Basta un campo di colza

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Basta un campo di colza

in questa pianura che nessuno ama

per scrostare la malinconia.

Giallo come un pomeriggio

grasso, rovesciato da un calice

colmo di follia e dimenticanza,

su una camicia buona per Pasqua.

Rasserenato come un cielo spazzato dal vento,

ubriaco di stelle, le campane, in questo deserto,

accarezzano la mia immaginazione

come mani nodose di nonna.

Ricordi di luoghi fumosi,

scalpiccìo di tacchi in danze di streghe,

mentre io vecchio e bambino

contemplo muto la preghiera dei girasoli nel buio,

campanili antichi e dorati,

nei miei vagabondaggi

fra se e ma, fra campi mai veduti.

E tu, con quegli occhi

pieni di disgrazia e atavici rancori,

mi dimentichi, fiore mai colto.