un saggio di estetica sull’Ara Pacis (che, se volete, trovate pubblicato nelle pagine di Filosofia.it) che gli trasmisi per un suo giudizio personale. A stretto giro, senza che mi conoscesse affatto, mi ha inviato un suo breve messaggio dove riconosceva il valore della ricerca che avevo intrapreso, ma contestava bonariamente il mio impegno concettuale per un oggetto architettonico, l’Ara Pacis appunto, che, a suo parere, non lo meritava affatto!

Ecco, direi che in Cacciari convivono positivamente ascolto, attenzione, ricerca e, poi, il gusto ineliminabile per il giudizio schietto, spesso per la provocazione, che lo rendono, ancora a 70 anni, un personaggio davvero originale, quasi inedito, nel panorama politico e del pensiero italiano e non solo. Per quanto mi riguarda lui e Severino sono i due massimi filosofi italiani contemporanei. È un mio giudizio, forse di parte, ma lo ritengo molto, molto vicino al vero.